We Can Do It!

Diritti

25 Marzo Mar 2019 1514 25 marzo 2019

Debora Serracchiani: «In piazza contro il Congresso delle famiglie»

Ddl Pillon, Verona, parità di genere e pari opportunità in politica, nel Partito democratico e nella vita di tutti i giorni. A tu per tu con la neo vicepresidente del Pd. 

  • ...
Ddl Pillon Debora Serracchiani Congresso Mondiale Delle Famiglie

Non è un volto nuovo della politica e il suo curriculum non avrebbe bisogno di essere suffragato da ulteriori prove per legittimarsi. Invece in passato, nel corso della sua esperienza come presidente di Regione (il Friuli-Venezia Giulia), Debora Serracchiani ha dovuto fare i conti con «piccole frecciatine personali che sicuramente a un uomo non sarebbero mai arrivate». Fresca di nomina alla vicepresidenza Partito Democratico insieme ad Anna Ascani, punta in questa nuova veste a portare avanti un’idea di politica e di vita che riconosca alle donne potenzialità e soprattutto diritti. E la prima occasione per farlo non è tanto lontana: il Congresso Mondiale delle Famiglie di Verona al quale il centro-sinistra ha deciso di opporsi con decisione.

DOMANDA. Cosa dobbiamo aspettarci quindi dal Pd tra il 29 e il 31 marzo nella città ?
RISPOSTA.
Come stabilito dalla recente Assemblea Nazionale crediamo sia importante scendere in piazza per dimostrare il nostro dissenso a un grave momento di arretratezza culturale che punta ad avvallare teorie pericolosamente infondate e a cercare di promuovere un’immagine di donna assolutamente antistorica, che non tiene minimamente conto della realtà odierna, delle conquiste degli ultimi decenni e dei cambiamenti enormi della società.

Un’idea molto simile a quella che emerge dal Ddl Pillon.
Che è completamente sbagliato e va respinto con fermezza. Mi auguro che l’insistenza con la quale tante donne ma anche uomini se ne stiano interessando porti al suo ritiro visto che mette in discussione sfide culturali già accettate e vinte che se minate farebbero fare al Paese passi indietro sconcertanti. I punti controversi sono tantissimi, primo tra tutti quello che riguarda i figli di coppie separate, trattati come pacchi e i cui diritti risultano subordinati a quelli dei genitori. Inoltre avvalla definizioni non scientificamente provate come bigenitorialità perfetta, e preconcetti molto pericolosi, come l’idea che se un bambino che non voglia vedere il padre o la madre la colpa sia dell’altro e che quindi debba farlo per forza.

Senza contare che nel disegno di legge della donna si parla solo in quanto mamma, visione ampiamente condivisa da buona parte di questo Governo.
È come se non potessimo servire ad altro o se chi non abbia figli non possa dirsi pienamente realizzata. Ovviamente non è così. Diventare madri o meno deve essere una scelta libera da pregiudizi e soprattutto semplice. Per questo il nostro impegno deve essere rivolto a superare il binomio famiglia-carriere mettendo a disposizione di tutti servizi e risorse.

A proposito di carriera, come ha preso l'investitura di vicepresidente del Partito Democratico?
Mi ha fatto molto piacere essere scelta per un impegno così importante che porto avanti con orgoglio e grande senso di responsabilità, e che mi permette di misurarmi con le importanti sfide che ci attendono fin da subito come le elezioni Europee e il rilancio stesso del partito.

«Diventare madri o meno deve essere una scelta libera da pregiudizi e soprattutto semplice».

Alle primarie del Pd lei appoggiava la candidatura di Maurizio Martina, il fatto che Nicola Zingaretti abbia pensato a lei per questo ruolo è la prova della volontà di unificare finalmente tutte le correnti?
Certo, l’obiettivo di arrivare all’inclusione delle varie sensibilità ha attraversato le mozioni di ogni candidato e con questo importante gesto il nuovo Segretario non ha fatto altro che confermarlo.

