17 Dicembre Dic 2018 0800 17 dicembre 2018

Il collettivo brasiliano Feminine Hi-Fi: «Lottiamo per l'uguaglianza»

Artiste femministe in un Paese difficile per le donne, definiscono il presidente Bolsonaro «spaventoso». E vogliono «comunicare di essere delle teste pensanti e non solo corpi». L'intervista.

  • ...
Feminine Hi Fi Brasile

Se dovessimo riavvolgere il nastro degli ultimi anni di musica noteremmo che poco è cambiato per le donne: il dominio maschile continua a non diminuire e le artiste che raggiungono la popolarità e il successo restano ancora in una percentuale davvero bassa. Uno dei settori musicali fortemente maschio centrico, soprattutto in Brasile, è quello del sound system, i collettivi formati da MC e Dj che suonano musica radicata nel reggae. Da qualche anno le Feminine Hi-Fi stanno scardinando questo schema, ponendosi come obiettivo principale l’inserimento massiccio di una presenza femminile in questo scenario «Vogliamo incoraggiarle e unire conoscenza e musica attraverso sessioni di reggae e altre iniziative correlate guidate solo da donne», spiega Lys Ventura, una delle componenti del collettivo, assieme a Dani I-Pisces, Andrea Lovesteady e la cantante Laylah Arruda. Il loro progetto prevede non solo concerti ma anche attività di informazione svolte dal loro Lab, e una forte promozione di sole voci femminili attraverso la loro etichetta, la Feminine Tunes. Durante le performance trasmettono messaggi positivi incentrati sulla lotta per l’uguaglianza, mettendo in relazione la musica con la realtà sociale in cui vivono. La loro voce è riuscita a valicare i confini del Sud America, connettendole ai movimenti che nel mondo si battono per i diritti delle donne, come il nostro Non una di Meno con cui è nato un dialogo speciale, «Per noi è un’ispirazione. Nel 2017 Laylah ha scritto una canzone per la marcia nazionale a Roma, è stato un onore», spiega Lys a un incontro con LetteraDonna.

DOMANDA: Cosa significa far parte di un collettivo femminista nel Brasile di oggi?
RISPOSTA:
Essere pronte ogni giorno per combattere tutto ciò che ci opprime, e pensare nuovi modi validi per stimolare l’empowerment di tutte le donne.

Un aggettivo per definire il presidente Jair Bolsonaro.
Spaventoso. Le sue idee retrograde e il modo in cui le ha diffuse è qualcosa di molto pericoloso, disgustoso e triste.

«Non ti stupro perché non te lo meriti», è la frase che il presidente ha detto a una deputata. Qual è stata la vostra reazione?
Il nuovo presidente non ci rappresenta. Ha pensieri violenti come questo e li esprime apertamente e pubblicamente, è orribile.

Le donne brasiliane continuano a urlare Ele não (Lui no, slogan del movimento contro Bolsonaro nato durante le elezioni)?
Certo, continueremo a urlare fino alla fine del governo. Una cosa in cui crediamo è che non riuscirà ad attuare le cose che ha intenzione di fare con tranquillità, perché noi saremo presenti e impegnate in una lotta quotidiana.

Vi è mai capitata una brutta esperienza legata al fatto di essere delle artiste femministe?
Sì. Queste esperienze sono il motivo principale che ci spinge a continuare con il nostro lavoro. Gli uomini hanno spesso dei dubbi sulla nostra preparazione professionale e sulla qualità tecnica della nostra musica. Spesso ci ritroviamo a dover dimostrare di essere all’altezza di qualcosa che in realtà sappiamo fare benissimo.

Quali sono state le influenze che hanno avuto maggior peso nel vostro lavoro?
Donne che hanno fatto la storia della cultura giamaicana come Sonia Pottinger, Marci Griffits, Hortense Ellis. Artiste più contemporanee come Jah9 e Hempress Sativa tra tutte. E poi tutte le donne attive nella scena del sound system in Brasile.

«The only good system is a sound system». Questo slogan racchiude la voglia di fare comunità, di creare un’identità durante gli eventi. È così anche per voi?
Sì, è il tipo di sistema che funziona perché, per esibirci, abbiamo bisogno di organizzazione e lavoro di squadra, empatia e unione tra le persone.

La dancehall diventa il luogo privilegiato dove si esprime l’urgenza d’espressione, dove è possibile criticare e cantare il disagio.
Siamo totalmente d’accordo. La musica ha un grosso potere e dobbiamo essere responsabili del messaggio che intendiamo trasmettere. Crediamo inoltre che un concerto debba anche far divertire la gente. È dunque importante trovare un equilibrio tra la forza del messaggio e il piacere dell’intrattenimento, per influenzare la gente nel modo giusto.

Quale immagine della donna brasiliana vorreste trasmettere nel mondo?
Quella di una persona forte, capace di realizzare musica reggae di qualità. Vogliamo comunicare la nostra capacità di essere delle teste pensanti e non solo corpi. In Brasile il corpo femminile è troppo spesso considerato un oggetto sessuale, un corpo da Carnevale (durante il Carnevale brasiliano le donne, per strada, sono spesso vittime di molestie ndr). Mostrando la nostra energia collettiva vorremmo sentirci fisicamente e intellettualmente bellissime.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso