We Can Do It!

Diritti

29 Marzo Mar 2019 1240 29 marzo 2019

Una lista femminista ed ecologista alle elezioni europee

Tra le promotrici del progetto, che mette al centro le donne e la salute del pianeta, c’è la segretaria di Possibile Beatrice Brignone. Dal ddl Pillon al Congresso delle famiglie: l'intervista. 

  • ...
Lista Femminista Elezioni Europee Beatrice Brignone

Una lista femminista, ambientalista e antifascista, promossa da un gruppo di donne firmatarie di un manifesto che ha come titolo ‘Cambiamo il sistema, non il clima’, potrebbe presentarsi alle elezioni europee. Il condizionale è d’obbligo. La lista non infatti ancora un nome e nemmeno un simbolo: «Dai Verdi Europei e dalla sinistra ci sono stati segnali di apertura. Qualcosa di buono sta venendo fuori», spiega a LetteraDonna la segretaria di Possibile Beatrice Brignone, in viaggio verso il Veneto, per partecipare agli eventi di Verona Transfemminista. Il tempo, come detto, stringe: il termine ultimo per presentare questo progetto politico che punta sul «protagonismo femminile e declinato con i temi dell’ecologismo, entrambi capaci di riempire le piazze negli ultimi tempi» è il 16 aprile. Se tutto non dovesse andare come auspicato, ad ogni modo, vietato mollare. Perché la difesa della donna e dell’ambiente è una sfida globale, da vincere assolutamente: «Il nostro è un obiettivo a lungo termine, non si ferma qui. Continua alle amministrative e alle regionali: vogliamo aprire una strada».

DOMANDA. Chi sono le firmatarie di questo manifesto femminista e ambientalista?
RISPOSTA.
Tutto è partito da me, Rossella Muroni, Anna Falcone e Annalisa Corrado. Poi se ne sono aggiunte altre, ultimamente anche Carolina Morace. Siamo donne provenienti da
ambienti diversi, dalla politica così come dalla società civile, accomunate da un proprio protagonismo nei vari campi e convinte che la politica debba occuparsi seriamente di emergenza ambientale e uguaglianza sociale.

Però non potrete candidare esclusivamente donne.
Esatto, per legge gli uomini devono essere almeno il 40% del totale. Ma non c’è problema: abbiamo trovato dei femministi, che hanno la nostra stessa visione. Gli uomini sono i benvenuti, se vogliono combattere con noi questa battaglia.

Il manifesto insiste sulla lotta alla violenza di genere. L’Italia ha un problema da questo punto di vista?
Ce l’ha, ed enorme. Lo dicono i dati dell’Istat: l’unica emergenza-sicurezza del nostro Paese è la violenza sulla donne. Il problema è culturale, e la nostra è una società talmente maschilista e patriarcale che spesso non ce ne rendiamo conto. Pensi che, quando ho iniziato a parlare di questa lista, mi è stato detto che stavo proponendo un progetto discriminatorio nei confronti degli uomini!

Ovviamente non è così, chiariamo.
Certo che no. Il femminismo non è il contrario d maschilismo: è sinonimo di uguaglianza. Più che mai necessaria quando la disuguaglianza è ovunque: politica, cultura, linguaggio, lavoro, negli stereotipi presentati nelle scuole. Insomma, la violenza è solo la punta dell’iceberg.

In quanto donna si è mai sentita discriminata durante la sua carriera politica?
Devo dire che sono stata fortunata perché fin dall’inizio collaboro con Pippo Civati, la persona più femminista che conosco. Da quando sono diventata segretaria di Possibile sono uscita però dalla mia comfort zone e, in effetti, mi sono resa conto di quanto sia difficile farsi rispettare: alcuni politici non ti ascoltano quando parli, ti sembra di essere dentro a una bolla. A volte ti cadono proprio le braccia, ma d’altra parte il nostro è un ambiente maschile.

Secondo lei quando vedremo una donna guida del governo?
In questo momento siamo distanti da questa eventualità, dato che stiamo andando nella direzione opposta: basta guardare il numero delle donne elette in parlamento. Tuttavia sembra che qualcosa si stia muovendo. Dopo la rottamazione di Renzi e il Movimento 5 stelle contro la casta, il protagonismo femminile potrebbe essere la prossima battaglia capace di risvegliare le coscienze.

