6 Dicembre Dic 2018 0800 06 dicembre 2018

Maria Stella Gelmini boccia il governo su donne e famiglia

Il bonus per il terzo figlio? «Folkloristico». Il ddl Pillon? «Pericoloso». Il Codice rosso: «Insufficiente». Intervista alla capogruppo di Forza Italia alla Camera.

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È una delle azzurre della prima ora e, secondo alcuni rumors, è nella rosa delle candidate per sostiture Silvio Berlusconi alla leadership del partito. Al momento l'ex ministro per l'Istruzione Maria Stella Gelmini - con alle spalle una lunga gavetta nelle istituzioni locali - è capogruppo di Forza Italia alla Camera e coordinatrice in Lombardia. Dai banchi dell'opposizione, ha attaccato duramente la Manovra del governo M5s-Lega e ha definito il Codice Rosso, appena approvato, una misura non ancora sufficiente per combattere la violenza di genere. «Le priorità devono essere prevenzione e certezza della pena», ribadisce Gelmini a Letteradonna.it. «Le donne non devono mai sentirsi sole, tutte devono sapere che quando subiscono una violenza c’è e ci sarà sempre dalla loro parte uno Stato che le sostiene e aiuta».

Maria Stella Gelmini, ex ministro dell'Istruzione, è capogruppo di Forza Italia alla Camera.

DOMANDA. Quali ostacoli devono ancora essere superati?
RISPOSTA.
Bisogna rompere il tabù del silenzio. Molte donne non denunciano perché hanno paura delle conseguenze. Uno Stato forte e vicino alle donne deve predisporre una serie di salvagenti che consentano a chi ha subito violenza di non affogare nel mare dell’oblio e della paura.

Cosa pensa delle misure per la famiglia presenti nella manovra del governo M5s-Lega?
Parliamoci chiaro: l’attenzione che questo governo sta riservando alle politiche per la famiglia è pari a zero. La famiglia è il fulcro della nostra società, noi lo sosteniamo da sempre, dovrebbe essere aiutata adeguatamente. Compito dello Stato è quello di rendere meno gravoso questo snodo fondamentale della vita di tutti, ma a quanto pare non rientra tra le priorità di questo esecutivo.

Come mai, secondo lei?
Forse pensano che ciò non possa generare consenso nel breve termine. Tutte le misure che stanno mettendo in campo sono volte a questo scopo. Una cosa è certa, negli emendamenti che Forza Italia ha presentato alla legge di bilancio, moltissimi sono proprio volti a garantire maggiore sicurezza economica e sociale alle famiglie.

Qualche esempio?
Nella “contro Finanziaria” di Forza Italia il bonus bebè dovrebbe diventare permanente dagli attuali 960 a 1000 euro. I quattro giorni di congedo parentale per i papà dovrebbero essere portati a 10 da usufruire entro cinque mesi dalla nascita del figlio. Più risorse per gli asili nido, per i servizi per la prima infanzia, per il Fondo per il sostegno alle adozioni internazionali e norme pensionistiche agevolate per le madri che lavorano, in base al numero dei figli.

E il bonus per il terzo figlio?
Folkloristico ed estemporaneo. Uno specchietto per le allodole per distrarre dal nulla che hanno previsto in termini di politiche per la famiglia. Il problema della bassa natalità è una cosa seria, deve essere affrontato in maniera sistemica e non macchiettistica.

Maria Stella Gelmini con Silvio Berlusconi, fondatore di Forza Italia.

Un altro dei provvedimenti del governo è il Ddl Pillon, che tra le altre cose vuole contrastare i casi di alienazione genitoriale. Cosa ne pensa?
Si rischia di trasformare la separazione e l’affido in un campo di battaglia permanente. I figli non possono essere trattati come oggetti da dividere in parti uguali, hanno diritto alla stabilità familiare che va valutata caso per caso, lo dico da mamma separata. Una bigenitorialità che equipara le forze economiche dei genitori, a partire dall'eliminazione dell'assegno di mantenimento per i figli, è uno schiaffo alla realtà. Le donne hanno in media il 25% di ricchezza in meno, e verrebbero compromessi gravemente i diritti civili conquistati con 60 anni di battaglie.

Restando alla manovra, il cavallo di battaglia del M5s è il reddito di cittadinanza. Eppure non compare tra gli emendamenti...
Le do una notizia: il reddito di cittadinanza, studiato per comprare il consenso in vista delle elezioni europee, così come è stato narrato in questi mesi, non verrà erogato a nessuno, semplicemente perché non si farà. Non ci sono le risorse né le strutture per gestirlo e controllarlo.

Come finirà?
Prevedendo un collegato alla legge di Bilancio e non mettendolo in manovra, il governo ha già rinviato il varo del provvedimento. Di rinvio in rinvio si arriverà al momento in cui la Commissione europea ci metterà alle strette. Già nell’ipotesi di ravvicinamento tra Italia e Ue si prevede, come da noi già richiesto, lo spostamento delle risorse dal reddito di cittadinanza allo sviluppo economico. Insomma, gli elettori del M5s hanno capito che non mantengono le promesse.

