14 Gennaio Gen 2019 1851 14 gennaio 2019 Aggiornato il 12 febbraio 2019

Serena Rossi nel biopic su Mia Martini: «Era molto più di una donna malinconica»

«Era empatica e amava ridere», dice l'attrice che la interpreta in Io sono Mia dopo un lungo lavoro di preparazione. «Quando dicevano che portava sfortuna? Fu una violenza incredibile».

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Mia Martini Serena Rossi Io Sono Mia 2

C’è un desiderio disperato di condividere l’amore per la musica nella vita di Mia Martini. A far rivivere quello stesso sentimento è oggi Serena Rossi, che nel biopic Io sono Mia interpreta la leggendaria cantante. Nel film al cinema dal 14 dal 16 gennaio e in onda il 12 febbraio in onda su Rai Uno, l’attrice napoletana interpreta la vita intensa della cantante, segnata da successi, amori, crisi e battaglie (personali e artistiche). «Ho cercato di evocare la sua voce, mai di imitarla», ci confida Serena, che ha lavorato tantissimo sul personaggio, tanto da non riuscire a toglierselo di dosso fuori dal set: «A casa mi muovevo come lei, parlavo come lei. Davide (Devenuto, attore e compagno dell’attrice, ndr) mi diceva che sembravo una pazza!».

DOMANDA: Che donna era Mia Martini?
RISPOSTA: È stata un esempio di dignità, di integrità morale e di amore per se stessi. È partita dal niente, ha lasciato la Calabria e la famiglia un po’ incasinata, per realizzare il suo sogno di fare musica e c’è riuscita conquistando il successo, nonostante tutto quello che le è accaduto. Non le si poteva negare un talento fuori dal comune e una grande capacità di interpretare brani difficili. Per lei infatti hanno scritto autori importanti come Ivano Fossati, Bruno Lauzi e Franco Califano.

Tutto è cambiato quando hanno messo in giro la voce che portava sfortuna.
Le hanno tolto la libertà di esprimersi, una violenza incredibile. In un ambiente molto maschile e maschilista, una donna di carattere faceva paura. Le hanno impedito di lavorare e vivere.

Trent'anni fa Mia Martini cantava Almeno tu nell’universo. Tornava sul palco dopo quasi sei anni di ritiro, un allontanamento per non subire le meschine dicerie che la accusavano di portare sfortuna. Hai condiviso la scelta del ritiro?
Sì, ha preferito vivere da reclusa piuttosto che essere umiliata, così da non permettere a nessuno di massacrarla. Ha deciso di tornare alle sue origini, al suo paese Bagnara Calabra, e nella sua casa in campagna in Umbria, circondata da animali, rimettendosi in contatto con quella parte più vera di sé, circondandosi di cose che la potevano far star bene, portarle gioia: lì ascoltava musica e andava a pesca in compagnia dei pescatori del luogo.

E poi il ritorno.
Sì: per anni ha deciso di non esserci più, per poi capire che la musica era più forte. Ha fatto parlare Almeno tu nell’universo al posto suo, una canzone che esordisce con «Sai la gente è strana, prima si odia e poi si ama», riferito alle persone che l’avevano amata ma poi avevano deciso di tradirla. Lei ha risposto con eleganza. Per me è un esempio super positivo.

Tu e Mia Martini siete due donne diverse. Senti una connessione con lei?
Anche io pensavo di essere lontana anni luce da lei, poi però ho scoperto di non esserlo. Lei è una donna del Sud come me, è passionale, fisica. Le sue amiche storiche mi hanno raccontato che era una persona che amava toccare e abbracciare, era ironica, rideva tantissimo. Era generosissima, di sentimenti e di regali. Ed empatica. Una connessione con lei l’ho sentita sempre, ho sentito di aver condiviso i suoi dolori, ero sinceramente disperata e distrutta.

Secondo te il pubblico ha un'immagine distorta di lei?
Sì, sicuramente. Mimì aveva le sue malinconie, soprattutto nell’ultimo periodo, ma le persone che l’hanno conosciuta ricordano la sua simpatia e la sua risata sonora.

Una foto di scena fornita dall' ufficio stampa di 'Io sono Mia'.

Come ti sei preparata per l’interpretazione del personaggio?
È stato un percorso di preparazione lunghissimo. Ho fatto un lavoro di ricerca, leggendo biografie e aiutandomi con materiale video e audio. Ho studiato anche i suoi piccoli gesti, dal modo in cui teneva in mano la sigaretta a come si aggiustava i capelli.

E rispetto alla voce?
Dal punto di vista vocale ho fatto uno studio davvero intenso con la mia coach di canto. Le nostre voci sono sono molto diverse: la mia è limpida e cristallina, la sua graffiata. All’inizio della sua carriera Mimì aveva una voce potente e limpida, ma a seguito del suo dolore e degli interventi alle corde vocali è cambiata. Quando dopo un anno di riabilitazione è tornata a cantare, era diversa, sporca, ferita. C'è stato un cambiamento anche nel suo modo di stare sul palco: nei primi anni si muoveva libera, nell’ultimo periodo invece appariva impaurita, aggrappata al microfono che non lasciava mai.

Quale canzone ti ha più emozionato interpretare?
E non finisce mica il cielo. Racconta di una storia che sta finendo, ho immaginato lei e il suo grande amore tormentato. È una canzone che non conoscevo bene come le altre, quando l’ho scoperta mi ha emozionato tanto.

