12 Dicembre Dic 2018 1927 12 dicembre 2018

Monica Cirinnà e Laura Puppato spiegano la lotta di TowandaDem

Vogliono essere rappresentate. E avere opportunità senza dipendere dal leader di turno. Le due esponenti del Pd sulla battaglia delle donne del partito.  

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Che per le donne non ci fosse molto spazio nel panorama politico italiano ce n’eravamo già tristemente accorte, ma che ciò accada anche tra le fila del Pd, il partito che più di tutti dovrebbe avere tra i propri vessilli quello dell’uguaglianza è un allarme non da poco. Per questo le donne dem hanno fondato, prima del voto del 4 marzo 2018, il gruppo TowandaDem, un atto di ribellione contro lo strapotere maschile.

La senatrice Pd Monica Cirinnà, da sempre in prima linea per i diritti civili.

POCO ROSA ALLE PRIMARIE PD

Un grido che nei giorni scorsi si è fatto più acuto sotto forma di un durissimo comunicato firmato da 500 donne, a corollario anche della chiusura delle candidature per le Primarie del Pd che, se si esclude quella congiunta di Roberto Giachetti e Anna Ascani vedono la presenza, tra l’altro arrivata in extremis, di una sola donna: Maria Saladino. «Va però specificato che nessuno ha mai posto un veto per le candidature femminili, io stessa sono stata sollecitata a presentarmi ma ho pensato non fosse il ruolo per me e che per capacità, resistenza e forza, il nome giusto fosse quello di Nicola Zingaretti», sottolinea a Letteradonna.it la senatrice Monica Cirinnà, tra le prime sostenitrici di TowandaDem, di cui condivide più i contenuti che i toni giudicati, a volte, eccessivi. Alzare la voce, però, spesso è inevitabile. Il problema infatti va ben oltre la corsa alla segreteria di un partito. Quella femminile, aggiunge Cirinnà, è «una questione di rappresentanza visto che le donne in politica sono quasi sempre cooptate o messe in certe posizioni perché il capo di turno le ha scelte».

ESCLUDERE LE DONNE NON CONVIENE

Le piddine si sono così rivolte direttamente ai vertici firmando il comunicato. Se in un primo momento la battaglia sembrava puntare a disertare la fase delle Primarie, adesso, spiega un’altra esponente di spicco del movimento, Laura Puppato, «è un rigetto del modello attuale e un tentativo di scuoterlo. Anche volendo guardare la questione con occhio cinico, per un partito progressista non c’è nessuna convenienza a escludere le donne». E aggiunge: «Farlo è un grave errore perché esistono opportunità che non stiamo cogliendo, a causa della mancanza di figure in grado di unire sensibilità e capacità di visione futura, ovvero donne». Non va dimenticato che TowandaDem nacque a seguito di quello che molte militanti hanno definito «lo scempio della notte delle liste», il 26 gennaio scorso. A cui seguì la sonora sconfitta del 4 marzo. «Un risultato che ci ha fatto indignare e non poco», ricorda Cirinnà, «figlio del modo in cui sono state concepite le liste e del fatto che molte donne abbiano accettato le pluri-candidature che nella sostanza hanno permesso l'elezione di molti uomini a discapito di colleghe anche più che meritevoli».

Laura Puppato è stata senatrice e nel 2012 ha corso per la leadership della coalizione di centrosinistra Italia Bene comune.

«SIAMO TORNATI AL MODELLO DI SOCIETÀ DEL VENTENNIO»

Ciò che le donne dem denunciano è soprattutto la mancanza di opportunità. «Abbiamo provato in tutti i modi a farci valere, probabilmente non riusciamo a sgomitare abbastanza ma questo non può essere un elemento che ci pone automaticamente ai margini o ci rende api operaie senza possibilità di azione concreta», continua Puppato che nel 2012 si candidò alle Primarie per la leadership della coalizione di centrosinistra Italia Bene Comune, sfidando al primo turno Matteo Renzi, Pier Luigi Bersani, Nichi Vendola e Bruno Tabacci. «Nell’estate 2012», ricorda, «ascoltavo i dibattiti tra Bersani e Renzi e mi rendevo conto come entrambi tendessero solo al predominio personale perdendo di vista gli obiettivi da raggiungere per arginare la crisi economica, sociale e anche di ideale che poi si è tristemente verificata. Non potevo credere che il mio partito non riuscisse a vedere al di là del proprio naso». Allora Puppato decise di scendere in campo, come oggi fa con TowandaDem. «Con l’aggravante», sottolinea l'ex senatrice (si è ricandidata nel 2018 senza risultare eletta), «che abbiamo vissuto cinque anni al governo e che a differenza di allora non vedo spiragli visto che siamo tornate all’idea dell’uomo bianco forzuto e patriarca come riferimento di un modello di società che ci riporta brutalmente agli Anni 20 e 30».

STOP AI PERSONALISMI

Anche per fronteggiare questa deriva, nella nota diffusa da TowandaDem si legge chiaramente la volontà di andare oltre i personalismi: «Non abbiamo bisogno del capo di turno che ci legittimi, né di uomini che non vedono al di là del loro pisello». L'obiettivo è fare gruppo perché se il Pd è arrivato al minimo storico, «gran parte della responsabilità è di chi ha gestito il partito nel nome dell’Io», continua Cirinnà. «Non siamo più percepiti come una comunità ma come un luogo dove alcune persone si mettono d’accordo per fare carriera, un luogo invaso dal nepotismo e in cui i territori sono di proprietà di chi è stato eletto sul posto. Io voglio un altro Pd, che vada in mezzo alla propria gente perché se si trincera sulla torre d’avorio muore».

«DI DONNE DEM IN GAMBA CE NE SONO: USATECI»

Monica Cirinnà ha dato il suo nome alla legge sulle unioni civili, una conquista ottenuta viaggiando su e giù per l’Italia. Un confronto che non va abbandonato, anzi. Soprattutto alla luce dell'ondata repressiva in atto contro le donne da parte dell’attuale governo. Sulla stessa linea Laura Puppato. «Stanno ridimensionando tutto ciò che di buono è stato fatto fino a ora, smontando poco per volta ogni tassello di conquista, dalle cose più piccole fino alle messa in discussione delle legge 194», mette in chiaro. «Questo ci porterà a scivolare rapidamente verso una china pericolosa, fatta di barbarie, violenze, riduzione anche dei diritti fondamentali e al conclamarsi di un’idea non dichiarata di una società primordiale e patriarcale. Per cambiare rotta le donne sono fondamentali e di brave all’interno del Pd ce ne sono tante, per questo io dico: usateci, ma non per aumentare l’ego del leader di turni ma per migliorare il Paese».

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