25 Novembre Nov 2018 0630 25 novembre 2018

Violenza sulle donne, la sorella di Noemi Durini: «Non sottovalutate i segnali»

Il 3 settembre 2017 è stata uccisa da Lucio Marzo. In occasione del 25 novembre, Benedetta ci racconta come si riconosce un rapporto disfunzionale. E ricorda che il possesso è il primo campanello d'allarme.

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Noemi Durini Violenza Sulle Donne

Non è amore se ti vieta di vestirti in quel modo. Non è amore se non vuole che esci con le tue amiche. Non è amore se ti chiede di lasciare una passione perché il tuo mondo deve girare solo attorno a lui. Noemi Durini aveva una vita simile a quella di tantissime 16enni: andava a scuola, amava la danza, suonava il flauto traverso, usciva con le ragazze della sua età. Nell’estate del 2016 il suo ragazzo la lasciò e un altro della sua scuola, Lucio Marzo, iniziò a corteggiarla. Dopo i primi mesi insieme, iniziò a essere possessivo. «La amo e non la tradirò mai per potermela tenere stretta e sposarmela. Se lei non mi farà niente io non la lascerò mai e farò presto a trovare una macchina e una casa e vivere con lei per sempre. Dopo i miei 18 anni la vita è mia e la promessa sarà quella di convivere con te per sempre e poi sposarsi per sempre», scriveva lui nel suo diario, dove quei mai e per sempre tanto enfatizzati suonano così soffocanti. Arrivò un giorno in cui Lucio - tre Tso alle spalle per problemi di autocontrollo e un contesto familiare difficile - le mise le mani addosso. E probabilmente un altro e un altro ancora. Con certezza non sappiamo quanti, perché lei non può più raccontarcelo. Il 3 settembre 2017 Noemi scompare dalla sua casa di Specchia, in provincia di Lecce. Dieci giorni di ricerche incessanti per la sua famiglia, fino al 13 settembre, quando Lucio Marzo crolla davanti agli inquirenti: confessa di aver ucciso Noemi e porta gli agenti sul luogo in cui aveva occultato il corpo: l’aveva sepolta ancora viva sotto un cumulo di pietre nelle campagne di Castrignano del Capo. Verrà condannato a 18 anni e otto mesi con rito abbreviato il 4 ottobre 2018 dal tribunale dei minorenni. Ma la famiglia di Noemi non crede che abbia agito da solo: il 16 novembre si è opposta all'archiviazione delle indagini e ora si attende la decisione del giudice. I genitori di Lucio, specialmente il padre, si erano sempre opposti alla relazione con Noemi arrivando a definirla «un cancro», sostenendo che fosse lei a far male alla salute del figlio. Dopo l'omicidio hanno più volte infangato la sua memoria in tv.

FERMARE LA VIOLENZA

Benedetta Durini, di sei anni più grande di Noemi, si è laureata due settimane dopo il ritrovamento del corpo di sua sorella. «ll 22 settembre abbiamo fatto il funerale di Noemi, il 28 sono andata a discutere la tesi. Avevo già tutto pronto, se avessi deciso di fermarmi so che lei ci sarebbe rimasta malissimo», mi racconta. Da qualche anno Benedetta vive a Reggio Emilia, dove studia 'Scienze dell’Educazione, educazione sociale e interculturale' - anche se dopo quello che è successo a sua sorella ha interrotto quel percorso per un periodo, che poi ha ripreso, frequentando un Master con indirizzo criminologico. Il 25 novembre è la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne e abbiamo voluto darle voce per ricordare insieme a lei quali sono i segnali a cui prestare attenzione. Perché, ricordiamolo, i raptus non esistono. Esistono uomini violenti che dobbiamo riconoscere e allontanare prima che sia tardi.

Noemi con la sorella Benedetta.

DOMANDA: Benedetta, partiamo dall'inizio. Dal rapporto tra Noemi e Lucio Marzo.
RISPOSTA:
I primi mesi lui si era dimostrato un ragazzo tranquillo, la corteggiava tantissimo, niente mi faceva pensare che si sarebbe rivelato un assassino. Da dicembre in poi invece abbiamo capito che la loro era una relazione disfunzionale per Noemi.

Quali erano i segnali?
Voleva tenerla sempre con lui, era molto possessivo e geloso: per farti un esempio, voleva che lei Noemi mettesse la giacca in un determinato modo per non far vedere le sue forme. Non voleva che praticasse danza, una passione che lei coltivava da quando aveva quattro anni. L'ha convinta a smettere.

Quindi a un certo punto qualcosa è cambiato in lui.
Sì. A causa di persone che gli facevano il lavaggio del cervello ha iniziato ad avere una visione distorta della loro relazione. Veniva manipolato psicologicamente di continuo. Mia sorella ha cercato di tirarlo fuori dal contesto negativo in cui si trovava.

Intendi dalla sua famiglia?
Sì. I genitori di Lucio non hanno mai acconsentito a questa relazione.

Perché secondo te?
Vedeva che mia sorella, che veniva da una famiglia perbene, voleva tirarlo fuori dal suo contesto perché lo vedeva stare male.

Com’era davvero quel contesto di cui si è tanto parlato?
Tutto l’amore che ci hanno fatto vedere in tv non c’era. Era molto solo, ai suoi genitori non è mai interessato nulla di lui. Per questo mia sorella se ne prendeva cura.

Quando hai iniziato a capire che il loro rapporto non era sano?
Se il tuo ragazzo ti dice «se mi lasci mi ammazzo» c’è qualcosa di grave che non funziona. A un certo punto c’è stato un cambiamento radicale del mio punto di vista.