Si definirebbe ancora renziana oppure quella fase politica è terminata?
Sicuramente stiamo vivendo un periodo storico differente rispetto ad allora, nel quale anch’io mi sento profondamente cambiata. Tuttavia non rinnego nulla, anzi sono estremamente felice di aver vissuto un’epoca caratterizzata da una spinta riformista tale, come non la si vedeva da tempo.

In una recente intervista ha dichiarato che per affidare posti di potere alle donne si richiede loro talento, mentre per gli uomini non è necessario, ma com'è possibile nel 2019 dover ancora fare i conti con verità simili?
Inutile negarlo, quelle che di noi si trovano in posizioni di leadership mettono paura e per questo devono quasi sempre essere brave il doppio rispetto ai colleghi maschi. Dire che una volta al vertice venga richiesto loro di dimostrare un talento che invece per un collega è dato per scontato può sembrare una provocazione ma ha un fondo di verità che dobbiamo tutti impegnarci a superare.

E all’interno del Partito Democratico che importanza hanno? Due alla vicepresidenza e una alla vicesegreteria (Paola De Micheli), ma di fatto nessuna è al vertice e non esisteva una candidatura così forte per la segreteria.
L’ultimo è stato sicuramente un Congresso maschile, non c’è dubbio. Questo però non significa che non ci siano al nostro interno politiche capaci e competenti, molte delle quali lo hanno dimostrato anche supportando con grande intelligenza gli uomini in corsa. Sicuramente sì può fare molto di più ma credo anche che negli anni passati siano stati dati segnali importanti di effettiva e concreta voglia di valorizzarne molte, come raramente si erano visti altrove in precedenza. Penso ad esempio all’assegnazione di Ministeri pesanti come la Difesa, la Salute e la Pubblica Amministrazione.

Però nel 2018 alle elezioni politiche quella brutta storia del sistema delle pluri-candidature ne ha affossate parecchie?
Sì, quello è stato un errore politico del quale ci assumiamo le responsabilità e che abbiamo pagato sia al nostro interno con diverse tensioni, sia esternamente non dando una bella immagine di noi.

«Le donne leader fanno paura e devono quasi sempre essere brave il doppio rispetto agli uomini».

Da lì e non solo è nato anche il manifesto TowandaDem.
Una rivendicazione che oggi si sta verificando, così come altre mozioni portate avanti durante il Congresso, un’occasione per affrontare temi importantissimi con la volontà di risolverli e non soltanto parlarne.

In quanto presidente di Regione, lei è una delle poche ad aver ricoperto davvero un ruolo di potere. Ha dovuto affrontare difficoltà maggiori in quanto donna?
Nonostante sia stata un’esperienza appassionata, bella e ricca di soddisfazioni si è rivelata anche molto dura e mi ha fatto capire davvero per la prima volta quanto nei confronti di una dirigente si attuino atteggiamenti diversi da parte di tutti, in particolare dagli uomini che spesso ricorrono ad attacchi personali decisamente fuori luogo.

Ha anche visto meno riconosciuta la sua autorità?
Quello no, ma credo sia dipeso da me. È anche in questo caso innegabile che soprattutto in una fase iniziale una figura femminile sia soggetta a maggiori pregiudizi difficili da scalfire ma spetta a ognuna affermare l’autorevolezza, che non è concessa a prescindere a nessuna ma deriva dal proprio comportamento.

Cosa pensa di quanto stia accadendo alla grillina Giulia Sarti, vittima a tutti gli effetti di un caso di revenge porn?
Quello che le è stato fatto è disgustoso e non ha nulla a che vedere con la politica. Oltre a esprimerle solidarietà personale e da donna che fa politica mi auguro che vengano presi al più presto tutti i provvedimenti necessari, anche quelli legislativi che in questo momento ancora mancano nel nostro Paese.

Per questo è urgentissima una norma sul tema.
Assolutamente, infatti esistono disegni di legge, sia al Senato che alla Camera, che non possono più aspettare di diventare concreti. Credo si debba dire con fermezza che sia arrivato il momento di occuparsene, magari finalmente in modo trasversale e senza differenze partitiche.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso