11 Dicembre Dic 2018 1526 11 dicembre 2018

Le centraliniste di Portobello: «Non chiamateci veline»

Nonostante l’innegabile bella presenza, a incarnare il più classico degli stereotipi televisivi non ci stanno. E hanno le idee chiare su un sacco di cose, dal ruolo della donna a #MeToo.

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Centraliniste Portobello

Su Portobello il sipario è già calato. Appena sei puntate, trasmesse su RaiUno, per riportare in tv lo storico programma ideato negli Anni '70 da Enzo Tortora. Una bella sfida, a 41 anni dalla prima messa in onda. Alla conduzione del revival 2018, Antonella Clerici, gli ingredienti, quelli di sempre, dalle invenzioni alla ricerca degli oggetti più strani, dal pappagallo (sempre poco propenso a dire la sua) alle centraliniste, tutte giovanissime e alla prima esperienza televisiva importante. Nonostante l’innegabile bella presenza, però, a incarnare il più classico degli stereotipi televisivi non ci stanno.

VOGLIONO PUNTARE SULLA PERSONALITÀ, NON SOLO SULLA BELLEZZA

Studiano tutte, qualcuna è già laureata, e le passioni sono tante, anche al di là del piccolo schermo, dove, non negano, un futuro lo sognano. «Credo di essere stata scelta per ricoprire il ruolo di centralinista non solo in base al mio aspetto fisico, ma anche per la mia intelligenza e personalità. Mi fa piacere non essere stata etichettata solo come la «bella ragazza» ma anche per i miei contenuti, su cui punto molto», racconta Danila De Rosa, che l’esperienza televisiva appena archiviata la definisce come «una delle più belle della sua vita». Ventun'anni, di Napoli, ha molta voglia di continuare nel mondo dello spettacolo, ma non perde di vista il resto, l’università prima di tutto. Concorda la collega Silvia Lavarini, terza a Miss Italia 2016, ma poca voglia di puntare tutto sull’aspetto esteriore. «La bellezza prima o poi svanisce, la testa no. Mi ritengo fortunata a essere una bella ragazza, ma so che non basta, infatti studio e mi impegno molto per arrivare ai miei obiettivi. Antonella Clerici il primo giorno che ci ha viste ci ha detto che non siamo state prese per la nostra bellezza, ma per quello che abbiamo dentro. Questa frase non la dimenticherò mai». Silvia ha guardato qualche vecchia puntata per prepararsi, altre hanno preferito puntare solo sul proprio stile. Ad accomunarle, la convinzione che un centralino tutto al femminile non sia stato anacronistico, ma semplicemente in linea con la volontà di ricreare il programma il più possibile fedele all’originale.

Silvia Lavarini.

MEGLIO UN CENTRALINO DI SOLE DONNE, IN NOME DELLA TRADIZIONE

«Penso che sia giusto mantenere il centralino di sole donne per dimostrare che, adesso come 40 anni fa, siamo sempre state all’altezza di sostenere un certo tipo di lavoro», spiega Silvia. «Il programma di Antonella Clerici ha cercato di rispettare il più possibile quello di 40 anni fa, quindi ci sta che le centraliniste siano solo donne. Io la trovo una cosa molto carina», dice Veronica Fedolfi, 26 anni, laureata in Ingegneria nautica. Per Maria Giulia Mensa, invece, è una scelta (anche) conseguenza dei tempi: «Per quanto molti passi avanti siano stati fatti, l’Italia vive ancora una situazione in cui le donne hanno minori possibilità di affermarsi rispetto agli uomini; quindi no, non penso che sia anacronistico. Credo che un centralino di sole ragazze sarà davvero anacronistico solo quando per le donne non sarà più necessario affermare la propria eguaglianza al genere maschile, in quanto sarà scontato e non sarà necessario parlarne. Quando ciò accadrà sarà ininfluente il genere degli operatori del centralino, come sarà ininfluente il genere di qualsiasi professionista».

Susanna Bergo.

UN LOOK CHE NON ATTIRA L'ATTENZIONE

Diverso è invece il modo in cui si percepiscono, lontane anni luce dalle classice veline-letterine. «La differenza sta sicuramente nell’abbigliamento: nessun vestitino corto e aderente per evidenziare curve e fisicità e attirare inevitabilmente l’attenzione, ma pantaloni lunghi ed eleganti e camicette molto sobrie («allacciate fino all’ultimo bottone!», come ci ricordava sempre la sartoria durante la prova abito). Avevamo un trucco molto leggero, non mettevamo in mostra né gambe né seno, quello che contava erano viso e spontaneità», racconta Susanna Bergo, 20 anni. Ruoli molto diversi, insomma, che rispetto al passato, queste ragazze ne sono certe, regalano un’immagine nuova della donna in tv.

IL RUOLO NUOVO DELLA DONNA IN TV

«In passato c’erano forti pregiudizi e la donna spesso non parlava», racconta Oriana Gliozzo, catanese, classe 1995, spiegando il suo punto di vista non solo sulla tv ma anche sulle nuove correnti femministe a partire dal movimento #MeToo. «Oggi, grazie ai social, ai mass media e soprattutto alle correnti femministe, si ha più consapevolezza di quanto grande sia il problema. Penso che le varie correnti siano fonte di potere e sicurezza per le donne, grazie a esse ricevono supporto psicologico, si sentono più unite, più forti e non hanno più paura di dire la verità». Nessun dubbio, insomma, sul potere delle donne e sul loro ruolo nella società moderna. «Partendo dal presupposto che è un argomento molto delicato e complesso, mi viene da dire 'tanto fumo e niente arrosto'», dice invece la collega Susanna Bergo. «Perché, sì, questo genere di movimenti servono a stare vicino alle donne e a far capire loro che non sono da sole, che devono trovare il coraggio e la forza di denunciare, ma poi quello che ognuna vive nelle sue mura di casa e sulla sua pelle, beh quello non lo possiamo sapere, ciascuna ha la sua storia e spesso questi movimenti non danno ottimi risultati, anzi… Aumentano la rabbia dei loro carnefici». Per Silvia, invece, movimenti come #Metoo sono fondamentali. «Penso che queste correnti femministe abbiano uno scopo preciso e giusto: difendere le donne e denunciare molestie e violenze contro di loro (noi). È corretto che ci siano cosicché le donne non abbiano più paura a parlare e a denunciare i fatti come magari succedeva anni fa».

Oriana Gliozzo.

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