Sessismo

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3 Gennaio Gen 2019 1829 03 gennaio 2019

Alessandra Moretti racconta la vicenda degli attacchi sessisti ricevuti

L’esponente Pd è stata vittima di offese social da parte del consigliere di Bassano del Grappa, Stefano Monegato, che ora rischia ripercussioni serie. «Essere donne in politica? Metterci la faccia è dura».

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Alessandra Moretti Politica Sessismo

«É stata trombata dappertutto…nel senso in Regione, a Vicenza, nel partito…sta dando una mano a un membro del partito». A parlare in questi termini, anzi a scrivere perché si sa, schermo e tastiera rendono tutto più semplice, è Stefano Monegato, consigliere comunale di Bassano del Grappa della lista civica di centro-destra Impegno per Bassano, e la destinataria di tale intellettuale commento è Alessandra Moretti, esponente nazionale del Partito Democratico e attualmente consigliera regionale veneta. Tutto è nato qualche giorno fa quando sulla pagina Facebook pubblica Bassano senza censura un utente si è chiesto il motivo della presenza assidua nel paese della politica vicentina. Una domanda innocua che però ha dato il via a una serie di commenti tra i quali quelli a sfondo sessuale e sessista di Monegato, che a loro volta hanno generato un altro nutrono numero di contributi che definire camerateschi è poco. Prontamente informata, la consigliera non ci ha pensato due volte a riportare gli screenshot incriminati (in seguito eliminati) sul proprio profilo Twitter perché come ha raccontato a LetteraDonna, «non è più possibile sopportare certe esternazioni miserabili».

DOMANDA: Come ha scoperto quanto accaduto?
RISPOSTA:
Sono stata avvisata dal segretario Pd di Bassano del Grappa di quanto scritto da molti utenti tra i quali Stefano Monegato, persona nota nel vicentino visto che si impegna in politica da anni. Oltre al mio partito, che ha chiesto le dimissioni immediate, anche il sindaco e il vice sindaco sono intervenuti tempestivamente, così come il suo gruppo consigliare, che sta valutando a propria volta di chiederne l’allontanamento.

La sua difesa tra l’altro è sembrata piuttosto debole visto che si è limitato a dire di essere ricorso a termini normalmente utilizzati in politica.
Una risposta ridicola, il doppio senso è evidente anche perché ha ulteriormente rincarato la dose sostenendo che mi starei rifacendo una verginità politica.

Si è scusato almeno?
Assolutamente no, ha detto ai media locali di averlo fatto personalmente ma a tuttora non ho ricevuto nessuna telefonata o messaggio. Ha solo affermato che se tornasse indietro non lo rifarebbe, ma solo per le impreviste conseguenze a suo danno, non per la gravità delle sue parole. Episodi simili non sono tollerabili da nessuno ma meno che mai da un rappresentante delle istituzioni visto che il nostro compito primario è quello di dare l’esempio e insegnare ai giovani come la politica sia occasione di confronto e non di insulto.

Cosa l’ha lasciata più con l’amaro in bocca in tutta questa vicenda?
Il fatto che abbia toccato anche i miei figli di 10 e 12 anni che non essendo più piccolissimi iniziano a navigare sul web, e che in questi giorni si sono preoccupati molto.

Criticare l’operato di qualcuno, restando nel perimetro dell’educazione, è sempre lecito ma perché quando si fa nei confronti di una donna è ancora così difficile andare oltre l’insulto a sfondo sessuale?
Succede quando non si hanno argomenti, chi dice la propria entrando nel merito delle questioni non ha bisogno di questi mezzi. Amo la politica perché credo che sia terreno di confronto come pochi altri ambiti e ho imparato molto negli anni dalle critiche costruttive che mi sono state mosse ma non nascondo di essere stata anche spesso vittima di insulti pesantissimi, come purtroppo molte mie colleghe.

