29 Novembre Nov 2018 1722 29 novembre 2018

Per Irene Pivetti la questione femminile non è più un tema su cui discutere

È tassativamente contraria all'aborto. E non vede alcuna minaccia nel ddl Pillon. Intervista all'ex presidente della Camera che torna in politica con Italia madre.

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Irene Pivetti Italia Madre

Sono passati 24 anni da quando Irene Pivetti, a soli 31 anni, veniva eletta presidente della Camera, diventando la seconda donna a ricoprire la terza carica dello Stato nella storia della Repubblica. Per tanti l’alba di una nuova era. Per la Pivetti, l’occasione per bollare il femminismo come «una stagione finita». Oggi, la vergine di ferro, che, dentro le mura di Montecitorio, indossava il tailleur come un’armatura, torna in politica con Italia madre. Anche se un vero e proprio addio forse non c’è mai stato. E di rinegoziare quella sua affermazione di tanti anni fa non se parla. Tanto che nel suo nuovo partito si discute molto di economia e imprese, ma non di donne.

DOMANDA: Onorevole, è davvero un buon momento per fondare un nuovo partito?
RISPOSTA:
Certo. C’è bisogno di maggiore chiarezza e determinazione se vogliamo rilanciare il tessuto economico del nostro Paese. Siamo stanchi di essere considerati una realtà in crisi e di doverci lagnare. Dobbiamo essere concreti e agire a favore delle imprese. Il resto è fuffa.

Italia madre si colloca in una sfera d'influenza ben precisa che è quella a vocazione centrista. Ma cos'è oggi il centrodestra?
Bella domanda. La Lega si è spostata a destra riscuotendo grande successo. Ma non ha saputo coprire i temi economici, che sono quelli che pongono gli imprenditori in grado di lavorare e di prendersi le proprie responsabilità.

Da ex-leghista, qual è il rapporto del suo partito con il Carroccio?
Lo andremo a scoprire alle elezioni amministrative. Vedremo se ci saranno le condizioni per formare delle coalizioni. Il mio rapporto personale con la Lega è, però, molto buono.

Quali sono i valori e gli obiettivi di Italia madre?
Rilanciare l’Italia e riportare il nostro Paese nuovamente al centro del Mediterraneo e dell’Europa.

Nel nome del suo partito compare il termine «madre». Perché?
Vogliamo sottolineare il legame affettivo che ci lega al nostro Paese, senza dimenticare il senso di responsabilità nei suoi confronti. La madre è colei che si prende cura di noi ma alla quale, ogni tanto, dobbiamo pensare.

Cosa pensa del tipo di identità femminile che l'attuale governo sta provando a diffondere attuando politiche che sembrano spazzare via le conquiste del passato?
Francamente, da parte di Lega e Cinque stelle non vedo nessuno sforzo in questo senso, né in positivo, né in negativo. Al massimo possiamo parlare di mancanza di una forte leadership femminile all’interno dell’esecutivo.

Cioè?
Le ministre ci sono. Ma sono le personalità di spicco a mancare.

Eppure da parte del governo sembra esserci il tentativo di sdoganare una retorica secondo cui non essere madri equivale a essere meno donne.
La maternità è un fatto spirituale, non solo un fatto biologico. Credo che ormai sia un elemento culturale acquisito da tutti.

«In passato ho aperto tante strade in tema di diritti delle donne e oggi, dopo tante battaglie, non è più un argomento su cui dover discutere. Almeno in Italia».

Irene Pivetti

C’è una tipologia di femminile che il suo partito intende promuovere?
Una donna molto stabile, che non ha bisogno di misurarsi con il maschio ed è capace di difendere la sua identità di fronte a nemici interni ed esterni. Ѐ la stessa che è raffigurata nella moneta riportata nel simbolo di Italia madre.

Cosa farà Italia madre per le donne?
Sinceramente trovo poco interessante la questione femminile. In passato ho aperto tante strade in tema di diritti delle donne e oggi, dopo tante battaglie, non è più un argomento su cui dover discutere. Almeno in Italia. Finalmente, possiamo archiviare l’approccio conflittuale e concentrarci sulla costruzione di un bene comune, senza distinzioni di sesso.

Da presidente dell'associazione «No vuol dire no», da sempre in prima linea contro la violenza di genere, cosa pensa del disegno di legge del senatore Pillon, che rischia di intrappolare le donne dentro casa?
Il ddl riflette una certa concezione della famiglia, non vedo nessuna minaccia. La violenza di genere non è la degenerazione di una lite coniugale. Ѐ un crimine commesso da una persona violenta che si accanisce su una persona più debole di lui. Non ha niente a che fare con un matrimonio andato male o con le dinamiche famigliari. Per questo non riesco a capire come rendere meno facile un divorzio possa lontanamente avere a che fare con il tema degli abusi. La violenza è un reato. Si denuncia e si reprime.

Cosa pensa della mozione anti-aborto approvata a Verona?
Credo che sia veramente importante sviluppare una cultura pro-vita. Su questo non negozio, a costo di essere impopolare. In questi anni ho visto molta ipocrisia. Gli stessi consultori, che dovrebbero spingere una ragazza a non abortire, diventano luoghi dove si facilita questa pratica. L’aborto non è la soluzione del problema.

Quindi è d'accordo con chi sostiene la necessità di cambiare la 194?
Purtroppo tutti i tentativi di modifica di questa legge sono andati a franare. Se esistesse una seria costruzione politica che punti a riformarla, sarei la prima a firmare.

«Vorrei che si lavorasse per sostenere il diritto alla vita, sia del nascituro che della madre. In modo da risolvere la situazione senza implicare un omicidio».

Irene Pivetti

Quali modifiche vorrebbe vedere?
Vorrei che si lavorasse per sostenere il diritto alla vita, sia del nascituro che della madre. In modo da risolvere la situazione senza implicare un omicidio. E questo si può fare moltiplicando i supporti per le maternità indesiderate e implementando la possibilità di dare in adozione i bambini. La soluzione non può essere sopprimere una vita.

Contro l’aborto, sempre e comunque, quindi.
Esattamente. Su questo punto non transigo.

Durante la giornata internazionale «Le donne, acqua nel deserto» è stata premiata per il suo lavoro a favore dell'empowerment femminile. Come concilia questo impegno con i suoi valori profondamente cattolici?
La religione cattolica è l’unica confessione che pone la donna al di sopra di tutto. La figura femminile è la più perfetta delle creature. Non devo sforzarmi di armonizzare niente.

In questi giorni si sta discutendo del disegno di legge sul Codice Rosso, ispirato al lavoro dell’associazione Doppia Difesa, che obbliga il pm a sentire la donna vittima di violenza entro tre giorni. Cosa ne pensa? Si tratta di propaganda che agisce solo sul profilo emergenziale?
Sicuramente è necessario attutire il più possibile l’impatto dell’abuso subito. Spesso il processo è vissuto come una seconda violenza. Se questa norma agevola questo aspetto, ben venga. Non sono però nelle condizioni di affermare se ci siano veramente tutti gli elementi fattuali per realizzarla.

Dove punta ad arrivare con Italia madre?
Al parlamento europeo. Ma dobbiamo ancora ragionare sulle alleanze utili da stringere.

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