15 Febbraio Feb 2019 1537 15 febbraio 2019

Valeria Mancinelli: «Fare il sindaco è più difficile per una donna»

La prima cittadina di Ancona, vincitrice del World Mayor Prize, e la rappresentanza femminile in politica: «Meno quote rosa, più equità in famiglia».

  • ...
Valeria Mancinelli Sindaco Ancona Intervista

Il telefono dell'ufficio stampa del Comune di Ancona squilla in continuazione. Da tutto il mondo chiamano per parlare con Valeria Mancinelli, la sindaca del Partito democratico che ha rilanciato la città in un momento di crisi e ha vinto il World Mayors Prize 2018, la migliore sindaca del pianeta, tanto per capirci. La sua è una storia di impegno politico e civico lunga tre generazioni, con una famiglia che ha vissuto la Resistenza partigiana e la volontà di portare avanti dei valori al di là degli steccati di partito. È anche la storia di una donna che ricopre una carica che un tempo era declinata solo ed esclusivamente al maschile e che ancora è complicato ricoprire se si è donne, come lei stessa ha spiegato a LetteraDonna.

Valeria Mancinelli, sindaca di Ancona, col sindaco di Milano Beppe Sala.

Ansa

DOMANDA: Sindaco o sindaca?
RISPOSTA:
Come vuole lei. Francamente non annetto particolare rilevanza a questa questione.

Perfetto, allora la chiamerò sindaca.
Benissimo.

Che effetto fa essere scelta come migliore al mondo?
Sicuramente piacevole, come credo sia per chiunque quando si riceve un riconoscimento dagli altri. In una certa misura mi carica anche un po' di responsabilità. Come è naturale, per me il riferimento più importante rimangono i miei cittadini, essendo chiamata pro tempore a governare una comunità. E dal momento che la loro opinione ha contribuito notevolmente al conseguimento di questo riconoscimento, sono ancora più soddisfatta.

Nella short list c'era, tra le altre, anche Anne Hidalgo. Ancona batte Parigi.
Bella soddisfazione, è un po' come se tutta la città avesse vinto la Champions League. Ma vede, gli anconetani hanno uno spiccato senso dell'ironia, dell'autoironia e persino del sarcasmo. Tutta la cittadinanza l'ha presa con orgoglio ma anche con un po' di presa in giro di se stessi. L'hanno dimostrato anche stavolta.

Come?
Per esempio una mia collaboratrice ha fatto un post con l'immagine di una tv francese che mostrava la schermata col podio con la mia faccia al primo posto e una sindaca francese al secondo. Il testo diceva: «Questa volta i francesi l'hanno presa con classe, non hanno ritirato l'ambasciatore».

Va a finire che in questo momento di tensione ci penserà Ancona a salvare i rapporti con la Francia?
Lunedì viene la troupe di una loro tv. Quasi quasi posso telefonare a Mattarella dicendo che con la Francia ho ricucito io (sorride, ndr). A parte gli scherzi, sarei molto felice di utilizzare questa rete, questo collegamento che in qualche misura si è stabilito con colleghe di tutto il mondo per immaginare qualche evento qui in città, coinvolgendo qualche sindaca del resto d'Europa e magari del Nord Africa.

Per fare cosa?
Mi piacerebbe invitarle per ragionare un po' insieme di questo mondo sempre più piccolo ma anche sempre più complicato. Anche come donne possiamo provare a metterci una pezza.

Cosa le ha permesso di vincere il premio?
Due cose in contemporanea: il fatto che la nostra città in questi anni è andata un po' in controtendenza, pur sentendo la crisi in generale ha vissuto una fase di rilancio delle attività economiche, in particolare l'economia del mare. A questo si è accompagnato un risveglio della città, una voglia di riconquistare un senso di appartenenza alla quale hanno concorso anche questi ultimi anni di governo comunale con un'amministrazione riconosciuta molto intraprendente.

Qual è il segreto della sua amministrazione?
La cosa più importante è lo stile di governo e di leadership. Abbiamo costruito un rapporto con la città fatta di verità, niente demagogia, niente promesse facile. Abbiamo detto no, motivandolo, quando bisognava dire no, ma abbiamo mantenuto tutti gli impegni presi. La gente ha detto «finalmente un politico che non racconta favole». Poi abbiamo cercato e trovato anche tanti soldi e abbiamo fatto investimenti significativi, ma alla base di tutto sta la credibilità.

Lei ha una storia familiare di resistenza antifascista.
Sì, un impegno civile da tre generazione. Nel mio dna c'è una tradizione di valori molto forti, ma mai vissuti in modo fazioso. L'appartenenza a un partito politico per mio nonno, mia madre e me, non è mai stato un fine ma uno strumento per realizzare ciò in cui credevamo.

Come vive questi anni così complessi per la politica italiana?
Il fatto che si stanno sciogliendo come neve al sole i partiti e i movimenti politici del 900, mi fa avvertire un senso di precarietà, ma dall'altra parte quei valori me li porti nello zainetto. Sono anche incuriosita di capire come saranno incarnati nel terzo millennio.

Però proprio per quei valori sembra un periodo preoccupante.
No, secondo me no. Non sono affatto convinta che la stragrande maggioranza degli italiani siano razzisti.

Però votano Matteo Salvini.
Perché lui dà risposte, sbagliate e spesso razziste, a problemi veri, e le dà più convincenti di quelle che fino a oggi hanno dato le formazioni politiche della sinistra. La sinistra in questi anni ha sottovalutato la questione dei flussi migratori, così sono passate le risposte sbagliate che altri però hanno dato. Il problema c'è, non è frutto solo della propaganda del leader leghista, bisogna riconoscerlo e proporre una ricetta diversa e convincente.

Ci sono ancora barriere all'impegno delle donne in politica?
Sì, ci sono, ma non riguardano tanto una questione di mentalità. Per me è stato difficile la prima volta essere candidata sindaca per il centrosinistra in Ancona non tanto perché ero donna ma perché le cose che proponevo erano un po' eversive rispetto all'establishment del centrosinistra precedente.

Nessuna resistenza culturale alle donne in politica?
Non l'ho avvertita. Oggi a differenza di 20-30 anni fa, non credo che il problema sia questo.

E allora qual è?
Il fatto è che impegnarsi in politica richiede un forte investimento in termini di tempo e risorse psicofisiche, e per una donna non è facile specie se c'è un carico di famiglia e la sua collocazione sociale non le consente di fare questo investimento così forte su un'attività esterna al perimetro domestico. Così, essendo poche quelle che si impegnano, sono poche quelle che emergono. Il vivaio è stretto per via della impari divisione del lavoro domestico e familiare.

Insomma, meno quote rosa e più equilibrio nella distribuzione dei compiti in casa.
Esattamente. Bisogna ridistribuire i carichi nelle famiglie e bisogna farlo su due piani, quello della responsabilità individuale che sfuggiamo spessissimo, specie nella cultura di sinistra, e quello delle politiche sociali. Servono più servizi, più fondi, più risorse per la cura delle persone che non sono solo i bambini piccoli ma anche gli anziani, e io che ho una madre di 97 anni e so bene cosa significa. Le quote rosa, secondo me, non funzionano.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso