5 Dicembre Dic 2018 0800 05 dicembre 2018

Joan Thiele: «Le donne unite spaccano»

Il coraggio di fare le proprie scelte. I commenti degli uomini di fronte a una ragazza con la chitarra. Il sogno di collaborare con Anderson Paak. L'artista di Tango si racconta a LetteraDonna.

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Joan Thiele Save Me Hotline Bling

Joan Thiele è una delle recenti sorprese musicali su cui puntare assolutamente l'attenzione. Nata in Italia da mamma italiana e padre svizzero-colombiano, si è fatta conoscere al pubblico grazie alla sua cover di Hotline Bling di Drake. Tango è il suo nuovo album, un lavoro «rappresentativo di un momento intenso a livello emotivo che ho vissuto in Armenia con mio padre, e che ho voluto raccontare». Emozionare, commuovere, sedurre è l'intento delle undici canzoni, undici piccole storie che riflettono la «sensazione di sentirsi un po' in un limbo, in cui si vaga alla continua ricerca di una direzione giusta», ha precisato la cantante. Nonostante i soliti pregiudizi e il sessismo che circonda l’ambiente musicale italiano, Joan sta conquistando un suo spazio grazie a un sound e uno stile unico che incanta i fan (tra i suoi follower anche Elisa e Jovanotti) e che coinvolge artiste come Myss Keta, che l'ha invitata per un piccolo cameo nel video Monica. Reduce del successo al Barezzi Festival di Parma, dove è stata vicina di palco di uno dei suoi miti Anna Calvi, Joan racconta a LetteraDonna quanto sia importante la solidarietà attorno a chi è costretta a subire proposte pesanti, come le vittime delle molestie dell'organizzatore del Supernova Festival Emanuele Podestà, sulla cui vicenda la cantante ha preferito, tuttavia, non rilasciare commenti.

DOMANDA: CRLN ha denunciato il suo disappunto per aver ricevuto insulti pesanti durante un festival. Qual è la tua esperienza rispetto a questi episodi?
Risposta: Anche a me è successo, non solo durante i miei concerti o dietro le quinte, ma anche nella vita quotidiana. Caroline è una mia amica, mi dispiace sia successa questa cosa. È davvero brutto vivere una cosa del genere. Secondo me il problema non sta tanto nell'insulto dei ragazzini, è qualcosa di più profondo. Viviamo ancora in una società fortemente maschilista, questo è il punto.

Cosa pensi dei movimenti come #MeToo?
Era chiaro da tempo che qualcosa doveva cambiare. Se le donne non hanno spazio è un problema.

Hai scritto Polite con un'amica. Quanto conta per te la complicità femminile?
La trovo fondamentale. Ho tante amiche, con loro vado d'accordo e ne sono felice. Insieme le donne spaccano. Nell'ambiente musicale siamo di meno, facciamo fatica ad emergere per colpa di certi retaggi culturali. Per questo motivo, secondo me, ci dovrebbe essere una forte solidarietà tra di noi, piuttosto che un conflitto.

Sei una ragazza che imbraccia una chitarra. Hai la sensazione che alcune persone non si siano ancora abituate all'idea che anche le donne possono essere delle brave musiciste?
Certo. Mi è capitato ultimamente durante un concerto con dei ragazzi un po' spocchiosi che mi guardavano con uno sguardo piuttosto critico. Dopo venti minuti di live li ho sentiti che dicevano: «Ah, ma allora sa suonare!». Io poi sono un'amante dello strumento e della produzione, la chitarra non la uso per fare scena…

Quale artista del passato ti ha elettrizzato?
Joni Mitchell, quando ero ragazzina ero nel mio mondo hippie e guardavo tutti i suoi video. Mi sentivo davvero in un'epoca sbagliata, avrei voluto vivere negli Anni '60 '70. Lei mi emozionava molto e in più era una chitarrista pazzesca. Crescendo mi sono avvicinata al pop, al rap, all'hip hop e a una donna che è stata un riferimento importante, Lauryn Hill. Quando ho cominciato ad ascoltarla mi si è aperto un mondo.

Oggi chi ascolti?
Sono innamorata delle Ibeyi, due gemelle franco-cubane bravissime che consiglio tanto, e poi SZA.

Se potessi scegliere, con quale musicista ti piacerebbe collaborare?
Con Anderson .Paak. Sarebbe troppo bello!

Oggi i social annullano l'aura di mistero che circonda i cantanti, e accorcia la distanza tra artista e pubblico. Questo rende difficile per gli artisti affermare la propria individualità e divenire icone. Sei d'accordo?
Sì, se mi faccio vedere nella mia quotidianità, mentre mi lavo i denti o faccio la spesa, posso creare un effetto di vicinanza col pubblico, che però azzera il fascino dell'artista. Io sono molto combattuta, a volte mi sembra naturale essere social, lo vivo come un gioco. Credo che alla lunga le persone si stancheranno di guardare la gente in bagno che fa le stories su Instagram.

In passato hai mai pensato di partecipare a un talent?
Sì, a 17 anni. Quando sei così giovane e non conosci nessuno, non sai da che parte andare. Io poi ho preso la strada del live. È stata più lunga, ma sono contenta di averla scelta, era la mia, ho fatto ciò che amo.

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