Femminicidio

Femminicidio

12 Marzo Mar 2019 1336 12 marzo 2019

Quando le mamme scrivono ai figli che non ci sono più

Gaia Simonetti ha pubblicato Lettere senza confini, un libro con sei missive, in cui altrettante madri parlano usando poco il passato e spesso il futuro. La condivisione può aiutare a superare il dolore. 

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Libro Gaia Simonetti Lettere Senza Confini

Si chiamano Barbara, Giovanna, Laura, Paola e, in due casi, Stefania. Sono di Firenze, di comuni vicini al capoluogo toscano, di Mantova e Rieti. Ognuna di queste donne ha perso un figlio: chi prima di vederlo nascere, chi sotto le macerie di Amatrice, chi a causa di un’assurda violenza. Il dolore è profondo, e non finisce mai. Dalla sua condivisione, ma anche dalla speranza e dalla voglia di tornare a vivere è nato un libro: Lettere senza confini (ADV Edizioni). «Ho contattato per prima mamma Paola, che ha perso il suo angelo biondo, la figlia Michela, vittima di femminicidio. Poi il dolore e la voglia di tendere la mano ad altre mamme che hanno vissuto la stessa tragedia ha fatto il resto», spiega a LetteraDonna l’autrice Gaia Simonetti, aggiungendo che il progetto è nato da un’esperienza personale, ovvero la perdita di un bimbo che non ha mai visto nascere. Barbara, in realtà, è lei. Il volume unisce sei lettere che le mamme rivolgono ai figli, usando poco il passato e spesso il futuro, oltrepassando così la dimensione temporale per raccontare lo scorrere della vita, il suo incedere a passi lenti, poi più spediti: «Scriviamo a figli e figlie che non ci sono più. Tra le righe mescoliamo inchiostro e coraggio. Lo facciamo per ricordare ciò che è stato costruito, per altre mamme e altri giovani. Con parte dei proventi verranno finanziate due borse di studio per studenti di Amatrice. Così avrebbe voluto Filippo, figlio 23enne di Stefania, che ha perso la vita nel terremoto».

LA FORZA DI UNA MAMMA

Tutte le mamme sono in contatto e, dopo la morte dei figli, hanno dato vita a progetti di vario genere, in alcuni casi iniziative benefiche. Stefania, ad esempio, per onorare il ricordo del figlio organizza concorsi letterari. Paola, invece, va nelle scuole a parlare di violenza sulle donne.In più, ha istituito una borsa di studio intitolata alla sua Michela, uccisa a coltellate dall’ex marito il 15 maggio 2016: «Più parliamo questo problema, più possibilità abbiamo di debellarlo. L’idea è fare prevenzione attraverso la conoscenza delle situazioni, che nel femminicidio sono sempre le stesse: è essenziale far capire come è successo, affinché non accada più’», spiega Paola, convinta che ogni madre abbia dentro una forza speciale, una sorta di dono naturale: «Non si può spiegare cosa ho provato quando ho perso Michela. Ma subito dopo ho pensato: ‘Queste cose non possono succedere, devo fare qualcosa’». Detto, fatto: a pochi mesi dalla scomparsa della figlia, Paola ha pubblicato un libretto per sensibilizzare contro la violenza sulle donne in collaborazione con l’associazione Artemisia e l’Aeroporto di Firenze (dove lavorava Michela, ndr), dando il via al 'Progetto Michela', un piano di formazione specifica per i dipendenti 'sentinelle', ovvero figure in grado di orientare le dipendenti che ne abbiano necessità verso i centri antiviolenza del territorio. Nel 2018 è stata poi la volta di una corsa benefica. Adesso questo libro, che in copertina presenta una sorta di arcobaleno con fasce di diversi colori, quelli preferiti dai figli scomparsi. Ecco un estratto della lettera di Paola a Michela, intitolata Il rispetto e una panchina rossa.

Cara Michela,
meravigliosa creatura, mi manchi da impazzire. Tutto parla di te, sento il tuo profumo ovunque, la mattina quando entro nella tua stanza mi inebrio della tua essenza e la porto con me per tutto il giorno. La sera prima di dormire guardi le tue fotografie e così posso sognarti. Come avrai capito, sei sempre accanto a me… Vorrei tanti poterti parlare, abbracciare, baciare, passare la mano sopra i tuoi capelli d'oro […] Avrei voluto solo camminare più a lungo con te […] Ho ripensato a quando ti sei ‘allontanata’ da noi. Fino a quando ci sarà un solo uomo convinto che la donna sia una sua proprietà e che possa gestirne la vita, esisteranno sempre odio e violenza. Tutto scorre, apparentemente in modo normale, finché un giorno accade qualcosa all'improvviso… Quello che nessuno si aspetta, pensi non possa mai succedere a te. Esci di casa dicendo che torni subito e… Ti stiamo ancora aspettando, sappiamo che un giorno tornerai, ma nel frattempo parleremo di te quotidianamente. Dopo quella sera terribile, il mondo intero ti ha conosciuto perché sei una donna che, assieme a tante altre, è stata vittima di una sorte ingiusta. Per questo cercheremo di parlarne il più possibile e di sensibilizzare gli altri sul tema della violenza sulle donne. Anzi, contro ogni forma di violenza perché è inaccettabile […] Cosa si potrebbe dire ai giovani, ma non solo? Una sola parola, ma che racchiude tutto: il rispetto per se stessi e gli altri. Continueremo a farti conoscere e a raccontare quanto tu fossi una donna ricca di valori e con tanta gioia di vivere. È una promessa. Lo dobbiamo a te, lo dobbiamo alle donne che soffrono. I progetti organizzati nel tuo nome sono come tracce che calcato il terreno, lasciano orme, ma non si cancellano né con la pioggia, né con il tempo. Vivono.

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