Nel manifesto parlate anche di omofobia e transfobia. C’è un Paese europeo che dovremmo prendere come modello per il rispetto dei diritti Lgbt?
Quelli dove esiste già il matrimonio egualitario. Per loro è già il passato, da noi invece sarebbe un grande passo avanti. In Italia in questi giorni mancano i farmaci per persone in transizione: se ne parla come un capriccio quando invece sono fondamentali.

A proposito di cose che succedono in questi giorni, lei sta andando a Verona, dove si svolge il Congresso Mondiale della Famiglia.
Si tratta di tre giorni vergognosi. Non è un congresso della famiglia, ma un congresso di persone intolleranti, omofobe, razziste, misogine e ignoranti che portano avanti politiche di violenza, odio e discriminazione con l’avallo dei ministri Salvini, Fontana, così come delle istituzioni che danno il patrocinio, vista la presenza annunciata del sindaco. Sabato 30 aprile, proprio a Verona presento il libro I nostri corpi come anticorpi, che ho scritto insieme a Francesca Druetti: parte dal ddl Pillon e analizza tutto quello che c’è dietro e intorno alla politica contro donne e comunità Lgbt.

La lista come si pone nei confronti del disegno di legge Pillon?
Pensa tutto il peggio possibile. Non andrebbe emendato, ma stracciato dalla prima all’ultima pagina. Con la scusa di tutelare i padri separati, in realtà vuole chiudere le donne dentro casa e giustificare la violenza su di loro. L’aumento delle pene e il Codice Rosso sono inutili se poi gli abusi vengono in realtà depenalizzati. Il ddl Pillon va anche contro i bambini: se hai un padre violento, magari te lo tieni e vieni addirittura affidato a lui, perché la madre finisce per essere ritenuta colpevole di alienazione parentale .

Il Congresso delle Famiglie si svolge per la prima volta in Italia, proprio adesso. La cosa non sembra casuale. Concorda?
Ovviamente. In Italia si è creato tutto il sostrato giusto per ospitare un evento del genere, creato da un’organizzazione partita nel 1997 come Ong e che adesso si vuole radicare per portare avanti politiche di odio nel nome della famiglia tradizionale. Ha contribuito all’approvazione della legge omofoba di Putin in Russia, ora qui si sta facendo strada da noi. D’altra parte c’è un filo nero che lega vari Paesi d’Europa.

A Verona ci sono, il libro c’è. Si comincia. #noWFC #toccanoi #veronatransfemminista

Geplaatst door Beatrice Brignone op Donderdag 28 maart 2019

La vostra lista si dichiara apertamente antifascista. Siamo nel 2019. C’è qualcosa che non va.
Anche se ci ridono dietro, da tempo diciamo di tenere alta la guardia. Purtroppo il fascismo non arriva con il braccio teso e la camicia nera, ma può farlo con la paura dello straniero e con la chiusura mentale. Di segnali in questo senso aveva già parlato Umberto Eco nel 1995, trovandone 14. Insomma, dichiararsi antifascisti oggi è più che mai necessario, non è retorica.

‘Cambiamo il sistema, non il clima’ è il titolo del manifesto che presenta la lista. Cosa possiamo fare per l’ambiente?
Innanzitutto abbassare le emissioni. Ma non c’è proprio la volontà politica di farlo. In generale servono un’economia più circolare, meno consumi usa e getta, una vera connessione tra politica ambientale e politica economica. I dati sulla diffusione di linfomi e malattie oncologiche sono preoccupanti: dobbiamo lottare per la salute di cibo, aria e acqua. In questo momento i giovani lo stanno facendo con più efficacia degli adulti.

A proposito, che cosa ne pensa delle critiche a Greta Thunberg?
Che sono patetiche, delle vere scemenze. Evidentemente dà fastidio che una ragazzina, dunque una giovane donna, con la sindrome di Asperger e con un cartello in mano sia riuscita da sola a riempire le piazz con i Fridays for Future e e a parlare con i grandi della terra. Il suo grande merito è di dire cose chiare e comprensibili. Le ha capite anche mia figlia.

Ah sì?
Ha otto anni e si chiama Greta anche lei. A scuola le hanno parlato dell’enorme isola di plastica che galleggia nell’Oceano Pacifico. La cosa l’ha sconvolta: è tornata a casa dicendo che dovevo dirlo a tutti i miei amici, che dovevamo fare qualcosa. Ora nella sua classe i bambini sono diventati intransigenti, riciclano e non vogliono vedere bottigliette di plastica. Lo fanno naturalmente, senza considerarlo esagerato. Peccato che intere generazione di adulti non si siano preoccupati per l’ambiente come stanno facendo lei e tanti altri ragazzi in giro per il mondo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso