21 Gennaio Gen 2019 1817 21 gennaio 2019

Quello di Stefania Crotti si può definire un «femminicidio»?

Una vittima donna uccisa da un'altra donna a Brescia: è violenza di genere? Lo abbiamo chiesto a Matilde D'Errico, autrice di Amore Criminale: «Troppa ansia di etichettare le cose».

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Omicidio Stefania Crotti Matilde Derrico

Presa a martellate in testa, trasportata ormai priva di vita in un bosco, e bruciata. Stefania Crotti è morta così, dopo essersi recata a casa di Chiara Alessandri, l'ex amante del marito, Stefano Del Bello, che l'aveva chiamata per chiederle un chiarimento. Il delitto di Gorlago (Brescia), cominciato con una scomparsa e proseguito col ritrovamento di un cadavere carbonizzato, ha tutta l'aria di avere un movente passionale con una vittima donna e una esecutrice donna, e per questo ci si chiede se si tratti di femminicidio o meno.

IL FEMMINICIDIO COME ESERCIZIO DI POTERE

«Io non avrei quest'ansia di etichettare le cose», commenta Matilde D'Errico, ideatrice e autrice di Amore Criminale, trasmissione di RaiTre, intervistata da Letteradonna.it, «Non è che sia necessario stabilire se sia più femminicidio o meno femminicidio perché l'autrice sarebbe una donna». D'Errico, autrice e conduttrice anche di Sopravvissute, spiega però cosa si intende comunemente per femminicidio: «Parliamo di femminicidio quando una donna viene uccisa, in quanto donna, da un partner maschile che attraverso l'azione omicidiaria esercita un potere assoluto su di lei, un potere di vita e di morte. La violenza è espressione dell'esercizio di potere dell'uomo sulla donna, uomo che si sente onnipotente tratta la donna come oggetto e se non la può possedere piuttosto la uccide».

SERVE CAPIRE PRIMA DI GIUDICARE

«Qui siamo di fronte a un caso leggermente diverso: una donna che uccide un'altra donna, la moglie di quello che è stato il suo amante», prosegue D'Errico. Ecco perché bisognerebbe fare un passo indietro: «Non sappiamo molto di questa vicenda perché è appena accaduta, non conosciamo le caratteristiche psicologiche della donna, non mi sento di esprimere nessuno giudizio, nessuna catalogazione, e anche la stampa non deve avere quest'ansia di scrittura rispetto a un fatto appena accaduto e di cui non si conoscono ancora le dinamiche». Chiara Alessandri «potrebbe essere una persona con dei problemi, mentali e psicologici, o una persona che ha adottato questa scelta, perché a volte la violenza è una scelta, non sappiamo nulla. C'è già troppa gente che esprime opinioni a caldo sui fatti di cronaca. A volte è doveroso dire una parola in meno».

DONNE CHE UCCIDONO LE DONNE: UN CASO RARO

Stabilire se si tratti o meno di femminicidio, avere la scelta di etichettare questo caso come tanti altri, chiedersi se possa considerarsi femminicidio anche l'uccisione di una donna da parte di una donna, è, insomma, «una questione di lana caprina» perché «ogni omicidio non avviene in astratto, ogni cosa accade in un contesto molto preciso. Fare un'ipotesi teorica e di scuola non serve a nulla, non dobbiamo scrivere la Treccani del femminicidio». Ciò su cui invece varrebbe la pena di fermarsi a riflettere è che «normalmente i casi di donne che uccidono le donne sono molto rari. Il mio non è un tentativo di giustificare nessuno, il fatto di cui parliamo è di una gravità pazzesca e ci fa capire come a volte le relazioni siano delle polveriere, ma la riflessione va fatta sul perché oggi tante donne muoiono, perché tante donne subiscono violenza da parte degli uomini. Dobbiamo capire che la violenza è un profondo problema culturale e di mentalità».

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