24 Febbraio Feb 2019 0846 24 febbraio 2019 Aggiornato il 25 febbraio 2019

Sara Pichelli: «I fumetti possono veicolare l'inclusione»

Poche ore prima dall'Oscar come miglior pellicola d'animazione a Spider-Man - Un nuovo universo abbiamo chiacchierato con l'italiana dalla cui penna è nato il protagonista. 

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Oscar Sara Pichelli Intervista

«Hanno ucciso l’Uomo Ragno, chi sia stato non si sa», cantava nel 1992 Max Pezzali. Sono passati tanti anni e il mistero rimane: forse quelli della mala, forse la pubblicità. In compenso, sappiamo benissimo chi ha disegnato quello afroamericano di origini portoricane, diventato protagonista di Spider-Man - Un nuovo universo, film d’animazione già vincitore di un Golden Globe e candidato all’Oscar. Si tratta di Sara Pichelli: «Il film è perfetto da ogni punto di vista. Nella tecnica, ma anche nel rispetto della versione fumettistica. Il design e l'animazione sono a livelli altissimi e innovativi», spiega a LetteraDonna la disegnatrice marchigiana, entusiasta della trasposizione cinematografica dell’Uomo Ragno nato dalla sua matita e dalla mente di Brian Michael Bendis, leggenda del fumetto a stelle e strisce: «Sarà difficile per gli altri candidati tenere testa a un film del genere».

DOMANDA. Miles Morales veste i panni di Spider-Man nell'universo Ultimate. Tu come sei entrata a far parte di quello Marvel?
RISPOSTA.
In modo un po’ anomalo, se devo dire la verità. Ho studiato animazione alla Scuola Internazionale di Roma, per poi iniziare a lavorare come animatrice tradizionale e 3-D, partecipando anche alla lavorazione del film Winx Club - Il segreto del regno perduto. Ho poi deciso di tentare la fortuna nel mondo dei fumetti nel 2008, proprio nell’anno in cui la Marvel ha indetto il concorso mondiale Chesterquest, che in seguito non si è più ripetuto: sono riuscita a vincere quella prima e unica edizione, iniziando una collaborazione con il colosso dei fumetti americano, che non si è più interrotta.

Prima di Spider-Man quali personaggi hai disegnato per Marvel?
X-Men, Eternals e I Fantastici Quattro, oltre a Namora, NYX e Runaways.

Non hai iniziato come fumettista. Ma almeno ti piacevano i fumetti dei supereroi?
No, diciamo che il mio amore per loro è nato con il mio approccio artistico al mondo supereroistico. Prima ero soprattutto appassionata di cartoni animati.

Partiamo dal 2008 allora. Il personaggio dei fumetti che ami di più?
Ne indico due. Il miei primi grandi amori fumettistici sono stati Daredevil e l’intera saga di Sandman (personaggio della rivale DC Comics, ndr), creata dal genio di Neil Gaiman.

Niente Spider-Man?
No, onestamente prima di ‘metterci le mani’ avevo letto poco dell'Uomo Ragno. E infatti ho dovuto studiare molto per entrare nella mitologia del personaggio.

Chi è Miles Morales e cosa lo differenza da Peter Parker, l’incarnazione più celebre di Spider-Man?
Miles (usa solo il nome, ndr) è un'altra storia. Non è la copia di Peter Parker o la sua versione afroamericana. È, usando le tue parole, una nuova incarnazione, con poteri che sono più o meno gli stessi, ma con una storia che è ad anni luce da quella del suo predecessore. Miles Morales nasce in un periodo storico diverso e parla un linguaggio più moderno, raccontando la diversità in una maniera nuova, ma portando con sé l'idea immortale di Stan Lee del ‘chiunque può essere dietro a una maschera’.

Il ‘tuo’ Uomo Ragno ha origine portoricane. Anche i fumetti, a proposito di diversità, possono essere utili per lanciare messaggi di inclusione sociale?
Il fumetto è un'arte che ha il potere di veicolare tanti messaggi, quindi anche quelli di inclusione sociale e di genere. Si tratta di un medium che racconta storie e crea senso di appartenenza, la sua responsabilità è enorme.

Che libertà ha una fumettista che deve reinventare un personaggio iconico come Spider-Man? Da un grande potere derivano grandi responsabilità, verrebbe da dire citando proprio l’Uomo Ragno.
Io, Brian Michael Bendis e la Marvel abbiamo lavorato a stretto contatto per mesi, come una squadra, fino a quando non siamo giunti al look perfetto per il personaggio. Il lavoro di pre-produzione è stato lungo e lo abbiamo fatto come una squadra.

Hai citato un gigante dei comics come Bendis. A chi ti ispiri quando disegni?
In generale a pittori come Klimt e Schiele, oppure a illustratori e designer come Claire Wendling e Ian McCaig. Invece per il mio lavoro su Spider-Man la mia più grande ispirazione è stato il lavoro di Stuart Immonen.

LetteraDonna è molto attenta a temi come gender gap e pari opportunità. Da questo punto di vista il mondo dei fumetti com’è messo?
Devo dire piuttosto bene. Ci sono sempre più creatrici e editor donne, inoltre sono anche in costante aumento le lettrici. Marvel, poi, è avanti anche grazie al progetto ‘Diversity’, che si occupa appunto anche della diversificazione di genere all’interno dei fumetti, dove adesso ci sono sempre più supereroine.

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