Loredana Bertè ha collaborato al progetto. Ti ha raccontato qualcosa della sorella che ti ha aiutato nella costruzione del personaggio?
Sì, ha contribuito alla sceneggiatura con la sorella Olivia, ma durante la lavorazione del film non ci siamo mai viste. Ha visto il film in anteprima e so che le è piaciuto molto. Ci siamo incontrate durante la conferenza stampa a Milano e mi ha abbracciato dicendomi parole importanti. È stata la conferma di aver fatto un lavoro onesto, dopo le tante aspettative e la paura di deludere anche lei.

«Ci ritroviamo ancora a lottare per delle cose che ci sono dovute. Il leader è sempre l’uomo, anche nel cinema. La donna è sempre la moglie di, la figlia di, che palle!»

Serena Rossi

Se Gli uomini non cambiano (titolo della canzone presentata a Sanremo nel ‘92) a cambiare sono le donne. Qual è il cambiamento che vorresti venisse attuato oggi a favore delle donne?
Ce ne sono tantissimi. È incredibile, ci ritroviamo ancora a lottare per delle cose che ci sono dovute. Penso sia assurdo che le donne abbiano poche possibilità nel mondo del lavoro e salario inferiore a quello degli uomini. Il leader è sempre l’uomo, anche nel cinema. La donna è sempre la moglie di, la figlia di, che palle! Avere un ruolo da protagonista femminile, come quello di Mia Martini, è una cosa che non capita spesso. Io mi batto per la parità anche nella vita privata, penso sia giusto avere pari diritti e pari responsabilità. Un’altra assurdità è quella del rito abbreviato per i reati di violenza sessuale.

Serena Rossi con Loredana Berté dopo la conferenza stampa di 'Io sono Mia'.

Sei una delle firmatarie di Dissenso Comune. Quali passi avanti secondo te ha portato questa rivoluzione femminile?
C’è stata una grossa presa di coscienza, e questo è importante. C’è fermento, sento che delle cose si stanno muovendo.

Di recente abbiamo sentito la tua voce al cinema ne Il ritorno di Mary Poppins. La famosa tata è una donna indipendente, libera. È giusto definirla un’icona femminile moderna?
Sì, è una donna anticonvenzionale, se pensiamo che la storia è ambientata negli anni Venti! Mary Poppins è uno di quei personaggi che mi commuove sempre, è una persona adulta che ha un lato fanciullesco vivo, che alimenta costantemente. In questo secondo capitolo insegna mille piccole cose che aiutano a vivere meglio, come imparare a cambiare il proprio sguardo sulle cose.

Hai dichiarato che appena sei diventata mamma hai acquisito dei superpoteri, quali?
Il dono dell’ubiquità e sopravvivere senza dormire! Avere una pazienza fuori dal comune e sviluppare una certa capacità organizzativa. Come tutte le mamme, soprattutto quelle che lavorano, provo a dare il meglio.

«All’inizio in tanti mi dicevano che con un figlio non avrei più lavorato, invece Diego mi ha portato una fortuna incredibile. Difendere le mamme al lavoro è fondamentale. E devono avere la possibilità di allattare».

Serena Rossi

Essere madri e lavoratrici è complicato?
All’inizio in tanti mi dicevano «Guarda che con un figlio non lavorerai più» e invece Diego mi ha portato una fortuna incredibile, sono due anni che la mia carriera è decollata. Ad aiutarmi ci sono stati Davide e i nonni, è così che ce l’ho fatta. Spesso le donne vengono intimorite, io sono andata avanti per la mia strada, verso quella che era la mia idea di felicità e di famiglia. Difendere le mamme al lavoro è fondamentale, bisogna dare loro la possibilità di non rinunciare alle cose importanti, come ad esempio allattare il proprio figlio.

Hai cantato delle canzoni di Mia Martini anche al piccolo Diego?
Io canto sempre, da Mary Poppins a Frozen. L’altro giorno però mi ha detto «Mamma basta, canta no!» (ride). Non ne può più, però quando gli fa comodo mi chiede di cantargli le canzoni de Gli Aristogatti.

Hai da poco finito di girare Brave Ragazze di Michela Andreozzi, con Ambra Angiolini, Ilenia Pastorelli e Silvia D’Amico. Un cast tutto al femminile è una cosa rarissima.
Una storia folle, ispirata a una storia vera, accaduta in Francia negli Anni '80. Un gruppo di ragazze irresistibili decide di fare una cosa assurda: si travestono da uomini e mettono su una banda di rapinatrici di banche. Michela che ha letto un articolo su questa storia anni fa, ci ha scritto una sceneggiatura per una commedia e l’ha ambientata a Gaeta. Io e le ragazze ci siamo divertite tantissimo sul set, specialmente nella scena in cui ci riempivamo i pantaloni di ovatta per ricreare il pacco più grosso! Non svelo di più!

Tu chi interpreti?
Maria, una donna sposata con un uomo violento a cui non riesce a ribellarsi. Spinta dalle amiche prenderà consapevolezza sulla sua situazione e capirà che può ambire a qualcosa di più.

Se potessi essere la protagonista di un altro biopic, chi vorresti interpretare?
Mi piacerebbe portare sullo schermo la vita di Elvira Donnarumma, una cantante napoletana del café-chantant di inizio Novecento. Una donna di grande temperamento. È stata una delle prime femministe della storia della musica, cantava dei testi che erano davvero avanti. Mi piacerebbe immergermi in quell’epoca, indossare quei costumi, e poter parlare di Napoli, la mia città. Sì, non ci avevo pensato!

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