Femminismo

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15 Febbraio Feb 2019 1854 15 febbraio 2019

Laura Boldrini: «In piazza per i diritti delle donne in Italia»

A poche ore dalla sua partecipazione all'evento di One Billion Rising in programma a Roma abbiamo parlato con l'ex presidente della Camera: «Dove c'è violenza non c'è amore».

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Laura Boldrini Diritti Delle Donne In Italia

Non è vero, come si sente dire spesso, che si deve scappare al primo schiaffo. Occorre farlo prima perché la violenza non è solo fisica, anzi, molte volte parla lingue differenti e meno comprensibili e quando arriva a essere palese è troppo tardi. Un mantra ripetuto così tanto da rischiare di indebolirsi o ancora peggio divenire scontato, ma che invece non deve mai cedere alla tentazione di sembrare ovvio. Per gridarlo a gran voce si moltiplicano in giro per il mondo le manifestazioni legata al movimento attivista internazionale contro gli abusi sulle donne, One Billion Rising. In Italia ne sono stati organizzati 70 nella settimana tra l'11 e il 17 febbraio. Tra questi quello previsto a Roma il 16 che vede l’adesione di diversi esponenti politici di spicco. Attesa anche l’ex presidente della Camera, Laura Boldrini. «Scendere in piazza è un modo per attirare l’attenzione su questo tema sempre più patologico, che nel nostro Paese, come altrove, non è più rinviabile. La scelta di farlo nella settimana di San Valentino è molto significativa perché per parlarne seriamente è necessario partire dal concetto di amore, affermando come la violenza sia il suo esatto contrario», ha spiegato lei a LetteraDonna a qualche ora dall'appuntamento.

DOMANDA. Queste iniziative però da sole non bastano per risolvere il problema.
RISPOSTA.
È indispensabile arrivare all’origine del problema che è prima di tutto culturale e riguarda gli uomini, chiamati a rivedere il loro modo di porsi nei confronti delle donne.

In che modo è possibile farlo?
Partendo dall’insegnare a bambini e bambine delle elementari il senso dello stare insieme e l’importanza di rispetto, condivisione e armonia all’interno di una coppia. L’educazione sentimentale è fondamentale e fin dai primi anni di vita si deve spiegare che l’amore non è possesso, ne imporre all’altro il proprio volere ma apprezzarne le diversità e sposarne la libertà.

È tutta una questione di rispetto del diritto delle donne ad emanciparsi.
Certo, chi lavora è automaticamente più forte e rispettata all’interno della società e questo lascia meno spazio all’insinuarsi della violenza. Inoltre con un impiego si ha un reddito e di conseguenza la libertà di uscire da eventuali contesti violenti.

A patto però che si attui la parità salariale.
Senza dubbio, se si accetta che una lavoratrice guadagni meno pur avendo le stesse mansioni di un collega si sta già facendo una discriminazione.

Per questo lei ha presentato una proposta di legge proprio sull’occupazione e imprenditoria femminile.
È un progetto nato a seguito di un viaggio lungo tutta l’Italia durante il quale ho ascoltato i problemi di centinaia di donne di tutti gli ambiti sociali. Partendo dalla consapevolezza che non si possa più chiedere a nessuna di scegliere tra professione e carriera: è giunto il momento di mettere in campo misure necessarie per aumentare il numero delle lavoratrici, che nel nostro Paese sono solo il 49% contro una media europea del 62%, peggio di noi c’è solo la Grecia. Per farlo credo siano necessari sostegni alle imprese che incrementino l'occupazione femminile, premi a chi non attua differenze salariali e sanzioni molto forti a chi invece lo fa, congedo paterno di 15 giorni e regole per contrastare le molestie sul posto di lavoro.

Un’altra delle battaglie che sta portando avanti è quella del Revenge Porn, ovvero la diffusione online di immagini intime senza il consenso della protagonista, perché è un fenomeno ancora così sottovalutato?
Perché tutto ciò che accade in rete sembra più leggero, mentre in questo caso non è altro che l’ultima frontiere della violenza. Un fatto di una gravità inaudita che può avere ripercussioni feroci sia psicologiche che pratiche.

Anche in questo caso sta per presentare una proposta di legge al riguardo.
Sì, è nato tutto a seguito di una petizione online lanciata da diverse associazioni che chiedono che anche in Italia, come già avviene in altri Paesi, sia riconosciuto come reato. Anche a causa della violenza che negli anni ho subito online da parte di molti haters ho fatto mia questa richiesta convocando a gennaio 2019 un tavolo di esperti composto da avvocati, psicologi e agenti della polizia postale che ha evidenziato ogni aspetto da tenere in considerazione, che presto tradurrò in un ddl che spero venga firmato da colleghi e colleghe di ogni gruppo politico.

Cosa pensa della visione della donna, e di conseguenza delle azioni portate avanti in tal senso, da parte dell'attuale Esecutivo?
Che sia completamente oscurantista e mini a ridurne lo spazio sociale in ogni modo, come sta già facendo al proprio interno visto che su 63 membri della squadra di Governo solo 11 sono donne. Tradotta in percentuali si tratta del 17%, una cifra più vicino a quella di Kabul che ha il 9% di donne nell’esecutivo, che a quella di Parigi con il 58 o a quella di Madrid con il 65.

Una dichiarazione d’intenti abbastanza chiara, divenuta inequivocabile con la promozione di diversi provvedimenti, primo tra tutti il Ddl Pillon.
Una proposta sbagliata in ogni suo punto. Con dei picchi di intollerabilità altissimi, come l’imposizione, in sede di separazione, della mediazione tra coniugi anche in caso di abusi domestici. Una decisione in conflitto con la Convenzione di Istanbul che afferma chiaramente come la violenza di genere rappresenti una violazione dei diritti umani e non un fatto privato e che non possa ammettere nessuna mediazione.

Purtroppo non si stratta dell’unico modo in cui si stia cercando di riportare i diritti sociali all’anno zero.
No, questo Esecutivo sta mettendo in discussione anche quelli più inalienabili come la libertà di decidere se portare avanti o meno una gravidanza e anche nel Decreto Dignità non esiste una sola riga che riguardi l’occupazione femminile. Per non parlare di Quota 100, una misura che ancora una volta esclude le donne che più degli uomini hanno difficoltà a raggiungere gli anni di contributi previsti dalla legge.

Ha da qualche mese fondato Futura, un movimento che vuole essere progressista, ambientalista e femminista, come sta andando?
Bene, occupandoci di cultura e politica puntiamo ad aggregare chi abbia una visione della società aperta, rivolta al futuro e fortemente europeista, pur credendo che quest’ultimo debba radicalmente cambiare. Oltre alle tematiche ambientali e di genere poniamo al centro tutto ciò che riguarda il fenomeno dell’odio in rete, un lavoro iniziato quando istituii alla Camera la commissione internet che adesso purtroppo non esiste più.

Non manca molto alle primarie del Pd alle quali ha fatto recentemente sapere che non parteciperà. È un argomento che non la appassiona?
Al contrario, credo che ciò che accade all’interno del Partito Democratico sia fondamentale per per l’assetto progressista del nostro Paese e che quindi debba riguardare tutti coloro che vogliono costruire un’alternativa a questo governo oscurantista che danneggia gli interessi degli italiani. È però un fatto interno a quel gruppo politico. Il mio augurio è che alle primarie abbia la meglio la figura più innovativa, capace di coinvolgere anche tutti quegli elementi della società civile che negli anni si sono allontanati dalle forze di sinistra perché in ballo c’è il futuro del Paese.

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