Sessismo

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21 Febbraio Feb 2019 1629 21 febbraio 2019

Il rinnovo di Icardi e le accuse a Wanda Nara

La stampa ha puntato il dito contro la moglie dell'ex (ormai) capitano dell'Inter. Sarebbe stato lo stesso se fosse stato un uomo? Lo abbiamo chiesto ad alcune sue colleghe procuratrici. 

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Wanda Nara Icardi Rinnovo 3

Wanda che vuole più soldi per il marito. Wanda che lo comanda a bacchetta. Wanda che si inventa il corteggiamento della Juventus. Wanda che è contemporaneamente moglie, procuratrice e ospite fissa di Tiki Taka. Wanda che ordina a Maurito di giocare male. Wanda che lancia frecciate. Wanda che è colpa sua se tolgono la fascia di capitano al marito. Wanda che viene presa a sassate (la sua macchina, ok). Wanda in tivù con i lucciconi. Wanda, Wanda, Wanda. Se ne sono dette tante. Quel che è certo, è che la vicenda del difficoltoso rinnovo contrattuale di Mauro Icardi con l’Inter, ben lungi dal concludersi, ha due attori protagonisti: il centravanti nerazzurro e Wanda Nara, nel triplice ruolo già citato sopra. Una novela italo-argentina che buona parte della stampa non ha potuto esimersi dal raccontare infilandoci dentro un pizzico di sano sessismo, che non guasta mai. Per quanto sia evidente che tutti in questa storia hanno sbagliato (da una parte hanno tirato troppo la corda, dall’altra non hanno lavato i panni sporchi in casa), il dito è stato infatti puntato soprattutto verso Wanda Nara. Colpevole di voler fare un lavoro da uomo, di essere procace, forse persino di essere bionda. Ma forse è solo l’impressione di LetteraDonna.

«OGNI PAROLA VA PESATA»

«Wanda Nara avrà parlato in famiglia prima di fare certe esternazioni. Ha agito più come moglie che come procuratrice, anche perché non è un’agente sportivo: dal 2017 per poter esercitare la professione bisogna sostenere due esami, il primo al Coni e il secondo presso la propria federazione», spiega Helga Leoni, vice presidente IAFA (Italian Association of Football Agents). A suo modo di vedere, insomma, il sessismo nel trattamento riservato a Wanda Nara non c’entra. Il problema è un altro, come mette in evidenza Katia D’Avanzo, avvocata esperta di diritto sportivo e iscritta nel registro Figc degli agenti: «È la professionalità a cambiare gli equilibri. Se una persona ha competenze, non si concentra solo sui soldi e riesce a mantenere una certa etica giuridica, allora riesce più facilmente a concludere le trattative». Cosa che non si verifica sempre, sottolinea, quando «ex calciatori e mogli che vogliono fare questo lavoro». Ha tutte le carte in regola invece Patrizia Pighini, diventata agente Fifa nel 1994 e ‘allieva’ di Antonio Caliendo, l’uomo che ha praticamente inventato questo mestiere rappresentando Giancarlo Antognoni negli Anni '70: «Un procuratore di esperienza sa che ogni dichiarazione data potrebbe danneggiare l’immagine e la carriera del proprio assistito, quindi deve pesare bene ogni parola che dice in televisione. Nel caso sia moglie o parente il compito è ancora più complicato: il giocatore avrà difficoltà a dissociarsi da dichiarazioni provenienti da un ambiente famigliare». Insomma, Wanda Nara non è esente da colpe, tra sovraesposizione e sovrapposizione di ruoli. Tuttavia, a suo modo di vedere «non sarebbe nata una vicenda così mediatica se a fare le stesse dichiarazioni fosse stato il padre del calciatore, il fratello o comunque un procuratore di sesso maschile».

PROCURA E MASCHILISMO

Detto della stampa, passiamo alla procura dei calciatori. È difficile per una donna farsi largo in questo ambiente? «Gli inizi non sono stati facili perché si tratta di un mondo prettamente maschile», ricorda Patrizia Pighini. «Sono stata anche vittima di episodi sessisti: ho avuto a che fare con un presidente che si rifiutava di parlare con me in quanto donna, e che ha messo da parte i pregiudizi ed incontrarmi solo perché voleva acquistare il calciatore che rappresentavo». Da allora Patrizia Pighini ha fatto molta strada. Insieme a Caliendo ha amministrato giocatori celebri come Dunga, Schillaci, Gallardo, Ortega, Aldair e Trezeguet. È anche diventata una Wanda Nara ante-litteram: «Nel 2008 ho sposato un calciatore che era amministrato dal nostro ufficio, Ederson (ex Nizza, Lione, Lazio e Flamengo, ndr), ed ho abbandonato temporaneamente la professione per seguire solo la carriera di mio marito». Tornando al sessismo, è andata decisamente meglio a Helga Leoni, probabilmente perché ha iniziato dopo: «L’ambiente è maschilista perché ci sono più uomini. Quando ho fatto l’esame effettivamente mi guardavano strano, come a volermi chiedere: ‘Perché non vai a casa a cucinare per tuo marito?’», ricorda facendo un passo indietro di una decina d’anni: «Ma non era sessismo. Chi è agli inizi prima di avere rispetto deve dimostrare qualcosa. Fatta la gavetta, acquisti credibilità».

RAGAZZE (SUI CAMPI) DI PERIFERIA

E proprio la gavetta, come spiega Helga Leoni, si può rivelare dura. Una volta superato l’esame, occorre trovare calciatori da rappresentare. Niente album delle figurine in mano, però: gli atleti professionisti hanno già il procuratore. Bisogna dunque iniziare a scandagliare i campionati giovanili, «prendendo pioggia, freddo e vento, macinando chilometri su chilometri, sperando di fiutare il prossimo talento. Poi c’è da conquistare la fiducia dei genitori dei giovani calciatori», spiega la vice presidente della IAFA, pronta a scommettere su due ‘suoi’ talenti in rampa di lancio: «Andrea Brescia, classe 2002 acquistato dal Potenza Calcio, bravo come portiere e come ragazzo. E Cosimo La Ferrara, classe 1998 ex giovanili del Milan, appena passato alla Cavese». Sulla stessa lunghezza d’onda Patrizia Pighini, che dal Qatar, dove si trova al momento dell’intervista, ricorda «la molta pazienza durante i tanti giorni passati sui campi di periferia a seguire campioni in erba».

CARI COLLOVATI E COSTACURTA...

Non potevamo infine esimerci dal chiedere un parere sul commento sessista di Fulvio Collovati, sospeso poi per due settimane dalla Rai. Helga Leoni lo condanna, ma con toni morbidi: «Evidentemente avrà sentito parlare di tecnica donne non competenti. Ci sono professionisti capaci e incapaci, come in tutti i mestieri. Non si può però certo dire che Carolina Morace, ad esempio, non capisca niente di tattica». Più lapidaria Katia D’Avanzo, che ritiene «pessime» le parole di Collovati, così come quelle di Billy Costacurta: l’ex difensore del Milan ha infatti detto su Sky che, al posto di Icardi, avrebbe buttato fuori di casa la moglie. Per chi non lo sapesse, la sua è Martina Colombari, grande tifosa juventina che però, per sua stessa ammissione, non capisce niente di calcio.

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