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8 Febbraio Feb 2019 1215 08 febbraio 2019

Daniela Santanchè critica il ddl Pillon: «Non tutela i minori»

E penalizza il coniuge «economicamente meno abbiente, che nella maggior parte dei casi è la donna». Dell'aborto dice: «Non si tratta mai di una conquista, ma di una dolorosa necessità». L'intervista.

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Daniela Santanche Ddl Pillon Critiche

Non ha paura di esternare quello che pensa Daniela Santanchè, neppure dire in tv a una bambina di dieci anni che il denaro sia l’unica vera forma di libertà. È successo nel corso della trasmissione di Rai Tre Alla Lavagna dove una classe delle medie interroga personaggi della politica e dello spettacolo, ed è stata travolta dalle critiche. «Per me il denaro non è un valore e nemmeno un fine ma uno strumento di legittimazione personale e credo che tutte le donne siano d’accordo con me, soprattutto quelle impegnate a educare figlie femmine», ha detto a LetteraDonna l'onorevole, con cui abbiamo parlato anche di tematiche femminili, di cosa non funzioni nel Ddl Pillon, di aborto e differenze di genere.

DOMANDA: Ci sono state molte polemiche dopo la sua partecipazione alla trasmissione di Rai Tre Alla lavagna. Ripeterebbe quello che ha detto?
RISPOSTA: Certamente. Tutti, femministe in testa, si riempiono la bocca con parole a favore delle donne ma la verità dei fatti è che se non si è economicamente indipendenti non si è libere di scegliere. Quante, soprattutto se madri, hanno dovuto subire soprusi di ogni genere perché senza alternative? E quante continuano a farlo ancora oggi?

La domanda è arrivata proprio da una bambina...
Alla quale ho cercato di far capire come si trattasse di una cosa importantissima per lei e il suo futuro. Mio padre mi ha sempre detto che chi paga comanda e non esiste visione più maschilista di questa visto che storicamente è sempre stato l’uomo ad avere più soldi della donna ma è giunto il momento di fare questo principio un po’ più nostro.

Insegnamo l'ndipendenza economica alle bambine. Ma poi quando si trovano ad affacciarsi al mondo del lavoro scoprono che il collega uomo guadagna quasi sempre più di loro. Cosa può fare la politica per eliminare questo gap?
Riconoscere la parità di genere in ambito lavorativo e mettere in condizioni le donne di poter lavorare sono i primi passi da compiere. Perché dobbiamo guadagnare il 30% in meno di un uomo e oltretutto occuparci della cura dei bambini e dei genitori anziani che quasi sempre ricade sulle nostre spalle? Non è forse un sovraccarico non retribuito?

Nel suo caso me riesce a coniugare in una giornata tutti i ruoli che ricopre?
Per una donna come me la politica è il terzo lavoro perché sono anche madre, ho un compagno e sono un imprenditrice. Come riesco a fare tutto non lo so, ma dubito che un uomo sarebbe altrettanto in grado, sia dal punto di vista dell’efficienza che fisico, nonostante sostengano di essere più forti. Ne sfido uno a stare con me 14 ore al giorno poi vediamo alla sera chi è più stanco.

Cosa pensa del Ddl Pillon?
Non metto in dubbio che stendendolo si sia cercato di migliorare l’attuale normativa che regola l’affido dei figli in caso di separazione, ma la strada scelta non è quella giusta perché non pone affatto al centro le esigenze dei minori.

In che senso?
Il punto primario di questo disegno di legge prevede che il tempo dei figli sia equamente diviso tra entrambi i genitori, così come il mantenimento, ma tutto ciò è irrealizzabile sia perché non tiene conto dei bisogni dei bambini sia perché pone inevitabilmente in una condizione di svantaggio il coniuge economicamente meno abbiente, che nella maggior parte dei casi è la donna.

Svantaggio che ritorna anche nella figura del mediatore familiare obbligatoria e a pagamento, che potrebbe rappresentare un forte deterrente alla separazione per coppie che non possono permetterselo, limitandone di fatto la libertà.
Esatto, anche per questo, e per ristabilire la parità tra le due parti in causa, con Fratelli d’Italia abbiamo avanzato una proposta di legge alternativa alla Pillon firmata dalla collega Augusta Montaruli, partendo da una verità molte volte taciuta, ovvero che in caso di separazione esista spesso un forte pregiudizio economico e affettivo nei confronti degli uomini, che raramente mantengono la casa coniugale e l’affido primario dei figli. Escludendo ovviamente episodi di violenza, abuso o disagio familiare, non è giusto che la legge tuteli a prescindere la donna, come avviene attualmente. Per questo vorremmo aiutare tutti quei padri separati che vedono negati i loro diritti.

Il motivo della maggior tutela delle donne è che spesso una volta divenute madri molte siano costrette a lasciare il lavoro o ad accontentarsi di orari ridotti e di conseguenza a disporre di risorse economiche inferiori.
Certamente ma non è sempre così, basti pensare ai tanti padri inadempienti che non vorrebbero esserlo ma che sono materialmente impossibilitati a rispondere economicamente a richieste esorbitanti. Di contro ci sono anche molte madri che si trovano a crescere figli da sole e dovendo gestire una vita lavorativa e relazionale limitante debbano essere supportate. Noi non ne facciamo una questione di genere ma ribadiamo l’importanza di tutti e due i genitori nella crescita dei bambini. Per questo parliamo di affido condiviso ma in modo differente da come lo fa il ddl Pillon.

E in concreto a livello economico quali sono le misure previste?
L’assegno di mantenimento per il figlio deve tenere conto delle esigenze di quest’ultimo e delle attività formative necessarie alla sua crescita, mentre quello per l’ex coniuge dell’assegnazione della casa familiare e della capacità lavorativa del beneficiario. Solo quando quest’ultimo versa in uno stato di reale bisogno è necessario, e sempre con un limite di tempo e la possibilità di verificare tale bisogno in qualunque momento.

Sempre Pillon ha dichiarato più volte di essere contrario all'aborto e si stanno moltiplicando in tutta Italia le mozioni pro-vita (l'ultima approvata dal Consiglio Regionale della Liguria), la Legge 194 è a rischio o possiamo stare tranquille?
Non credo esistano reali pericoli ma sono fermamente convinta che la legge 194 vada rivista, soprattutto per quanto riguarda la tutela dell’aspetto psicologico delle donne che ricorrono all’aborto e che molto spesso sono lasciate sole sia nella fase della scelta che in quelle successive. Fermo restando il diritto di libertà di ognuna, rinnego con forza il concetto di vittoria associato a quello di interruzione di gravidanza. A prescindere dalle motivazioni che portino una donna a prendere questa decisione non si tratta mai di una conquista ma tante volte di una dolorosissima necessità.

È recente anche lo scontro con Vladimir Luxuria sul concetto di uomo-donna. Al giorno d'oggi è ancora sempre così netta la divisione o esistono eccezioni?
In quel caso ho semplicemente detto una cosa in cui credo fermamente, ovvero che esistano due generi, quello maschile e femminile, chi ha il pene è un maschio, chi ha la vulva è una femmina. Sono una donna contemporanea e non ho alcun problema nei confronti di una persona che decide di mettersi gonna, rossetto e comportarsi di conseguenza ma non credo sia possibile dire che si nasca così visto che ad oggi non esiste nessuna evidenza scientifica a confermare questa tesi. Poi a livello umano Vladimir ha tutta la mia comprensione perché capisco il suo travaglio e le difficoltà che ha dovuto e deve tutt’ora affrontare ma questo prescinde dalla netta distinzione dei generi.

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