Raccontami.
In primavera lui la picchiò e mia madre andò a fare denuncia. Le dissi: «Adesso basta. Lascialo, chi ti picchia non ti ama», e lei questo lo sapeva. Però quando uno è un manipolatore riesce a giustificare in ogni modo quello che ha fatto e tu finisci per crederci.

Come vi siete accorti che lui le metteva le mani addosso? Ve lo raccontò Noemi?
No, qualcuno in paese vide la scena e chiamò i carabinieri, che a loro volta telefonarono a mia madre. Poi siamo andati in ospedale. Ci sono stati altri avvenimenti però di cui lei non aveva parlato, a questo punto mi chiedo quante altre volte sarà successo.

Cosa dissero a tua madre quando andò a sporgere denuncia?
Le solite cose: hanno minimizzato e non hanno mosso un dito. Non si sono mai attivati chiamando i servizi sociali per esempio, nonostante Lucio fosse minorenne.

Noemi a quel punto si era resa conto della gravità di quello che le stava succedendo?
Assolutamente. E l’ha lasciato. Non so come lui l’abbia convinta poi a tornare da sé. Nell’ultimo periodo Noemi diceva di volersi trasferire qui da me a Reggio Emilia, voleva chiudere la relazione definitivamente, voleva riprendere danza, studiare, stava facendo progetti senza di lui. Con il passare del tempo aveva iniziato a rendersi conto che quella relazione stava diventando pericolosa per sé stessa.

Credi che l'abbia uccisa perché sapeva che lei voleva lasciarlo?
Purtroppo penso di sì.

Sia tu che tua madre eravate intervenute provando a farle chiudere quella relazione?
Sì. Io, mia madre, le sue amiche, tutti. Lei voleva, ma le dispiaceva. A lei dispiaceva sempre di tutto. Figurati sentirsi dire «Non mi sento bene a casa mia, mi trattano male…». Si sentiva caricata di una grande responsabilità. Queste sono scelte difficili per donne di 40 anni, figurati per una ragazzina che sta ancora cercando di costruire la sua identità.

Il 3 settembre 2017 è scomparsa da casa di tua madre. Avete subito pensato che lui potesse averle fatto del male?
Noemi si era già allontanata una volta con Lucio, prima dell'estate, quando era stato cacciato di casa dal padre. Però quella mattina quando mia madre mi chiamò alle 8 dicendomi che Noemi non era a casa, ma le sue cose erano in camera sua abbiamo pensato subito fosse successo qualcosa.

È uscita di casa in piena notte.
Alle 4.54. Quella sera era ha guardato un film, poi è andata a dormire. Lui verso le 4 di notte l’avrà chiamata e lei sarà uscita. Non so con quale scusa l'abbia convinta. Ci penso ogni giorno.

E quando tua madre è andata a denunciare la scomparsa?
Le hanno detto: «Non si preoccupi, è una ragazzina, sarà da qualche amica». Mia mamma ha dovuto alzare la voce, chiamare il questore per farsi ascoltare. E poi sono iniziate le ricerche senza sosta.

Oggi è la Giornata contro la violenza sulle donne: cosa possiamo dire a chi è vicina a un'amica o una sorella con una relazione disfunzionale?
Che i segnali si vedono da subito, se ci si accorge che una sorella o una figlia cambia degli aspetti del suo carattere bisogna allarmarsi. Io ho sempre visto in Noemi una persona solare, poi ho iniziato a percepire un malessere in lei. Quando succede bisogna indagare.

Dopo la morte di Noemi avete fondato un’associazione a suo nome, inaugurata il 16 novembre.
Sì, ha sede a Specchia, nel nostro paese. Si chiama Associazione Casa di Noemi. L’idea è venuta a mia madre, ma ne fanno parte molte delle donne della nostra famiglia.

Qual è il vostro intento?
Portare la voce di Noemi e la voce di altre donne all’interno di scuole e piazze con uno scopo preventivo e di sensibilizzazione rispetto al tema della violenza di genere. Un conto è ascoltare un messaggio in tv, diverso è sentire una testimonianza diretta di chi ha vissuto una storia di violenza sulla propria pelle. Vogliamo essere un punto di forza nel nostro piccolo.

L'assassino di Noemi è stato condannato a 18 anni e otto mesi di reclusione. Come avete preso la sentenza?
Il processo è stato con il rito abbreviato, quindi non potevamo aspettarci chissà cosa. Purtroppo lui era minorenne quando ha compiuto l’atto quindi anche quello non ci è stato d’aiuto. Ma per noi neanche una pena di mille anni sarebbe stata di conforto, mia sorella non ce la riporta indietro nessuno. E vorrei dire un'altra cosa.

Dimmi.
Su di lui la sentenza c’è già stata ma vedremo se ci saranno altre responsabilità. Noi crediamo che ci siano cose che non quadrano.

Lui non si è mai pentito.
Mai, assolutamente. Solo pensare che è uscito dalla caserma facendo la lingua a tutti il giorno stesso della confessione. Una sfida di potere.

Hanno provato anche a mettere in dubbio la sua capacità di intendere e volere.
Sì, ma lui era assolutamente in grado. Aveva pianificato tutto, il suo era un piano ben preciso. Ha premeditato, agito con crudeltà e per motivi futili. Spero soltanto che almeno quei 18 anni e 8 mesi se li faccia tutti. La pena più severa sarà avere a che fare con la sua coscienza per quello che ha fatto a mia sorella. Per tutta la vita.

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