29 Novembre Nov 2018 0800 29 novembre 2018

Caterina Murino racconta il suo personaggio in 'Se son rose'

Dalla suora che interpreta nel nuovo film di Pieraccioni, al bullismo subito da piccola, #MeToo e Dissenso Comune: «È come aderire a un partito politico»: l'intervista.

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Caterina Murino Se Son Rose

Dalle invidiate liaisons dangereuses (relazioni pericolose) con l’agente 007 ai fragili intrecci di Chi salverà le rose?. Stavolta Caterina Murino si spoglia (senza rinnegarla) della sua immagine di bond girl fatale per vestire i panni di una suora laica in Se son rose…, il nuovo film di Leonardo Pieraccioni in uscita il 29 novembre. Un ruolo molto lontano dal vissuto privato e lavorativo dell’attrice, che tradisce però la voglia di nazionalpopolare di una donna che nell’immaginario collettivo ha incarnato per decenni un ideale di bellezza mediterranea dai toni sofisticati e mai volgari. Ottenendo la sua rivincita su chi da ragazzina la prendeva in giro paragonandola all’ippopotamo con il tutù che appare in Fantasia. Perché prima o poi «la vita sorprende tutti, bulli e bullizzati». E rimescola le carte in tavola, proprio come l’abile Le Chiffre di Casino Royale.

DOMANDA: Dai film d'autore francesi alla commedia italiana. Se son rose... ha il sapore del ritorno a casa?
RISPOSTA:
Me lo auguro. Anche se in realtà non ho mai abbandonato l’Italia. Nel 2017 ho recitato in altri due film italiani, Chi salverà le rose con Carlo Delle Piane e Lando Buzzanca e Agadah. Senza contare tutte le pièce teatrali che mi hanno portata in giro per il Belpaese.

Com'è stato lavorare con Pieraccioni?
Sono molto felice di aver girato il suo film, ci conosciamo ormai da 20 anni. Appena arrivata sul set, però, ero un po’ tesa. Per la parte di Benedetta mi sono ispirata a una figura molto famosa, orientandomi grazie a video trovati su Internet. Inizialmente ho temuto che il mio personaggio, così come lo avevo sviluppato, non potesse incastrarsi con quello pensato da Leonardo.

Invece?
Fortunatamente tutto quello che avevo preparato funzionava. Per me è stata una grande soddisfazione.

I due provini mancati per Il pesce innamorato e Il principe e il pirata sono acqua passata dunque.
Lui mi ha risposto che è uno di quei tipi che hanno bisogno di prendere tempo sulle cose.

Che donna è Benedetta, che interpreti in Se son rose...?
Leonardo mi ha regalato un ruolo davvero bello, anche se molto lontano da me. Benedetta è un’ex del protagonista diventata una suora laica. Ѐ una donna che ha vissuto e che ha raggiunto la sua pace interiore. Ma è anche estremamente timida, ed è per questo che utilizzerà un escamotage quasi bambinesco per raccontare la verità a Leonardo.

Che cosa rappresenta il tuo personaggio?
Ogni ex del protagonista rappresenta uno degli aspetti che mettono in crisi una coppia. Benedetta simboleggia la noia.

Credits: Alessio Piccirillo.

Letterina, Miss Deborah e Bond girl. Per decenni hai incarnato la bellezza ideale mediterranea. Cos'è il corpo femminile?
Ѐ una creazione divina straordinaria. Le donne portano la bellezza nelle loro fattezze. Ma soprattutto è una macchina straordinaria che regala la vita.

In molte interviste hai dichiarato di essere stata vittima di bullismo da piccola a causa del tuo aspetto. Cosa c'era che non andava in te?
Ero molto in carne. La rivincita su chi mi prendeva in giro è arrivata dopo. E me l’ha data la vita. Ero la più brutta della classe ma poi mi si sono sviluppata come donna, a differenza di altre mie compagne ritenute più belle. Ecco perché a chi è vittima di bullismo vorrei ricordare che il proprio riscatto, prima o poi, arriva.

Quale tipo di rivincita ci si può prendere?
La vita dimostra immensa fantasia in questo. Può essere lo sbocciare di un genio o il successo sul lavoro. Non necessariamente deve essere legata all’aspetto fisico, sebbene i social ci portino sempre più a pensarla in questi termini.

Che rapporto hai con il tuo corpo?
Sono in grado di vedere i miei pregi e i miei difetti. Ma soprattutto lo ascolto, anche se devo imparare a farlo più spesso.

Cosa pensi del movimento #MeToo?
Le mie colleghe sono state in grado di dare forza a tutte coloro che per anni hanno dovuto confrontarsi con violenza e soprusi. In quest’ottica, la campagna #MeToo ha fatto qualcosa di più importante del dare voce alle vittime. Ha dato coraggio.

E veicolato il messaggio che raccontare un abuso è sempre importante, non c'è una data di scadenza.
Purtroppo se ci si sveglia dopo tanti anni diventa difficile portare prove. I casi di violenza accompagnati dal dubbio rischiano di screditare tutto quello che c’è dietro. Ecco perché spero che adesso si cominci a denunciare subito, quando le testimonianze sono ancora calde e possono essere impugnate davanti a un giudice.

Non sei tra le attrici che hanno firmato il manifesto Dissenso comune. Come mai?
Perché è come aderire a un partito politico. Le iniziative di questo tipo presentano dei punti su cui mi trovo perfettamente d’accordo. Tanti altri, però, sono lontani anni luce dal mio modo di pensare. E se c’è anche solo un aspetto che per me stona, preferisco non posizionarmi sotto una determinata campana.

Sei mai stata vittima di molestie?
Mai.

Dove ti vedremo prossimamente?
A teatro con L’idea di ucciderti di Giancarlo Marinelli e con Otto donne e un mistero, con Debora Caprioglio e Anna Galiena.

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