13 Dicembre Dic 2018 1854 13 dicembre 2018

Maria Saladino: «Il Pd non è sessista, sono le donne che non si candidano»

Lei lo ha fatto, e non accetta polemiche, perché «nessuno ha mai messo veti». Vuole puntare sul femminile facendo squadra, ma non condivide il pensiero delle esponenti di TowandaDem.

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È stata una giornata lunga quella del 12 dicembre per Maria Saladino, prima donna a candidarsi alla guida del Partito Democratico, e unica a farlo da sola visto che l’altra esponente femminile, Anna Ascani, si presenta in ticket con Roberto Giachetti. «Ventiquattro ore dense, con la consegna ufficiale delle firme per la candidatura, ma sicuramente molto emozionanti», ha commentato a caldo la 36enne calabrese presidentessa di Piazza Dem, che fa dell’essere donna un valore aggiunto ma non uno strumento di battaglia forzata.

DOMANDA: Cosa l’ha spinta a candidarsi?
RISPOSTA:
L’affetto e il senso di responsabilità nei confronti delle persone con le quali ho lavorato in questi anni. Nel 2016 ho fondato l’associazione politico-culturale Piazza Dem che presiedo e attraverso la quale porto avanti diversi progetti importanti sul territorio, soprattutto rivolti al mondo del lavoro e alle politiche giovanili. Abbiamo combattuto diverse battaglie, alcune orgogliosamente vinte come il reintegro di alcuni lavoratori calabresi licenziati senza giusta causa, e quando proprio dalle piazze nelle quali mi sono spesa in prima persona mi è stato chiesto di candidarmi non me la sono sentita di tirarmi indietro.

La sua iscrizione al partito risale al 2014, quando si candidò alle Elezioni Europee ricordate come quelle del famoso quasi 41% del PD. All’epoca non fu eletta ma grazie alle 26 mila preferenze raccolte si iniziò a parlare di lei. Venne definita una renziana, è così?
In quel periodo non appartenevo a nessuna corrente e aderendo al Partito Democratico credetti in un progetto di cambiamento. Filo-renziana non so, sicuramente avevo una forte spinta progressista e votata al rinnovamento, che poi questo non si sia concretizzato è uno discorso.

Quali sono i punti fondamentali del suo programma?
L’impegno primario sarà rivolto al problema dell’occupazione giovanile e del ricambio generazionale nella Pubblica amministrazione, in continuità con ciò di cui mi sono occupata fino ad oggi con Piazza Dem e attraverso fatti concreti, come un progetto che ho recentemente presentato per il ricambio generazionale nella PA con i fondi del piano Juncker. Poi spazio alla rivalutazione dei territori, allo sport come medicina sociale, al diritto alla salute e ad altri temi fattivi. È un programma semplice e alla portata di tutti, nel quale sono presenti anche pagine bianche da riempire perché è giusto che anche i cittadini siano coinvolti in prima persona.

E per le donne?
Ci sarà un grande spazio, perché credo sia giunto il momento di fare squadra, lasciando perdere gli individualismi e affermando quel ruolo da protagoniste che ci spetta nella società.

Si è sentita lasciata sola dalle compagne di partito?
Da molte sì, mi è dispiaciuta soprattutto la poca attenzione ricevuta in questi giorni. Non voglio generalizzare perché alcune di loro mi hanno contattata esprimendomi consenso e soddisfazione per la candidatura, ma da parte di altre che mi conoscono meno mi sarei aspettata una telefonata per capire chi fossi e quale fosse la mia idea di Pd.

Lei però non sembra una fan della rivendicazione femminile per forza.
No, ma solo perché sono convinta ci sminuisca un po’. Sono orgogliosa di essere donna ma voglio essere considerata prima di tutto un candidato, a prescindere dal sesso.

Alcune esponenti hanno fondato il movimento TowandaDem, per denunciare una disuguaglianza di genere all’interno del Partito perpetuata in diversi modi, dalla questione delle pluricandidature che avrebbero favorito gli uomini nell’ultima tornata elettorale del 4 marzo, all’abbandono di importanti temi sociali, fino alla più recente predominanza maschile nella rosa dei candidati alle primarie. Lei non ha mai aderito.
Non la condivido perché sono convinta non esistano le basi per portare avanti certe polemiche. Nessuno tra le fila del Pd ha mai posto un veto alle candidature femminili e chiamare maschilisti gli uomini che ne fanno parte non solo è molto grave, ma rischia di trasformarsi in un boomerang che ci ritorni indietro, azzerando tutte le battaglie di rispetto e dignità portate aventi in questi anni. Non si può parlare di sessismo quando fino ad ora nessuna donna dem ha avuto il coraggio di dire «esisto, valgo e voglio dimostrarlo». Chi ha mai detto loro di non esporsi o di accettare certe logiche, se reputate sbagliate?

Quindi chi parla di discriminazioni lo fa per alimentare una sorta di vittimismo?
Assolutamente sì, almeno per quanto mi riguarda posso affermare di non essermi mai sentita sminuita o giudicata meno capace in quanto donna, ne che mi siano state negate opportunità.

Queste all’inizio ci sono per tutte ma poi, forse, come in quasi tutti gli ambienti lavorativi, le possibilità di fare carriera e arrivare ad occupare posizioni di vertice diminuiscono strada facendo. Non si può negare come ad oggi mai nessuna donna sia mai stata Segretaria del Pd, ne ci si sia avvicinata.
Questo è verissimo, ma resto della mia idea: è necessario uscire dalla mentalità vittimista e accusatoria nei confronti del maschio leader perché questo non può che portare a una ulteriore auto-esclusione dai tavoli importanti. Puntare continuamente il dito sugli altri è più semplice che impegnarsi per ottenere ciò che si vuole e tradurre le battaglie in azioni concrete.

Marina Sereni, tra le altre cose ex vicepresidente del Pd, ha recentemente scritto: «Dove sono le donne»? riferendosi alla loro assenza in questa fare di primarie e ignorando di fatto la sua candidatura. Come l’ha presa?
Malissimo, si è trattato di un fatto molto grave, che manca di rispetto a me e a tutte le esponenti dem che lavorano con passione e dedizione. Presto o tardi dovrà spiegare perché non mi considera una donna meritevole o una candidata credibile. Proprio lei che si è spesso battuta contro la violenza adesso è la prima a non rendersi conto come una simile affermazione ne sia anch’essa una forma.

Parlando di violenza e diritti sempre più ostacolati, l’attuale governo giallo-verde fino ad ora non si è dimostrato proprio a misura di donna. Qual è il compito del Pd in merito a questo?
Di rifondarsi a partire da un congresso vero, altrimenti l’orizzonte è quello di un suicidio politico. Non parlo male dei miei competitor ma pur essendo tutte persone illustrissime purtroppo fanno parte di un percorso politico che ha portato ai numeri attuali. Per combattere l’ondata populista che sta invadendo le piazze e minando, tra le altre cose, molte conquiste a favore delle donne, il PD deve tornare ad esprimere forte la propria identità, come soggetto politico prima ancora che di governo.

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