6 Febbraio Feb 2019 1410 06 febbraio 2019

Raffaella Paita condanna la mozione pro-vita votata in Liguria

«La Regione ha aperto la strada a una destra ostile che mette costantemente in discussione diritti civili», dice la deputata Pd di La Spezia. Che invita a non abbassare la guardia sulla legge 194.

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La mozione pro-vita approvata il 5 febbraio dal Consiglio regionale della Liguria, che impegna la Giunta Toti ad «attuare la parte a tutela della maternità della legge 194 per salvaguardare la vita», non poteva passare inosservata: dopo l’episodio di Verona, sembra che i diritti delle donne e la libertà personale in questo Paese non possano dormire sonni tranquilli. Tra le voci che si sono alzate contro la mozione c’è quella della deputata Pd Raffaella Paita («Più che a un progresso stiamo assistendo a un ritorno al passato più oscuro», ha scritto in una nota ufficiale), spezzina ormai di stanza a Roma che, sconfitta nel 2015 da Giovanni Toti alle elezioni regionali, continua a seguire con grande interesse le vicende politiche della sua terra. «La Liguria ha aperto la strada a una destra ostile, che mette costantemente in discussione diritti civili e conquiste arrivate dopo decenni di battaglie», spiega a Letteradonna.it. «Non sono solo stupita, ma anche preoccupata dal clima che si respira su valori che reputo fondamentali». E aggiunge: «Ho cercato di mettere un punto fermo per spronare le donne, e non solo, a reagire».

La deputata del Pd Raffaella Paita si è detta preoccupata per la mozione pro-vita votata dal Consiglio regionale della Liguria.

DOMANDA. Secondo lei la legge 194 è in pericolo?
RISPOSTA.
Credo che non dovremmo mai dare per scontato un diritto conquistato. E l’Italia non è nuova a pericolosi passi indietro. La legge 194 non è in pericolo al momento, ma non si sa mai: meglio tenere alta la guardia, perché certi fenomeni che potrebbero sembrare circoscritti, in questo caso alla Liguria, si potrebbero allargare all’intero Paese. Dobbiamo stare attenti per le giovani generazioni, per il loro futuro. Bisogna reagire al più presto.

Matteo Rosso, il capogruppo di Fratelli d’Italia nel Consiglio regionale ligure che ha proposto la mozione, ritiene che la 194 sia, soprattutto, una legge a tutela della maternità e delle donne.
Bè, ma questo esponente di FdI è lo stesso che nel 2016, parlando di utero in affitto, ha definito le donne dei «fornetti». Me lo ricordo bene, ero capogruppo del Partito democratico: fu costretto a chiedere scusa in Consiglio regionale. A ogni modo, nessuno di noi è contro la famiglia, ci mancherebbe. Ma la legge 194 è innanzitutto a difesa della libertà della donna.

Parliamo di destra e sinistra, ma un tema come la libertà individuale non dovrebbe trascendere i colori politici?
In effetti c’è stato un tempo in cui in questo Paese alcune tematiche riuscivano a mettere d’accordo le varie fazioni politiche. Ora invece non è così. E visto che le forze politiche liguri sono presenti anche a livello nazionale, ripeto, sempre meglio stare attenti.

In questa occasione è stato respinto un emendamento del M5s per potenziare la rete dei consultori pubblici.
Le battaglie giuste lo sono a prescindere dal colore politico e come Partito democratico siamo ovviamente a favore del potenziamento dei consultori. Dal M5s, però, mi sarei aspettata una posizione più netta (ha proposto un altro emendamento che riguardava la salvaguardia del principio dell’autodeterminazione della donna, accolto dalla maggioranza, per poi astenersi dal voto, ndr).

Nella sua nota si è detta preoccupata anche dal ddl Pillon.
Lo sono perché si tratta di un’aggressione alle donne, che tra l’altro sottopone i figli a una violenza inaudita, con condizioni di gestione della separazione ribaltate e bambini che diventano ospiti a casa loro. Il tempo di vita suddiviso equamente da una casa all’altra, così come le forme di verifica del ruolo di padre e madre, sono un passo indietro inquietante. In parlamento faremo di tutto per rallentare e contrastare l’iter del ddl Pillon. A tal proposito vorrei ringraziare l’onorevole Alessia Morani, che sta combattendo con grande impegno per questa causa.

A proposito di Pd, come finiranno le Primarie?
Ci vorrebbe una sfera di cristallo! Posso dire chi sosterrò io: Maurizio Martina. La componente riformista del Pd deve continuare a essere maggioritaria, perché sarebbe sbagliato rinnegare il prezioso lavoro dei governi Renzi e Gentiloni, che hanno attuato una serie di riforme importanti per economia e diritti civili. Da ministro delle Politiche agricole e forestali, Martina ha tra l’altro varato la legge contro il caporalato, molto di sinistra nella visione del Paese.

Più in generale, cosa dovrebbe fare il Partito democratico per tornare al governo?
Innanzitutto dire di no, proprio come fa Martina, a un’eventuale alleanza con il M5s. Una forza riformista seria, che non sbanda e non cede a lusinghe di partiti incompatibili, potrebbe tornare in auge. Il PD non deve perdere la bussola. E deve essere capace di farsi trovare pronto, perché dopo le Europee, con i contrasti che ci sono al governo, il clima politico potrebbe cambiare rapidamente.

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