21 Febbraio Feb 2019 1917 21 febbraio 2019

Cosa fare in caso di violenza economica secondo Reama

La reta nazionale ha lanciato uno sportello e varie iniziative per il reinserimento nel mondo del lavoro e il sostegno delle vittime. Così emerge un fenomeno fin troppo nascosto.

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Violenza Economica Significato Reama

Ci sono diversi modi in cui un uomo può esercitare potere, prepotenza e controllo su una donna. C'è la violenza fisica, quella più evidente e facile da riconoscere, ma c'è anche un'altra forma di violenza domestica che può inserirsi nei contesti familiari, la violenza economica. Ci sono donne che non possono avere accesso alle risorse finanziarie della famiglia, perché tutto è in mano a lui ed è lui l'unico ad avere accesso al conto. Donne che si ritrovano senza scarpe e senza i soldi per i figli, donne costrette a farsi bastare le scarse risorse che il marito dispensa, pochi euro per i bisogni di una settimana.

UN PROBLEMA SUPERIORE A CIÒ CHE DICONO I NUMERI

La violenza economica è un problema concreto anche se i numeri sembrano ridurlo a fenomeno secondario. Secondo un'indagine Istat del 2014, risulta in calo dello 0,6% rispetto al 2006, ma in cinque anni sono aumentati dallo 0,9 all'1,2% i casi specifici di partner che impediscono alle partner di gestire i propri soldi o quelli della famiglia. Circa il 2% delle intervistate dichiara di averla subita, «ma il dato dato potrebbe essere sottostimato perché dalla nostra esperienza le donne hanno difficoltà a riconoscersi in questa forma di violenza, che è collegata a quella psicologica», racconta a LetteraDonna Simona Lanzoni, vicepresidente di Pangea e coordinatrice del progetto Reama, Rete per l'empowerment e l'auto mutuo aiuto. La violenza economica emerge più difficilmente per diverse ragioni: «La prima è che è difficile riconoscerla lì dove subentrano dinamiche di affetti e sentimenti e anche di stereotipi». Insomma, la donna non vede nel comportamento del marito un abuso, ma un sostanziale diritto perché dopotutto lo stipendio lo guadagna lui, «ma ci sono anche situazioni di lavoratrici la cui paga che viene 'amministrato' dal compagno». Forse anche per dinamiche culturali che hanno sempre visto nella figura maschile quella incaricata all'interno della famiglia di gestire le finanze, stereotipi culturali difficili da abbattere.

UN COORDINAMENTO NAZIONALE ISPIRATO ALLA CONVENZIONE DI ISTANBUL

Reama è una rete nazionale nata nel settembre del 2018 dall’impegno di Fondazione Pangea Onlus e con il supporto di Fondazione Just Italia, un coordinamento nazionale di realtà disseminate sul territorio, come Centri antiviolenza e Case Rifugio, associazioni, donne uscite dalla violenza, professioniste. «Ci ispiriamo alla Convenzione di Istanbul, che peraltro cita esplicitamente quella economica tra le forme di violenza di genere subite dalle donne». Mogli che firmano cambiali in bianco o si ritrovano a fare da prestanome di aziende gestite da compagni che accumulano debiti: «Una di queste si è trovata condannata al pignoramento diretto sul conto corrente per cinque anni. Aveva subito vari tipi di violenza, compresa quella fisica, che aveva denunciato, ma aveva completamente rimosso quella economica. Per anni non ha più potuto lavorare in modo regolare o firmare un contratto d'affitto, perché qualsiasi cifra passasse per il suo conto corrente veniva prelevata. La violenza economica subita le stava impedendo di ripartire».

CONSULENZA GRATUITA E UN FONDO PER LE VITTIME

Reama, che si avvale di un Comitato scientifico e di un Gruppo giuridico composto da avvocati e avvocate che forniscono patrocinio gratuito, ha l'obiettivo di istituire un fondo vittime e di promuove iniziative per rafforzare la conoscenza e l’applicazione della Convenzione di Istanbul. Ma soprattutto si prefigge come scopo quello di reintrodurre nel mondo del lavoro donne che hanno perso ogni possibilità di indipendenza e che devono ripartire: «Facciamo consulenza ed empowerment e attraverso i contatti collegati alla rete territoriale». Reama conta poi due sportelli: uno Antiviolenza on line che è possibile contattare inviando una mail a sportello@reamanetwork.org e uno sulla violenza economica - Mia Economia – contattabile a miaeconomia@reamanetwork.org, che aiuta gratuitamente ad analizzare il debito e, se possibile, a rinegoziarlo. «Da novembre si sono rivolte al primo 35 donne, e al secondo 14. Il 6 marzo presenteremo la rete Reama alla Casa internazionale delle donne di Roma con un primo incontro nazionale delle varie realtà e persone aderenti».

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