7 Gennaio Gen 2019 1523 07 gennaio 2019

Da uno zaino in spalla a Dazn, Veronica Diquattro racconta il suo successo

Dopo una carriera tra Google e Spotify, oggi è vice presidente esecutiva del servizio di sport in streaming, e una delle 50 donne più influenti nel mondo della tecnologia in Italia.

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Veronica Diquattro

Ha cominciato con uno zaino sulle spalle, un biglietto aereo per il Sud America e tanta curiosità, ripiegata con cura tra i maglioni di lana e i calzini. Sei mesi in solitaria per riscrivere a modo suo il vangelo di Kerouac. Ma una chiamata da Google l'ha catapultata in Irlanda. Ѐ l’inizio di un’avventura da vivere dietro una scrivania con vista sui canali di Dublino. Dal 3 settembre 2018, Veronica Diquattro, conosciuta come «Lady Spotify» per aver supervisionato il lancio della piattaforma musicale in Italia, è vice presidente esecutiva di Dazn, il servizio di sport in streaming live e on demand. Classe 1983, è oggi fra le Inspiring Fifty italiane, le 50 donne più influenti nel mondo della tecnologia nel nostro Paese. Il suo sogno? Democratizzare l’universo digitale e sconfiggere il divario tecnologico. Strizzando l’occhio a un futuro che si tinge sempre più rosa.

DOMANDA: Da Lady Spotify a regina indiscussa dello sport in streaming. Ma che cosa sognava di diventare da piccola Veronica?
RISPOSTA:
Da bambina avevo molta immaginazione. Sognavo di diventare una ballerina professionista, infatti ho praticato danza per tanti anni. Non ci sono riuscita, ma musica e sport, anche se in forme diverse, li ho ritrovati nella mia carriera professionale.

A soli 35 anni sei riuscita a scalare i vertici di alcune delle più importanti aziende che operano nel tech. Da dove sei partita?
Da Bologna, seguendo un percorso economico che ho orientato, quanto più possibile, verso l’estero. Sono stata in Erasmus a Londra e ho frequentato un master in lingua inglese in International Management in Bocconi.

E terminati gli studi hai imbracciato lo zaino alla volta del Sud America.
Volevo percorrere strade meno battute, così mi sono creata un percorso diverso che mi ha aiutato a differenziarmi per esperienza e competenza. Lo zaino in spalla è stato il primo passo per capire come, contando sulle proprie forze e su una grande determinazione, si possa arrivare ovunque. In tutti i sensi.

Nel corso della tua carriera hai ricoperto ruoli prestigiosi all'interno di Google e Spotify. Che effetto fa entrare giovanissime dentro questi templi moderni?
Devo dire che l’età all’interno di queste realtà aziendali non è un elemento rilevante. Lo è invece per il mercato italiano. Per me è stata una sfida. Ho dovuto dimostrare ogni giorno, con professionalità ed entusiasmo, quello che potevo dare in tutte le esperienze lavorative che mi sono trovata ad affrontare.

Quando hai capito che la tecnologia sarebbe diventata la tua strada?
Da sempre coltivo una grande passione per l’innovazione, intesa come possibilità di soddisfare esigenze e bisogni con soluzioni creative, che possono richiedere l’introduzione di un nuovo prodotto o servizio. O anche solo un cambiamento o una modifica di qualcosa di tradizionale. Non è un caso che la mia tesi di laurea fosse incentrata proprio sullo sviluppo di soluzioni creative in situazioni di scarsità di risorse. La tecnologia rappresenta esattamente questo. La scelta di voler lavorare in questo ambito è stata quindi naturale.

In un'intervista a L'Economia del Corriere della Sera hai parlato della possibilità di guidare un'altra rivoluzione socio-culturale. Qual è il sogno dietro Dazn?
Superare il modello tradizionale della tv sportiva offrendo un prodotto di qualità, accessibile e flessibile, che assecondi il nuovo modo di consumare i contenuti da parte degli utenti. Dall'altra parte c'è anche la volontà di 'combattere' la fruizione illegale dei contenuti sportivi offrendo una valida alternativa ad un costo contenuto. Questo per noi significa «democratizzazione».

Veronica Diquattro.

Oggi sei tra le Inspiring Fifty italiane. Ma al di là dei riconoscimenti, la tecnologia digitale è ancora roba da uomini?
Tradizionalmente la percentuale femminile che si avvicinava a queste discipline era minore rispetto alla controparte maschile. Ma penso che ormai non si possa dare una connotazione di genere alla tecnologia digitale. Viviamo in un mondo in continua evoluzione dove la tecnologia cammina più veloce di noi e serve essere capaci di captarne gli elementi più importanti per valorizzarla e starne al passo. Capacità e competenze: queste sono le discriminanti.

Quanto è importante spingere le giovani donne ad affermarsi anche in ambienti tradizionalmente maschili?
Ѐ fondamentale per l’apporto di nuovi punti di vista e la creazione di sinergie che accelerino crescita e sviluppo, soprattutto in settori che altrimenti rischiano di diventare autoreferenziali o che stentano ad innovarsi. Le aziende che coltivano la diversity, non solo di genere, ma anche di età, studi, ed esperienze, ci sono. E hanno successo. Per questo è importante che anche gli ambienti più tradizionali adottino le strategie necessarie per attrarre i tipi di talenti che ancora non hanno.

Arrivare ai vertici delle grandi aziende è comunque più difficile se si è donne.
Fortunatamente oggi assistiamo a una maggiore consapevolezza e apertura. C’è una grande voglia di cambiamento. Certamente esistono settori - e il calcio è uno di questi - dove le donne fanno ancora molta fatica ad entrare e raggiungere i ruoli da top manager, ma penso che anche nello sport questo aspetto stia cambiando, e molto velocemente. Stiamo dimostrando di poter competere su tutti i fronti. Credo molto nella nuova generazione manageriale e nella spinta propulsiva che potrà dare nei vari settori. Dobbiamo avere maggiore forza e determinazione: stiamo procedendo nella direzione giusta.

Quali sono le difficoltà maggiori con cui una manager donna deve scontrarsi?
Pregiudizi ed aspettative di ruoli e comportamenti. Purtroppo si fa ancora fatica a capire che quando si parla di business il linguaggio è lo stesso, a prescindere dal genere. E tante volte siamo noi stesse che assecondiamo queste dinamiche autolimitandoci.

Con quali armi si combatte il pregiudizio?
Con i fatti. E dimostrando con le azioni quello che siamo in grado di fare, senza preoccuparci troppo delle opinioni e giudizi.

Cosa consigli alle giovani donne che sognano una carriera nel mondo delle tecnologie?
Di affrontare le sfide, anche quelle più difficili, con entusiasmo e coraggio, lavorando su se stesse e sulle proprie capacità. Imparare a conoscersi e a migliorarsi è fondamentale per andare avanti. «Se vuoi puoi»: sarà un concetto banale, ma è la verità.

Il futuro è femmina?
Ѐ di chi ha passione e determinazione per raggiungere i propri obiettivi, senza temere di scontrarsi con le proprie paure. Gli unici limiti che abbiamo sono quelli che ci diamo.

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