Sessismo

Sessismo

18 Gennaio Gen 2019 1203 18 gennaio 2019

IO e la TIGRE e il Grrr Power contro il sessismo nella musica

I proventi della loro fanzine vanno a un'associazione contro la violenza sulle donne. Non amano gli stereotipi di genere. A tu per tu con Aurora e Barbara della band.

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Io E La Tigre Grrr Power Sessismo

GRRR come un ruggito, POWER come l’affermazione della propria forza. GRRR POWER ricorda un po’ il motto delle Spice Girls e un po’ il movimento riot grrrl, quello dei gruppi punk femminili di Anni ’90 come Bikini Kill, Sleater-Kinney, Hole di Courtney Love. Un binomio che trova compimento solo nell’incontro e che dà il titolo all'ultimo album di IO e la TIGRE, duo chitarra elettrica e batteria formato da Aurora Ricci e Barbara Suzzi. La loro storia è la storia di un’amicizia, indispensabile per capire il progetto che ne è nato e quindi anche l’essenza del lavoro più recente. Aurora e Barbara si conoscono in occasione di un precedente progetto musicale, Lemeleagre, all'inizio degli Anni Duemila. Quando la prima decide di abbandonare il gruppo e la musica, si interrompe anche l'amicizia con la collega. Una separazione che è durata circa dieci anni: «C'era proprio del gelo tra di noi», ricorda Aurora. Solo nel 2012, in occasione di un festival, le due si incontrano per caso e si ritrovano. E se i segni non sono cosa da poco, proprio in quel periodo Aurora aveva ritrovato il coraggio di imbracciare di nuovo la chitarra. «È stato un momento di grande gioia. Un giorno ci siamo trovate in sala prove per un equivoco. Nel momento in cui ci siamo messe a suonare insieme, sembrava essere passata solo una settimana dall'ultima volta. Un’emozione fortissima per entrambe, dopodiché ci siamo guardate in faccia e ci siamo dette: che facciamo?» E da quell'incontro è (ri)nato tutto. «Anche il nostro nome che per noi rappresenta l’atto di entrare nella tana della tigre: affrontare le paure con tutta la forza che avevamo in corpo e la sfida di uscire trasformate». Così Aurora diventa IO, mentre Barbara LA TIGRE (per questo compare in pubblico sempre con la maschera).

NON CHIAMATELE «BAND AL FEMMINILE»

Ma attenzione. Loro non vogliono essere considerate una band al femminile. «Proprio come non vi verrebbe mai in mente di chiamare i Beatles band al maschile», avevano commentato ad ottobre 2018 loro che, come il movimento riot grrl, sono in prima linea quando si parla di diritti e rappresentazione femminile. Un sessismo, quello nella musica, che secondo Aurora potrebbe essere superato anche grazie al lavoro giornalistico: «A noi piacerebbe essere trattate allo stesso modo dei gruppi formati da soli uomini: ci piacerebbe che la stampa si concentrasse solo sui contenuti e gli attributi della nostra produzione, invece spesso a prendere il sopravvento è il fattore di genere». In particolare l'artista fa presente l’utilizzo dell’espressione 'In salsa rosa', accostata al loro lavoro: «Non credo di aver mai letto l'espressione 'In salsa azzurra' per gli uomini. Per noi è sminuente e frustrante perché capiamo che la nostra musica viene interpretata con degli stereotipi. Nel nostro lavoro mettiamo lo stesso impegno e gli stessi sforzi, ma vengono usati metri di giudizio differenti». L'impressione è quella che le emozioni delle donne siano di serie B: «Un uomo che scrive d'amore è considerato un 'malinconico', spesso con aggiunta di altri apprezzamenti, mentre quando lo fa un'artista femminile, viene etichettata frivola o adolescenziale. Ci siamo trovate spesso questa definizione incollata addosso». Anche se poi i brani dell'ultimo album sono tutt'altro che frivoli o adolescenziali: ruotano infatti attorno a temi come l'ansia e la paura, declinate in vari modi. «Nel problema risiede anche la cura: scrivendo e suonando esorcizziamo i nostri timori. Cerchiamo di tirare fuori la forza per far fronte alle nostre fragilità.»

UNA FANZINE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE

Fragilità e paure come quella di non corrispondere a uno standard: «Anche noi come gruppo, nel panorama musicale, rappresentiamo qualcosa fuori moda. Le chitarre elettriche e la batteria sono decisamente sonorità che non vanno di moda oggi», ci spiegano. D'altronde la band attinge consapevolmente a un immaginario molto lontano dai nostri tempi, in fatto di musica e non solo: c’è un’attenta cura estetica e un attenzione ai supporti analogici come per il disco, il cui design è accompagnato da una serie di illustrazioni di Lucia Grillini in bianco-rosso-nero. Ne è ulteriore dimostrazione la decisione di rispolverare il concetto di fanzine che storicamente è un libretto fatto a mano da ritagli e collage, ciclostilato in bianco e nero e poi distribuito ai concerti o inviato per posta ai fan. «La nostra è una sorta di side-project del disco. Si tratta di un progetto corale in cui dare voce a tante persone che abbiamo pensato insieme ad Antonia Peressoni e all'etichetta», continua Aurora. «Da un lato è un omaggio al mondo riot in linea con il nostro manifesto, dall'altro un modo di dare spazio a chi stimiamo, presentando dei personaggi storici a cui ci ispiriamo (come Malala Yousafzai, Coco Chanel, Rosa Parks, o il medico Denis Mukwege, Nobel per la Pace 2018ndr) e lasciando la parola a collaboratrici e artiste di cui condividiamo la visione». Tra queste la cantante Cristina Donà, l’attrice Silvia Calderoni e la giornalista Chiara Longo, per citarne alcune. E a conferma del loro impegno nei confronti delle donne, la band è alla ricerca di un'associazione che si occupa di violenza sulle donne a cui devolvere i proventi della vendita della fanzine.

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