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17 Marzo Mar 2019 1026 17 marzo 2019

Giordana Duca: «Gioco nell'Italia, ma non sono professionista»

Il problema che riguarda molte sportive italiane spiegato dall'atleta che è nella squadra italiana in corsa per il secondo posto al torneo Sei Nazioni 2019 di rugby femminile. 

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Giordana Duca Sei Nazioni Rugby 2019 Femminile

A Frascati, sulle colline a Sud di Roma, il rugby non è una cosa da poco. Ventimila abitanti e ben due società sportive dedicate alla palla ovale, il Rugby Frascati Union 1949 e il Frascati Rugby Club. Uno dei più suo più famosi cittadini Gabriele Cherubini, in arte Chef Rubio, prima di essere chef e star televisiva è stato a lungo rugbista professionista, così come il fratello Giulio. E da lì viene anche Giordana Duca, 26 anni, che da due gioca come seconda linea nella Nazionale Italiana femminile. Con la differenza che lei non si può dire professionista e che mentre gioca con la maglia azzurra deve cercarsi un lavoro per mantenersi. «Di recente ho fatto la segretaria, ma mi hanno licenziato per le troppe assenze. Sapevano del mio impegno sportivo, ma avevano bisogno di qualcuno più presente», ci racconta lei. Un intoppo nella vita lavorativa che, fortunatamente, non è andato di pari passo con l'avventura della squadra al Sei Nazioni, torneo internazionale di rugby a 15 femminile, omologo della più antica versione maschile. Le ragazze dell'Italia sono in gara contro Inghilterra, Scozia, Galles, Irlanda e Francia si trovano a contendersi il secondo e terzo posto con l’ex campione del 2018: la nazionale francese. La partita decisiva è in programma alle 14.30 il 17 marzo a Padova. Un risultato ben diverso da quello portato a casa dagli atleti maschi italiani che, impegnati nella stessa competizioni, sono a zero punti (un po' come successo per le nostre nazionali ai Mondiali di calcio). Eppure le rugbiste italiane sono le uniche del Sei Nazioni senza contratto.

Giordana al rugby ci è arrivata per caso. Quando aveva 17 anni il coach di uno dei suoi fratelli, entrambi giocatori, aveva consigliato di portarla a un allenamento. Da allora non ha mollato più la palla ovale, se non per passarla alle sue compagne ovviamente. Cresciuta nel Frascati Rugby Club oggi gioca nell’Unione Rugby Capitolina.

DOMANDA. Cosa ti è piaciuto di più di questo sport?
RISPOSTA.
Prima di tutto il contatto fisico e poi il gioco di gruppo che fa diventare la squadra una seconda famiglia.

Se pensi al tuo primo allenamento, ti saresti aspettata di arrivare in Nazionale?
No sinceramente no. Era un sogno – penso ogni atleta lo desideri - e ovviamente quando è arrivata la convocazione per il Sei Nazioni è stata una bella soddisfazione, anche per tutti i sacrifici che si fanno quando si pratica questo sport.

Come è portare alta la bandiera del tuo Paese?
È emozionante perché si gioca con squadre forti che si allenano come professioniste. Prima delle partite c’è sempre quel momento di timore per quello che ci aspetta in campo, ma quando viene fischiato il calcio di inizio magicamente ci tranquillizziamo e lavoriamo per il nostro obiettivo.

È cambiato il rugby femminile?
Abbiamo più visibilità e oggi ci sono tante bambine che si lanciano in questo sport, ma di strada ce n’è ancora tanta da fare. Soprattutto perché non trovi un datore di lavoro che ti fa fare un mese di assenza.

Nel senso che non siete pagate?
Non abbiamo un contratto, abbiamo un rimborso spese ma non potrei mai mantenermi con quello. Diciamo che per i risultati che stiamo ottenendo, se fossimo professioniste, ci potrebbe essere quel salto di qualità che ci porterebbe a raggiungere obiettivi ancora più importanti.

Quindi i tuoi fratelli Davide e Gianmarco che giocano rispettivamente nel Langon (Francia) e nella Lazio rugby, ma non in nazionale sono pagati e tu che giochi in nazionale no?
Sì diciamo che loro vivono di quello io no.

Questa discriminazione sarebbe causata dal poco pubblico interessato e quindi dal minor investimento degli sponsor.
Il numero degli appassionati sta comunque crescendo: la partita in Inghilterra è stata la prima volta con 10 mila spettatori. Ma da noi manca una vera promozione di questo settore. Sia perché in Italia il rugby è vissuto in maniera diversa sia perché ci sono pregiudizi che colpiscono tutti gli sport al femminile.

A proposito del match allo stadio di Sandy Park nel Regno Unito, quali sono state le impressioni a caldo?
Entusiasmante per gli spalti pieni innanzitutto. Per quanto riguarda il gioco: l’Inghilterra è la seconda squadra al mondo e ha sicuramente una marcia in più. Lo scontro ci ha fatto vedere quali sono i punti dove dobbiamo migliorare. Il primo tempo abbiamo tenuto abbastanza ma sono stati fatti troppi errori in attacco, e abbiamo perso 21 a 0. Nel secondo tempo loro sono entrate con la testa in partita ed è quello che a noi è mancato.

Certo le vostre avversarie sono professioniste.
E vuol dire molto. Allenarsi due tre volte al giorno, tutti i giorni, con lo stesso gruppo significa che dopo poco ti basta un niente per capire la persona che ti sta accanto. L’altro aspetto è una prepaparazione fisica di gran lunga superiore. Sono molto più piazzate di noi. Noi ci alleniamo due volte al giorno durante i raduni che però non durano più di tre o quattro giorni. Ad esempio la Nazionale maschile sta in ritiro almeno due settimane.

Ma che dicono i tuoi fratelli?
Mi incoraggiano perché sanno che è la mia passione, ma ogni tanto si arrabbiamo, mi dicono: «Hai quasi trent’anni ti ritrovi senza lavoro per seguire lo sport che ti piace, ma il gioco vale la candela?». Effettivamente già in italia è difficile trovare un'occupazione. Il rischio di ritrovarsi disoccupata con una vita poco ortodossa ti fa pensare. E sì, me lo chiedo se ne vale la pena, ovviamente per me la risposta è sì.

Sono dubbi che avete tutte?
In Nazionale sì, è un pensiero comune, perché la problematica di permessi, ferie e posto di lavoro colpisce tutte. Però non lo facciamo tanto per fare: vogliamo dimostrare che tutti i sacrifici che facciamo sono perché questo sport è quello che vogliamo fare nella vita.

Cosa vi aspettate dalla partita contro la Francia?
Sappiamo che anche loro sono tanto fisiche, nel 2018 hanno vinto loro quindi l’obbiettivo è di fare il nostro gioco e portare a casa la partita.

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