Come si dovrebbero investire le risorse disponibili?
Abbiamo due necessità: lavoro e sicurezza del territorio, e quindi flat tax e interventi per il dissesto idrogeologico. Il primo si genera agevolando le imprese e consentendo loro di creare nuova occupazione e ricchezza. Per il secondo servono investimenti concreti e piani di risanamento coraggiosi. Non bastano i selfie o i tour in elicottero a favore di telecamera. Stiamo parlando di un Paese che a causa del maltempo si è letteralmente sbriciolato.

Selfie e tour in elicottero a favore di telecamera però erano gli strumenti che usava anche Berlusconi. E anche il Cav a fine 2017 lanciò la proposta di un reddito di dignità di 1000 euro. C'è differenza rispetto al reddito di cittadinanza?
Quella proposta era l’imposta negativa sul reddito. Tradotto: i contribuenti che non raggiungono una prestabilita soglia di reddito ricevono un sussidio monetario da parte dello Stato anziché pagare una imposta. Un’innovazione per noi ancora attuale, da inserire nell’ambito della più ampia rivoluzione fiscale della flat tax.

C’è un altro reddito di cui si parla: quello di maternità, proposta di legge depositata in Cassazione dal Popolo della Famiglia di Mario Adinolfi: 1000 euro al mese alle donne che rinunciano al lavoro per dedicarsi alla famiglia.
Ogni aiuto concreto dato alle famiglie è un investimento per il futuro, ma occorre valutare con attenzione l’impatto sociale anche in termini di bilancio statale. Una cosa è certa: un governo serio e capace deve mettere in campo misure di medio e lungo periodo per garantire sicurezza economica e sociale alle famiglie.

Tra l'altro l'Italia ha un tasso di disoccupazione femminile tra i più bassi d'Europa. Siamo un Paese sessista?
Tutti parlano di meritocrazia ma pochi la declinano in concreto. Da sempre è una mia battaglia. La mia prima proposta di legge da deputata fu proprio sulla meritocrazia e anche da ministro ho sempre lottato per il merito, per premiarlo e farlo emergere. È questo il grande vulnus della nostra società. La vera sfida da vincere è guardare con occhio scevro da pregiudizi di carattere sessuale e giudicare nel merito le competenze. Servirebbe una grande rivoluzione culturale ed è quello che stiamo cercando di fare: non sono le ‘quote’ il rimedio, ma il confronto reale e di merito.

Maria Stella Gelmini con la capogruppo di Forza Italia al Senato Anna Maria Bernini.

Intervenendo sul caso della giovane Desireé, lei ha lanciato l'idea di «una grande conferenza nazionale per l'adolescenza». Di cosa si tratta?
L'adolescenza è l’età in cui nasce il desiderio di evadere rispetto alle regole e alle convenzioni sociali. La famiglia, la società, la scuola e i vari centri formativi, dalle parrocchie alle scuole calcio, dovrebbero attivare gli anticorpi e di stipulare un patto di corresponsabilità per scongiurare altri casi Desireé. Una grande conferenza nazionale con tutti gli attori in campo, dagli insegnanti agli youtuber, dai social media all'associazionismo cattolico e laico, da chi si batte contro le droghe alle forze dell’ordine, potrebbe essere una base per salvare una generazione a rischio.

Nel governo Conte sono presenti solo 11 donne. Come mai?
Non mi stupisce. La narrazione machista che questo esecutivo sta portando avanti non contempla la presenza di figure femminili. Le poche che ci sono hanno un ruolo defilato. È una questione culturale e di bassi interessi di propaganda.

Vincenzo Spadafora, sottosegretario con delega alle Pari opportunità, ha istituito a Palazzo Chigi il tavolo di consultazione permanente per la promozione dei diritti e la tutela delle persone Lgbt. Lei è d'accordo?
Qualsiasi forma di discriminazione è inaccettabile. Ci auguriamo che Spadafora dedichi la stessa attenzione ai temi delle pari opportunità, al contrasto della violenza sulle donne e al raggiungimento reale della parità tra uomo e donna, a partire da quella salariale.

Passiamo al centrodestra. La Lega corre nei sondaggi, mentre Forza Italia arranca.
Lega e M5s hanno catalizzato il malcontento verso i partiti tradizionali e cavalcato l’onda della protesta veicolando messaggi chiari. Matteo Salvini con meno migranti, Luigi Di Maio con un reddito per chi non fa nulla. L’uno facendo leva sulla paura, l’altro sulla disperazione. Adesso sono al governo: manterranno le promesse senza dissanguare il Paese? Ho i miei dubbi.

Vi sentite ancora alleati di Salvini?
Con loro governiamo bene tante città e diverse regioni. Crediamo ancora in questa coalizione e mi auguro sia lo stesso anche per gli amici del Carroccio, anche perché l’esperienza giallo-verde è destinata a deflagrare. Litigano su tutto già dopo pochi mesi di governo: questo vuol dire che le prospettive sono pessime.

Si parla di un nuovo nome per il suo partito: l’Altra Italia. Quanto c'è di vero?
Si dicono tante cose. Noi restiamo aperti all’ascolto dei cittadini, degli amministratori locali e dei territori. Siamo un movimento in cammino verso l’Altra Italia e lavoriamo per fare emergere il partito del buon senso. Siamo certi essere ancora maggioritario, ancorché momentaneamente silente, nel nostro Paese.

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