Sessismo

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28 Novembre Nov 2018 1703 28 novembre 2018

Diana De Marchi: «Così Milano ha battuto il sessismo»

Qui la pubblicità con la modella in lingerie è stata rimossa prima che altrove. Intervista alla consigliera che si è battuta per una metropoli meno diseguale.

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Pubblicità Sessista Milano Diana De Marchi

Amministrazione, cittadinanza attiva e antisessismo si incontrano a via Forlanini a Milano. Da qui pochi giorni fa è partita una rivolta a più voci per segnalare e rimuovere l'ennesima pubblicità discriminatoria che vedeva una figura femminile seminuda usata per vendere un olio per motori. Sì, un lubrificante per motori e una donna in lingerie. Una sfida a qualsiasi logica, ma una conferma per il pensiero sessista che negli spot vede ridotta la donna a un oggetto inerme che può essere usato per vendere qualsiasi prodotto. A Palermo lo stesso cartellone è stato oggetto di un blitz femminista. «Basta», hanno scritto in rosso alcune attiviste ridando così vis polemica a una modella altrimenti muta. Il capoluogo lombardo invece ha fatto di più. Attraverso la sua amministrazione è riuscita a rimuovere rapidamente il manifesto dallo spazio di affissione che per giunta non era di proprietà diretta del Comune. Chi si è battuta per questa rimozione è la consigliera comunale del Partito democratico Diana De Marchi che presiede la commissione pari opportunità e diritti civili del Consiglio comunale. Ora la stessa consigliera pensa a una delibera per fare in modo che Milano non debba più vivere questi episodi in futuro e che anche gli spazi non di proprietà del Comune possano essere sottoposti a maggiori regole e codici di condotta.

DOMANDA: Consigliera, su che fronti state lavorando per fare in modo che le pubblicità sessiste siano sempre meno una realtà?
RISPOSTA:
C'è già una delibera del Consiglio comunale che risale al 2013 e che ha dato degli indirizzi fondamentali in materia di pubblicità discriminatoria e lesiva della dignità delle donne. Un lavoro condotto dalla precedente amministrazione con Pisapia. Quello che nel frattempo succede è che le regole di quella delibera, pur se attuali e condivisibili, non possono incidere anche sugli spazi non di proprietà del Comune. Quello che è avvenuto a via Forlanini è che – grazie alle segnalazioni di una pagina Facebook sulla pubblicità sessista - ho allertato subito l'amministrazione per avere informazioni su quello spazio e contemporaneamente l'intervento programmato dallo Iap – Istituto autodisciplina pubblicitaria - tramite un'ingiunzione ha consentito di agire molto rapidamente. Questo può essere il modello di alleanza per incidere in futuro anche sugli spazi che non sono del Comune di Milano. In tema di pubblicità è importante promuovere in tutta la città messaggi che non siano discriminatori. Per una nuova delibera stiamo cercando di lavorare in questo modo con tavoli e riunioni con tutte le realtà. Ci siamo attivati anche nel caso della pubblicità che raffigurava una donna uccisa in vetrina durante i giorni del Black Friday. Quella pubblicità era orribile e andava levata. Ora però bisogna trovare un codice comune.

Una moral suasion insomma...
Stiamo cercando di attuare un piano antidiscriminatorio del Comune che già fa tantissime azioni riconosciute da più parti ma non ha un progetto complessivo. Un piano che metta in fila dei principi, della modalità di intervento e anche una sorta di osservatorio sul fenomeno. Stiamo ancora ragionando ma anche il tema della pubblicità può rientrare in questo discorso. Sulla vicenda in questione invece siamo stati soddisfatti che ci sia stato un incontro da parte di diversi soggetti sullo stesso punto. Credo significhi che a Milano e con il Comune si può parlare.

Bene Milano! Ottimo che la consigliera Diana De Marchi insiEme all' Istituto Di Autodisciplina Pubblicitaria abbia...

Geplaatst door Il corpo delle donne op Woensdag 21 november 2018

C'è anche una sensibilità più spiccata da parte dei cittadini che segnalano episodi di questo tipo?
Sì, l’ho trovato straordinario a livello di sinergie comuni. Possiamo anche continuare a parlare del 25 novembre (la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, ndr) e della sua importanza, ma dobbiamo anche cambiare i modelli culturali violenti. Quelli che sono contrari a tutto quello che stiamo facendo per cambiare le relazioni tra le differenze di genere e non solo.

Ci sono state voci che si opposte?
Qualche ‘bacchettona’ su Facebook me lo sono preso. Poi quando parli di modelli culturali e di diritti c'è sempre chi sottolinea che c'è qualche altro problema da affrontare prima. Ovvio che la pubblicità è solo una parte di un problema generale, ma questa azione contro gli spot sessisti fa parte di un pezzo significativo delle soluzioni per vivere meglio insieme. Poi c’è sempre chi dà del moralista, ma in questo caso c'è stata un'azione condivisa dai cittadini che per primi l’hanno segnalata, un intervento dell’amministrazione che si è mossa immediatamente per capire il tipo di spazio occupato e anche dello Iap. Tutti insieme abbiamo detto cosa non era accettabile.

Non mi ricordo lo stesso livello di indignazione per la pubblicità di Dolce&Gabbana del 2016 con una donna circondata da uomini e tenuta ferma a terra. Stiamo crescendo?
Credo di sì e mi fa piacere che questo sia un segnale di grande consapevolezza della città. Qui ci sono delle regole che vengono vissute in maniera forte dal tessuto sociale della città. Norme condivise e che continuano a crescere con i cittadini; ed è un bel successo. Ma oltre alla legge ci sono tanti strumenti per portare dei miglioramenti anche culturali. Le discriminazione di genere esistono ancora oggi; non è solo con le leggi che si affronta, tanto è vero che non abbiamo ancora risolto il problema.

Faccio del benaltrismo. E quando è l'uomo a essere rappresentato come oggetto su un cartellone pubblicitario, non è che i nervi delle donne sono particolarmente scoperti in virtù di una specifica condizione femminile?
Se qualcuno segnalasse altrettanta violenza su una pubblicità che riguarda gli uomini interverremmo anche lì. Se c’è violenza sul corpo maschile e di un tipo così raccapricciante, non va bene. Però sicuramente l’utilizzo del corpo delle donne com’è stato fatto negli ultimi anni è stato proprio esasperato: il nostro corpo è apparso come un oggetto di cui puoi fare qualunque cosa. Questa mancanza di rispetto, questa assenza di dignità per i modelli femminili usati nelle pubblicità ci dimostra come sia stato utilizzato. Adesso abbiamo questo modello culturale di differenze tra uomo e donna che va equilibrato.

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