7 Febbraio Feb 2019 1708 07 febbraio 2019

Le donne a Sanremo 2019? Poche artiste ma una conduzione finalmente alla pari

«É scomparsa l’orrida figura della valletta, un processo già iniziato con la Hunziker», dice Lorella Zanardo. Virginia Raffaele? «Autorevole, una vera show-woman, che tratta Baglioni e Bisio come suoi pari».

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Sanremo 2019 Donne Virginia Raffaele

Tra i nove milioni di italiani che il 6 febbraio hanno assistito alla seconda serata del Festival di Sanremo c’era anche la scrittrice, docente e attivista Lorella Zanardo. L’autrice del documentario Il corpo delle donne, da sempre molto attenta al tema della parità di genere nei media, ha usato i canali social per far notare come la presenza femminile sul palco dell’Ariston sia stata, ancora una volta, piuttosto ridotta. «Sanremo ha proposto un modello femminile moderno ed interessante, rappresentato dalla figura di Virginia Raffaele, mai succube o defilata rispetto ai due conduttori», ha scritto su Facebook, facendo poi un appunto sulla scarsità di autrici e sul risicato numero delle cantanti in gara: «Nel 2018 chiedevo come mai le donne concorrenti fossero così poche, solo quattro. Quest'anno sono sei, il 25%». Un tema che, ci ha anticipato, toccherà durante le tappe del tour di conferenze- spettacolo Schermi. Se li conosci non li eviti, ospitato nei teatri d’Italia e dedicato ai ragazzi delle scuole, per educare al corretto uso dei media.

DOMANDA: Un po’ più di donne in gara, una vera conduttrice, ma poche autrici. Il bilancio è positivo o negativo?
Diciamo che Sanremo sta andando bene, perché è scomparsa l’orrida figura della valletta, che fino a qualche anno fa era un caposaldo: ci eravamo abituati ad avere un conduttore uomo e la valletta, non stupida per forza ma presentata così, perché non fatta parlare e inquadrata in un certo modo. Pensiamo all’edizione 2012 e a Ivana Mrázová, che affiancò Gianni Morandi. Non parlava, anche perché non sapeva l’italiano, trasmettendo un’immagine svilente della donna.

Virginia Raffaele trasmette invece un’immagine diametralmente opposta.
Il processo era iniziato già con Michelle Hunziker, al netto dell’infelice siparietto del 2018. Per quanto riguarda Virginia Raffaele, stiamo parlando di una bella donna, che riesce a far emergere la sua competenza: è una vera show-woman, che tratta Claudio Baglioni e Claudio Bisio come suoi pari.

SANREMO e il 25% di DONNE L'anno scorso dichiaravo a UNOMATTINA RAI1 che il Festival di Sanremo 2018 di Baglioni era...

Geplaatst door Il corpo delle donne op Donderdag 7 februari 2019

Quanto è importante per le giovani generazioni avere dei modelli come lei?
Fondamentale. E vedere una donna autorevole in una trasmissione nazionalpopolare da dieci milioni di spettatori come Sanremo può produrre più cambiamenti di tre libri sull’empowerment femminile letti da un pubblico più ristretto. Può ispirare le bambine, ma anche far capire ai maschietti che le loro amiche valgono quanto loro. Non dimentichiamo che i giovani seguono il Festival, anche se dicono il contrario: lo fanno sui social, magari, ma lo guardano.

LetteraDonna ha ripercorso il difficile rapporto tra donne e conduzione del Festival. Chi le piacerebbe vedere alla guida di Sanremo?
Ci sono tante conduttrici valide. Ma sa cosa? Non mi dispiacerebbe proprio l’accoppiata Raffaele-Hunziker. Sono due professioniste in grado di fare molte cose e per questo rappresentano un valido modello da proporre alle ragazze: non puntano solo sull’avvenenza perché sanno che la bellezza non basta, in quanto dietro l’angolo ci può essere sempre una più carina. Dietro al balletto della Hunziker o alla canzone con i fischi della Raffaele ci sono ore e ore di prove.

Due donne e un uomo alla conduzione per adesso è roba da DopoFestival. Riusciremo anche a vederli all’Ariston?
La speranza è quella, ma ci tengo a sottolineare che non vogliamo eliminare gli uomini, per carità. Vorremmo solo avere una reale parità di diritti, nella conservazione della diversità.

Sei donne su 24 artisti in gara. Perché così poche?
Grazia De Michele ha spiegato che nel mondo underground ci sono tantissime ragazzi capaci, che però poi non riescono ad arrivare a Sanremo, o comunque ad avere successo. È come se ci fosse una barriera. Ma sono fiduciosa, sembra che Sanremo stia portando dei cambiamenti. Detto ciò, le sei donne in gara sono bravissime, a partire da Loredana Bertè e Arisa.

Lei ha fatto notare anche la scarsità di autrici donne.
In generale non credo si tratti di misoginia, non penso insomma che Baglioni abbia qualcosa contro le donne. È che a Sanremo accade ciò che succede complessivamente nel mondo del lavoro. Chi seleziona è uomo o comunque usa logiche maschili: magari canzoni in cui l’amore è raccontato da un punto di vista femminile possono sembrare strane. Parlo di amore perché, alla fine, è pur sempre l’argomento principe delle canzoni sanremesi.

Tra le sue follower sui social, c’è anche chi si è lamentata perché, alla fine delle esibizioni, le donne ricevono fiori e i colleghi maschi no: trova che sia un’oggettivazione della donna?
Molti pensano che ogni forma di galanteria sia una forma di oggettivazione. E c’è chi crede che fare complimenti sia un modo per imbrigliare le donne. Io non la vedo così: Sanremo è anche divertimento e gioco. Bisio ad esempio fa il galante, ma sempre in modo carino e mai misogino. I fiori a Sanremo ci stanno, credo che non debbano essere presi per quello che sono. Tra l’altro, due delle donne meno oggettivizzabili dell’universo, e che sarebbero capaci di tirarteli dietro, ovvero Loredana Bertè e Patty Pravo, li hanno accettati senza problemi.

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