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#MeToo

29 Gennaio Gen 2019 1816 29 gennaio 2019

Eleonora Giovanardi: «Con La Prova è andato in scena un post #MeToo»

L'attrice ci racconta lo spettacolo teatrale diretto da Bruno Fornasari che affronta il tema delle molestie e della parità di genere: «Sfatiamo i luoghi comuni sulle donne».

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Emanuela Giovanardi La Prova Me Too

Tina viene contattata da un'agenzia di comunicazione per ideare una campagna vincente contro la discriminazione femminile. Se n’era andata dopo una feroce discussione con Edo (T. Amadio), amministratore dell’agenzia e, da allora, suo ex compagno. Mentre attendono in ufficio l’arrivo di Fede (il capo, interpretato da E. Arrigazzi), Tina spiega a Edo di non voler accettare la proposta di lavoro perché la sera precedente, a cena, lui ha avuto un comportamento sgradevole accarezzandole proprio la spalla nuda, non l’altra coperta dalla manica, un gesto che l'aveva turbata. Parte da qui parte La Prova, presentato in prima nazionale al Teatro Filodrammatici di Milano e scritto e diretto da Bruno Fornasari. A dar volto a Tina è stata Eleonora Giovanardi, con la quale abbiamo approfondito i punti centrali dello spettacolo. «Sono una persona molto timida e questa indole mi ha sempre portata a riflettere tanto su ciò che dico». Il bello è che questo tempo che l'attrice si concede prima di parlare, tanto più su tematiche delicate, non ha mai il sapore di calcolo, ma di sensibilità. Tatto e vitalità li investe anche nell'impegno nel sociale con Officine Buone. «Mi ha fatto capire che avrei potuto essere una volontaria e mai lo avrei immaginato», ci ha confessato. «È avvenuto tutto in maniera naturale. All'inizio hai paura di essere di troppo, di disturbare i pazienti anziché fare del bene, però le paure vanno superate». Il grande pubblico l'ha conosciuta con Quo vado? con Checco Zalone, ha lavorato facendo la spalla di Crozza in teatro, un luogo che frequenta e ama da sempre.

Elenora Giovanardi, a destra. Credits: Laila Pozzo.

DOMANDA: Partendo da La prova, quali sono i luoghi comuni da sfatare rispetto alla discriminazione femminile?
RISPOSTA: Sicuramente l'idea di femmine contro maschi e soprattutto che le donne non facciano squadra. Bisognerebbe sfatare anche l'immagine secondo cui la donna che esprime la propria forza e sessualità in un modo diretto sia «con le palle» o «stronza», quando magari è solo una leader come lo può essere un uomo.

Da cosa deriva?
È un retaggio culturale, anche se ormai abbiamo esempi illustrissimi, da Oprah Winfrey a Beyoncé, che è la quinta essenza della femminilità oltre che una grandiosa imprenditrice. L'educazione che abbiamo ricevuto, in Italia e non solo, restituisce in generale l'immagine della donna come tenera, tranquilla e accudente e chi non lo è si pensa che abbia dei grilli per la testa.

Il testo è stato scritto da un uomo, a suo parere cos'ha colto del rapporto di potere tra uomo e donna?
Senza dubbio Bruno ha centrato come il rapporto di potere sia trans-genere perché tra il mio personaggio e quello di Fede s'instaura una relazione di bisogno, tutela reciproca e sfida. L'autore ha fatto l'operazione di mettere in scena un post #MeToo. Il movimento contro le molestie è stato uno tsunami in grado di far riaprire gli occhi su un tema molto scottante, su cui bisogna continuare a lottare perché disparità di salario e posti sono evidenti. Trovo sia stato molto intelligente da parte di Fornasari scegliere di dare una lettura dei vari punti di vista senza portare a termine una tesi.

Come si trova un equilibrio?
È molto difficile, Bruno è riuscito. Inizialmente il pubblico può essere portato a parteggiare per un personaggio, ma nel momento in cui avviene un ribaltamento, lo spettatore stesso mette in discussione i propri pre-giudizi e questo è un modo per interagire intelligentemente sui temi sociali. A mio parere un punto di partenza può essere il porsi in una mentalità libera a costo di essere offensivi per poter pensare liberamente.

