14 Dicembre Dic 2018 1104 14 dicembre 2018

Chiara Francini: «Se fossi un uomo non sarei così divertente»

Scrittrice (il suo ultimo libro è Mia madre non lo deve sapere), attrice, conduttrice e anche editorialista. Alla soglia dei suoi 39 anni abbiamo parlato di maternità, del caso Brizzi e di parità di genere.

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Chiara Francini Libro Mia Madre Non Lo Deve Sapere 2

A casa sua è sempre Natale. Ma non è un modo di dire. Chiara Francini ammette candidamente che albero e luci sono presenti 12 mesi all’anno nel suo appartamento di Roma. Da 15 anni. A ognuno le sue stranezze. D’altra parte All I want in Christmas is you di Mariah Carrey è la sua canzone preferita: la canta e la urla a squarciagola in ogni momento della giornata. Probabilmente lo farà anche il 20 dicembre, giorno in cui festeggerà 39 anni: «Mi aspetto una festa da principessa e le canzoni stupide che piacciono tanto a me e ai miei amici». È questo che si augura Chiara per il suo ultimo compleanno, prima di entrare ufficialmente nella categoria dei quarantenni.

IL TICCHETTIO DELL’OROLOGIO BIOLOGICO

Vive con Frederick Lundqvist, imprenditore svedese. Una coppia d’altri tempi se vogliamo, i due sono insieme da 12 anni. Lui non l’ha presa in giro più di tanto quando ormai più di un anno fa la Svezia ha escluso l’Italia dal Mondiale. Un po’ perché lei, di calcio, non ne capisce niente per sua stessa ammissione. Un po’ perché in realtà, la passione del suo compagno, è un’altra: «Era contento eh, per carità. Ma lui segue l’Hockey. Poi parla poco. Che uomo strano…», racconta Chiara. Per ora niente matrimonio e niente figli, anche se il ticchettio dell’orologio biologico si fa sentire, eccome.

TEATRO ED ERMENEUTICA

Se vi capitasse comunque di incontrarla o di scambiarci due chiacchiere, non fate i soliti provoloni. Niente frasi del tipo: «Cosa vuoi da bere?» o cose del genere. E se vi venisse l’idea di stupirla, magari sfidandola sull’ermeneutica, a patto che sappiate di cosa si tratti, beh, lasciate perdere. Lei è un asso. Non a caso ci ha scritto su pure la tesi, nello specifico: «L’arte del dialogo in retorica ed ermeneutica come genere letterario nel XVI secolo». Insomma: Chiara Francini ha studiato. Lo ha fatto all’Università di Firenze, dove si è laureata con 110 e lode, portando avanti contemporaneamente la sua passione per la recitazione. E lavorando, in una ditta di elettrotecnica, per contribuire a pagarsi gli studi: «Sono una donna, non è mica un problema per me fare le cose insieme», spiega con il suo accento toscano a LetteraDonna (è nata e cresciuta a Campi di Bisenzio) senza neanche l’accenno di un piccolo sorriso. Tradotto: essere donna è una cosa seria, d’altronde si è sempre schierata dalla loro parte, in ogni istante della sua lunga carriera tra tv e cinema, iniziata quando Marco Giusti la scoprì e la lanciò in BlaBlaBla e Stracult, nel 2005. Non ha esordito giovanissima, ai tempi aveva già 26 anni. Ma si è rifatta con gli interessi. In buona sostanza da quel momento non si è più fermata. Attrice, ha recitato in oltre 40 tra film e serie tv oltre che premiata a Roma come rivelazione della Festa del Cinema in Maschi contro Femmine di Fausto Brizzi nel 2011. Conduttrice, per lei una decina i programmi, compreso l’ultimo: Love me Gender su LaEffe, un viaggio, il suo, alla ricerca dei nuovi modi di essere famiglia oggi. Ma anche autrice e scrittrice. Da poco ha pubblicato il suo secondo libro: Mia madre non lo deve sapere e da è pure editorialista de La Stampa. Che altro? Ah sì: il suo è un talento comico innato. Ed è bellissima.

DOMANDA: Cos’è che tua madre «non deve sapere»? Non sarà mica una citazione della canzone: Voglio andare ad Alghero…
RISPOSTA: Adoro Giuni Russo, ma non c’entra niente. In verità il titolo ha un significato molto più profondo. E la spiegazione arriva soltanto alla fine. Quindi te lo direi anche, ma poi dovrei ucciderti. E fidati, ci riuscirei.

Intanto la protagonista del libro si chiama Chiara. Originale.
Ma vedi: ogni autore scrive di quello che è e di quello che vede, e quindi la risposta è che Chiara Francini è sbriciolata in tutto il romanzo. C’è molto di me, ma in tutti i personaggi, non solo nella protagonista a cui con grande creatività ho assegnato il mio nome. C’è chi ha le mie mani, chi ha i miei capelli, qualcun altro i miei difetti. Poi ciò che accade esula da ciò che sono io, ma questo è inevitabile.

Il tuo primo libro è Non parlare con la bocca piena. Adesso hai pubblicato: Mia madre non lo deve sapere. L’ultima serie tv in cui hai recitato invece si chiama: Non dirlo al mio capo… Tutte proibizioni. Un caso?
Sì, l’avevo notato anch’io questo fatto, ma credo sia giusto così. Perché secondo me è molto più interessante puntare il dito e approfondire ciò che non si può fare, rispetto a ciò che si può fare, o che si deve fare.

Spesso ti esponi sui temi femminili. Che si può fare allora in questo senso? Sulle molestie ad esempio, hai preso le parti di Fausto Brizzi.
Non è che l'ho difeso, io sto dalla parte delle donne, sempre. E il mio credo è che ognuna di noi debba essere consapevole di ciò che è e delle proprie caratteristiche. Per come sono fatta io, non mi sono mai infilata in situazioni che non sono in grado di gestire. Poi nello specifico ammetto che con Fausto non ho mai avuto problemi durante i due film in cui abbiamo lavorato insieme, anzi: con me è stato sempre corretto. E vi dirò di più: davanti ai miei occhi non è mai accaduto nulla di strano, e sì che ne ho viste tante.

Il problema comunque esiste.
Il problema è che il maschio deve essere alfabetizzato per bene, perché la donna è cambiata. E quindi ora come non mai occorrono nuove caratteristiche per riconoscere questa creatura nuova che è la donna oggi.

Di recente hai condiviso sui tuoi canali social l’articolo del rettore della Normale di Pisa, in cui spiegava che fare carriera universitaria, per le donne, è impossibile.
Il punto da cui partono le donne non è mai lo stesso rispetto a quello da cui partono gli uomini. Questo purtroppo è inevitabile, per tante ragioni, ed è il motivo per cui siamo obbligate a essere più veloci ed empatiche per riconoscere le caratteristiche di chi ci è davanti se si vuole fare strada, credo che valga in ogni ambito della vita. Essere una donna significa avere questa consapevolezza.

Un mondo difficile. Se dovessi rinascere…
Per niente. Non sarei così divertente se fossi un uomo. Rinascerei donna.

Però di diventare mamma ancora non se ne parla. I tuoi 'figli' sono i tuoi tre gatti. Di cui peraltro sul tuo profilo Instagram non c’è quasi traccia. Qualità rara.
Di recente sono stata in Sicilia a promuovere il mio libro e ho avuto l’ennesima conferma di piacere un sacco ai bambini, o come li chiama Perla, il mio personaggio in Non dirlo al mio capo, ai «nani». Non so il perché. Non sono mamma, non sono zia, non ho nipoti. Eppure loro mi adorano, e anche gli adolescenti mi adorano, adesso che ci penso. È una ricerca sociologica che andrebbe fatta. Di diventare mamma no, non sento questa esigenza. Anche se forse dovrei iniziare a pensarci, prima che sia troppo tardi. Se il tardi arriverà mai.

Teatro, tv, cinema, libri, ora anche editorialista. Non ti manca che…
Se stai per dire fare i film porno ti fermo subito. La risposta è no.

Cosa ti regali prima di entrare nel mondo dei quarantenni?
Una festa da principessa in cui cantare e ballare le canzoni un po’ stupide che piacciono tanto a me e ai miei amici.

Canzoni stupide? Interessante. Fuori i titoli.
All I want in christmas is you la sento anche ad agosto. Poi ho una venerazione per Barbra Streisand, in particolare per il suo Don’t Rain My Area. Poi Lady is Tramp di Frank Sinatra, Comprami, di Viola Valentino. E It’s lovely, ma la versione cantata da Ella Fitzgerald.

Mica sono così stupide.
Hai ragione. D’altronde, come ti ho detto, sono donna. E rinascerei donna. Mica sono stupida.

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