9 Gennaio Gen 2019 1559 09 gennaio 2019

Anna Ferzetti: «Noi attrici donne vogliamo storie originali»

È cresciuta sul palco, dove «vuole essere messa in difficoltà». Dal suo essere figlia d'arte a Dissenso Comune, intervista ad Anna Ferzetti: «Troppo spesso siamo relegate al ruolo di moglie, amante, amica».

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Anna Ferzetti Attrice Film

Credits: Alessandro Pizzi.

Ha conosciuto il palcoscenico fin da piccola, figlia d'arte (il padre è stato il gigantesco Gabriele Ferzetti), a 36 anni è un'attrice con una grande consapevolezza di sé e la voglia di mettersi in discussione. Anna Ferzetti, tra le protagoniste del film tv L'amore il sole e e le altre stelle con Vanessa Incontrada, Ricky Memphis e Marco Bonini in onda mercoledì 9 gennaio in prima tv su RaiUno, in molti l'avete conosciuta nella serie Rocco Schiavone o sul grande schermo ne Il colore nascosto delle cose di Silvio Soldini. Alle spalle ha tanto teatro con grandi maestri, compresi Irene Papas e Giorgio Albertazzi. «Sono una timidona. Questa parentesi radiofonica della diretta (dal 17 dicembre al 4 gennaio, su Radio2, ha presentato con Andrea Santonastaso e il conduttore storico Massimo Cervelli Non è un paese per giovani, ndr) è stato un modo per far conoscere Anna, come sono: poco diplomatica, spero simpatica, ogni tanto posso risultare antipatica perché spesso per la timidezza ci si rifugia in qualcosa. Oggi che con Instagram si può sapere dove sei e cosa stai facendo, non riesco a far vedere un personaggio. I ruoli li interpreto sullo schermo e sul palco; nella realtà io sono così e dico quello che penso, forse anche troppo», dice Anna, che con schiettezza e generosità, si è raccontata a LetteraDonna.

DOMANDA. Che ruolo ha nel film tv L'amore il sole e le altre stelle?
RISPOSTA. Interpreto una sessuologa, la quale ricopre una funzione importante dovendosi rapportare con degli adolescenti. È lei a lanciare il sassolino commissionando loro un test sul sesso a cui rispondere in prima persona e da sottoporre ai propri genitori. Col regista Fabrizio Costa non volevamo proporre la solita immagine dell'insegnante severa. Quando penso a questa figura mi viene sempre in mente il favoloso Robin Williams de L'attimo fuggente per cui la mia prof.ssa Rossi è una donna tosta, simpatica, che si pone al servizio dei ragazzi, instaurando con loro un dialogo da sorella maggiore.

Il sesso è ancora un tabù...
Con i miei genitori non ho affrontato molto questi argomenti. Quando sono arrivata a quel momento, loro non erano tanto propensi a parlarne avendo acquisito a scuola degli strumenti, anche se noi non abbiamo avuto un esperto che venisse a farci lezione. Credo sia utile spiegare ai ragazzi; già quando hanno 12 anni si inizia ad affrontare in classe come funziona il corpo umano. Avendo anche due figlie – seppur più piccole rispetto ai protagonisti del film – mi ha incuriosita molto quel mondo e il confronto scaturito con gli attori più giovani.

Da mamma di oggi, qual è la chiave per trattare e sdoganare questo tabù?
È un tabù fino a una certa età perché ti interroghi su come poter spiegare; poi, però, vedono delle scene in una serie perciò è necessario raccontare la verità e iniziare a renderli consapevoli di una serie di dinamiche. Sono contenta che un prodotto del genere, su RaiUno, abbia affrontato questa tematica in un modo così diretto.

Nel suo percorso riconosce un insegnante che l'ha particolarmente segnata?
In primis papà (Gabriele Ferzetti, ndr) è stato per me il maestro, mi ha fatto comprendere un insieme di aspetti e merito va dato pure alle persone che lavoravano con lui in quel periodo. Sono cresciuta dietro le quinte con Anna Proclemer e Giorgio Albertazzi. Parliamo di un teatro che, a mio parere, non esiste più. Poi ho avuto il piacere di studiare con un'attrice che purtroppo non c'è più e a cui ero molto legata, Sofia Amendolea. Un'altra docente importante è stata Dunia Tot (ancora adesso esercita in Austria), ero piccola quando frequentavo i suoi seminari e, a volte, mi indicava di recitare in italiano dicendomi: «Io voglio che gli altri vedano come lavori col corpo, la gestualità è un'attitudine che avete voi italiani».

A proposito di suo padre, come ha compreso che questa fosse davvero la sua strada e non qualcosa di già tracciato?
Ho provato a fare altro e ritornavo sempre al teatro, alla musica, al canto. Sono una grandissima appassionata di musical, mi affascina molto l'attore che sa cimentarsi in tutto contemporaneamente. Da piccola non riuscivo a stare ferma sulla sedia. Durante le prove di Servo per due (una commedia musicale diretta da Pierfrancesco Favino e Paolo Sassanelli) sono tornata bambina poiché, amando il canto e avendo un'enorme passione per il ballo, ho avuto l'opportunità di cimentarmi anche in questo. Con la morte di papà ho realmente capito che desideravo fare questo lavoro e che lo facevo per me. Quando è venuto a mancare non avevo più qualcuno a cui dire: «guardami» (lo dice con tenerezza, affetto e maturità, nda) e ho sentito quanto questo mestiere mi facesse stare bene.

E il suo compagno, Pierfrancesco Favino, che ruolo ha giocato?
Ho compreso cosa volesse dire fare questa professione anche con la fortuna che ho avuto nell'incontrare lui, che mi ha fatto vedere un lato completamente diverso. Lo considero un grandissimo artista che sa fare effettivamente tutto, è una scoperta giorno per giorno. Nel mio percorso di vita ho avuto due figlie quando ero molto giovane, mi sono fermata un po', ho seminato negli anni e sto finalmente raccogliendo.

Ancora oggi si sostiene che ci siano pochi ruoli da protagonista per le donne sia per lo schermo che per la scena, è d'accordo?
Totalmente. Non lo dico perché non ho ancora avuto modo di farlo. Sogno ovviamente che accada e spero di essere all'altezza. Purtroppo non ci sono storie originali e, quando ce ne sono, la donna non viene quasi mai raccontata, ma è relegata al ruolo di moglie, amante, amica. Non so da cosa dipenda. Ho avuto la fortuna di realizzare un'opera in Svizzera (Cercando Camille) con Luigi Diberti, un on the road con protagonisti una figlia e un padre. È stato un lavoro fondamentale perché mi ha aiutata a elaborare il lutto di papà – appena scomparso – in cui emerge bene la storia di questa donna, che riesce a conoscersi meglio grazie a questo genitore affetto di Alzheimer.

Qual è la sua percezione dall'interno?
Abbiamo tante attrici bravissime, ma si tende a etichettare e, invece, si deve aver voglia di sperimentare adoperando quell'interprete anche in panni diversi. Noi attori abbiamo bisogno di cambiare rispetto a ciò che già si sa di saper fare. Io voglio essere messa in difficoltà. Spero che arrivino storie belle per donne, altrimenti ci cimenteremo noi. Mi piacerebbe molto mettere su un gruppo di attrici, ce ne sono tante che apprezzo, anche diverse da me. Sto pensando da tempo a un progetto, ma è ancora lontano.

Quindi, secondo lei si può fare ancora gioco di squadra tra donne?
È difficile, ma ci credo. Bisogna mettere l'ego da parte. In questo periodo sto portando in scena Bella figura di Yasmina Reza, dove ho avuto la fortuna di giocarmi il ruolo di Françoise insieme a Lucia Mascino, un'attrice che stimo molto. Ognuna di noi fa la propria versione di questo personaggio, io ho preso da lei degli spunti e viceversa. Ci siamo aiutate e rispettate, non siamo abituati a farlo da noi, è più un modus operandi inglese dove per ciascuna parte sono previsti tre/quattro attori. Noi italiani abbiamo un forte senso di appartenenza verso la parte che interpretiamo.

Anna, come mai ha scelto di aderire a Dissenso Comune?
Ho aderito perché era giusto in quel momento. Noi attrici abbiamo il merito e il dovere di essere portavoci di questa battaglia per tutte quelle donne che vivono la medesima condizione sui posti di lavoro, la cui parola non ha la stessa voce o forza. Ma non è solo questo, ci siamo unite per una riscrittura degli spazi di lavoro e per una società che rifletta un nuovo equilibrio tra donne e uomini.

Dove la vedremo impegnata?
Sono in scena all'Ambra Jovinelli di Roma dal 9 al 17 gennaio nei panni di Françoise in Bella figura (dal 18 al 27 toccherà alla Mascino), per la regia di Roberto Andò. Tra fine febbraio e inizio marzo uscirà in sala Domani è un altro giorno, l'opera seconda di Simone Spada, con Marco Giallini e Valerio Mastandrea - è un remake di un film argentino.

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