Dove rintraccia quest'approccio?
Nel mondo del teatro è possibile perché fornisce un tempo lungo di gestione del tema. Non lo si può riscontrare, ad esempio, nei pochi caratteri di un tweet. Bisogna porre molta attenzione rispetto ai pubblici a cui ci si rivolge. Chi si reca a teatro si dà un tempo di riflessione.

Per quanto riguarda la differenza di genere, quali sono gli strumenti che da donna e artista ha per portare avanti la lotta?
Provenendo anche da studi di Comunicazione e Semiotica, ritengo che il passaggio avvenga nel linguaggio per cui si tratta di una rivoluzione individuale e silenziosa. Molto spesso, per mancanza di accortezza, si esprimono dei giudizi frettolosi e a caso, in particolare verso le donne, basti pensare alle opinioni sul corpo che diventa frequentemente un bersaglio. Rispetto al mio lavoro, per quanto mi è possibile, mi appassiono maggiormente a una parte in cui la donna emerge con diverse sfaccettature com'è avvenuto con Tina ne La Prova o Valeria in Quo vado?.

Nella sua esperienza professionale, anche durante i casting, è pesata la differenza di genere?
No. Provengo dalla campagna di Reggio Emilia e anche in situazioni poco piacevoli – e non mi riferisco a microaggressioni o aggressioni sessuali in cui non mi sono mai trovata – legate anche solo all'aria che si respirava, ho sempre avuto la certezza che bastasse un no. Certo, come tutte le donne, ho subito gli stereotipi della bellezza perché per quanto si possa aver studiato, si è costantemente bombardati da immagini iperperfette e ciò incide, ma concerne sia le donne che gli uomini.

I protagonisti della pièce si rivelano dei mostri. Quali sono, oggi, i mostri da cui dobbiamo difenderci e da sconfiggere?
Sicuramente il neorazzismo, i muri, le porte chiuse, il non considerare che la nascita è una fortuna e non un valore che si possiede. Racchiuderei tutto nella paura dell'altro in ogni sua forma, dagli orientamenti sessuali a colui che arriva su un barcone. La paura è il mostro.

Cosa si può fare?
Ascoltare e quello che attuiamo tutte le sere in teatro: metterci nei panni di. Nel mio piccolo provo a farlo, non prendo mai una posizione anzitempo, ho sempre bisogno di studiare, documentarmi. Forse bisognerebbe porre anche più attenzione nelle parole.

Esiste la solidarietà tra donne anche nel mondo lavorativo?
Sì, non ho alcun dubbio. Forse da fuori può apparire come meno cameratesca di come invece è tra ragazzi, ma c'è.

Dall'esterno prevalgono più l'idea della competizione e che non si possa fare squadra...
Esiste una competizione positiva che stimola a fare meglio; quella negativa si trasforma in invidia ed è controproducente. Quando c'è invidia non c'è affetto.

Per quanto riguarda Dissenso Comune, è stata una scelta non aderirvi?
Conosco benissimo il movimento. Non per snobberia (ci tiene a precisarlo e lo si avverte, ndr), quando un movimento diventa così ampio faccio fatica a sentirmi coinvolta, però forse, ammetto, è stata anche una mia disattenzione.

Quali sono i prossimi progetti a cui sta lavorando?
Continuano le attività con Officine Buone, tra l'altro molto probabilmente realizzeremo la seconda stagione della webserie InVolontario. Prossimamente uscirà in sala Soledad, un progetto che è costato alla regista Agustina Macri e alla produzione tanta ricerca e fatica, ma valeva la pena realizzarlo per raccontare la vicenda di due anarchici, Sole e Baleno, che appartiene alla nostra storia. A marzo riprendo Don Giovanni in carne e legno prodotto da Teatro Gioco Vita. C'è in cantiere anche un libro, ma ci vorrà tempo e coraggio (non ha la presunzione di definirsi scrittrice, ndr).

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