Come quando si auto definì «Ladylike», ovvero «bella, brava e intelligente», dichiarando di andare dall’estetista una volta a settimana e scatenando un vespaio di polemiche infinite. Lo rifarebbe oggi ai tempi di #MeToo?
Certamente, perché rivendico tuttora quel concetto che a distanza di anni continua a essere frainteso.

Ce lo vuole rispiegare?
Non intendevo certo dire che per fare politica sia fondamentale essere belle, ma sottolineare come una donna non debba mai smettere di essere tale in ogni settore lavorativo, valorizzando la propria femminilità e il fatto di essere, quando ciò accade, anche madre e compagna. Un modello che oggi è ampiamente sdoganato, basti pensare a Hillary Clinton o ancora di più a Michelle Obama, tra le figure americane più influenti e protagonista di diverse campagne volte alla valorizzazione del proprio corpo e alla promozione del benessere, del mangiare sano e di una vita sportiva.

In Italia com’è il clima in politica per le donne?
Non dei migliori, metterci la faccia e portare avanti determinate battaglie spesso è dura.

Alcune esponenti Pd hanno dato vita a TowandaDem, un movimento atto a denunciare il maschilismo interno al partito. Che ne pensa?
Non ho aderito attivamente ma è innegabile che la lobby maschile sia molto forte in tutti i partiti e quella femminile molto debole e che il nostro non faccia eccezione. In quasi ogni ambiente lavorativo le donne faticano di più per farsi ascoltare e uno strumento efficace per iniziare a cambiare rotta sarebbe quello di fare maggiormente squadra. Dovremmo essere più solidali tra di noi spingendo le meritevoli a emergere; invece spesso ci lasciamo travolgere da mille insicurezze che alla fine ci penalizzano, non solo in politica.

Le storie di violenza sia fisica che psicologica poi sono ancora all’ordine del giorno.
È quasi l’unico reato che aumenta invece di diminuire e anche la forma virtuale non è meno grave o lesiva. Se la persona che la subisce è un personaggio pubblico strutturato con tutti i mezzi per difendersi i danni possono essere in qualche modo arginati ma quando a farne le spese sono adolescenti fragili e privi di senso della dimensione nell’insulto, questi ultimi si sentono violati nella propria intimità e dignità, ed è pericolosissimo.

Per arginare il fenomeno, oltre all’educazione, sarebbero necessarie regole stringenti e la promulgazione di leggi ad oggi inesistenti o insufficienti che regolino in modo chiaro la dialettica web, soprattutto sui social network.
Esattamente, proprio per questo nel corso della mia esperienza alla Camera presentai una proposta di legge volta a tutelare la dignità delle persone online, anche attraverso l’immediata cancellazione di frasi offensive dai social. Ma quando iniziai l’avventura come parlamentare europea non se se fece più nulla.

Alla luce dei toni spesso usati dagli esponenti di punta dell’attuale governo giallo-verde sembra difficile possa tornare ad essere una priorità.
Ne dubito visto che come ha detto il presidente della Repubblica nel corso del discorso di fine anno, la comunicazione politica oggi viaggia spesso attraverso binari che non fanno altro che alimentare l’odio, la violenza e lo scontro verbale.

Dopo anni di lavoro a livello nazionale attualmente è tornata ad occuparsi di questioni più strettamente legate al suo territorio di nascita, in cosa consiste maggiormente il suo impegno politico?
Non ho abbandonato la sfera nazionale visto che sostengo il Pd e l’attività di opposizione ma nel concreto da tre anni mi spendo attivamente a livello locale con diversi progetti tra i quali quelli che riguardano l’autonomia territoriale e l’aiuto ai sindaci dei comuni alluvionati. Per le donne, inoltre, ho recentemente presentato una proposta di legge chiamata Reddito di Libertà che promuova il reinserimento sociale di chi denunci episodi di violenza e si trovi senza lavoro. A tutte loro vorrei poter dare un sussidio economico che le faccia sentire di nuovo libere.

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