23 Novembre Nov 2018 0800 23 novembre 2018

Il Terzo Segreto di Satira racconta la violenza sulle donne

I comici presentano a LetteraDonna la loro nuova webserie che illustra le condizioni di vita delle madri e delle figlie del Nicaragua. E come si possono denunciare padri e mariti.

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Terzosegretodisatira Serie Nicaragua

Dal Meraviglioso mondo di Pisapie all’inferno del Nicaragua. Non potevano certo saperlo, i ragazzi del Terzo Segreto di Satira, quando nel 2012, quasi per gioco, hanno iniziato a prendere in giro la politica italiana attraverso i loro filmati, geniali e pungenti: in poco tempo sono diventati fra i videomaker più apprezzati e popolari d'Italia. Ironia e leggerezza, questi i loro marchi di fabbrica, perfetti per ridicolizzare chi sta al potere e chi all'opposizione. Un po' meno, almeno sulla carta, per trattare e diffondere il tema della violenza sulle donne in uno dei paesi più poveri del Centro America. Una sfida a cui però i cinque ragazzi del collettivo milanese non hanno voluto sottrarsi. E così, complice il bando indetto dal Gruppo volontario civile (Gvc), Ong con sede a Bologna, per documentare l'iniziativa di volontariato «Eu Aid Volunteers», è arrivata la svolta.

TERZO SEGRETO DI SATIRA ON THE ROAD

Una webserie intitolata TSS On The Road, visibile sulla pagina ufficiale di Facebook del Terzo Segreto di Satira e presto anche su YouTube. Cinque puntate da nove minuti ciascuna per documentare le condizioni in cui vivono le comunità più svantaggiate in Nicaragua e i rifugiati siriani in Libano. In una delle puntate, in particolare, le protagoniste sono le donne di Waslala, cittadina rurale e periferica a circa 80 chilometri a nord di Managua, la capitale del Nicaragua, Paese dove metà della popolazione (soprattutto femminile) vive sotto la soglia della povertà. Dove il 90% delle violenze sulle donne è di tipo domestico. E dove la violazione dei diritti umani, soprattutto nelle zone più rurali e periferiche, viene percepita come qualcosa di… normale. I videomakers milanesi ne parlano il sabato 24 novembre 2018 al WeWorld Festival, giunto alla nona edizione, dal 23 al 25 novembre (giornata mondiale contro la violenza sulle donne) organizzato da We World Onlus, da 20 anni impegnata nella difesa dei diritti femminili e dei minori in Italia e nel mondo. Per due settimane hanno affiancato le volontarie Gvc del progetto «Para: Donne libere dalla violenza», il cui slogan è: «No es Normal». Perché come detto, per molte di loro, in Nicaragua, subire le violenze dei mariti e degli uomini fa parte della loro routine, dell'essere semplicemente donna, moglie o figlia. La cultura della denuncia non c’è, non esiste. Non viene neanche considerata, ed è da qui che parte il lungo e complicato processo avviato proprio dalle volontarie che mira a garantire l'uguaglianza di genere e migliorare le condizioni di vita di donne e bambine, come spiegano a LetteraDonna Pietro Belfiore e Davide Bonacina, due dei ragazzi del Terzo Segreto di Satira: «Il primo obiettivo di questo progetto è cercare di cambiare la cultura della rassegnazione femminile davanti alle violenze subite, creando la consapevolezza del fatto che denunciare si può, anzi: si deve».

DOMANDA: In che modo?
RISPOSTA:
Si comincia dall'educazione dei bambini, spiegando loro che la violenza non può e non deve essere accettata all’interno di una società. E che denunciare qualunque episodio di violenza non è una possibilità ma un dovere morale per tutti, grandi e piccoli.

E gli adulti?
Si lavora anche su di loro e con loro. Durante la nostra permanenza nel villaggio di Waslala abbiamo conosciuto Donna Esperanza, una delle persone più agguerrite all’interno della comunità. Ha studiato legge, è una figura molto vicina a quella dell'avvocato anche se ufficialmente non lo è, laggiù l'espressione corretta è: defensoras. Lei ci ha spiegato che con gli adulti si fa molta più fatica. Superata una certa età è quasi impossibile cambiare l’impostazione mentale di uomini e donne che per tutta la vita hanno vissuto in quel modo, con determinate idee e una totale assenza di cultura a favore dei diritti umani, specie quelli femminili. Ecco perché le risposte migliori arrivano inevitabilmente dai bambini.

Parlavate di due obiettivi. Qual è il secondo?
La possibilità di dare sostentamento alle donne che decidono di abbandonare la casa dei mariti. Sono i casi più estremi, quando queste persone raggiungono un'esasperazione tale per le condizioni in cui vivono che non resta loro altra scelta se non scappare. In Nicaragua la maggior parte delle donne non hanno alcuna indipendenza economica. Se abbandonano la casa, non hanno alcun sostentamento per mantenersi. Ecco perché a Waslala esiste questa piccola comunità che mette a disposizione stanze dove alloggiare in modo permanente o solo per un breve periodo, a seconda delle esigenze. Il nostro documentario cerca di raccontare, nella maniera meno invasiva possibile, lo stato in cui vivono molte donne del Nicaragua e il lavoro che svolgono le volontarie di Gvc insieme a istituzioni e autorità locali, al fianco delle donne e degli uomini delle comunità rurali.

Perché «meno invasiva possibile»?
Ci sono molte donne che da quando hanno abbandonato i mariti non hanno più visto un uomo. E parliamo anche di ragazzine di dodici o tredici anni che hanno già partorito dei figli e che vivono in capanne dove il pavimento è composto prevalentemente dal fango. Per loro l’impatto emotivo di incontrare sei ragazzi come noi, occidentali e per giunta muniti di telecamere, può essere molto difficile, e stiamo usando un eufemismo. Considerate che la porta di ingresso di questa comunità è composta da un portone di metallo con doppia mandata, tre catene e due lucchetti. Soprattutto nell’approccio abbiamo dovuto mantenere una certa distanza, fisica e non solo, lasciando inizialmente alle volontarie il compito di spiegare il motivo della nostra presenza.

Quanto è stato difficile combinare l’ironia e la leggerezza che contraddistinguono da sempre i vostri filmati a questo tipo di realtà?
Era proprio la domanda principe che ci siamo posti quando abbiamo accettato questa sfida e dopo aver vinto il bando. Come coniugare il nostro modo di raccontare le cose a dei temi tanto delicati? Poi abbiamo capito che in fondo, la soluzione era davanti ai nostri occhi.

Cioè?
Abbiamo deciso di mantenere la nostra chiave di lettura che per molti può apparire “leggera”. Ma trattare un argomento con leggerezza non significa per forza sminuirne l’importanza. In questo caso il nostro approccio serve ad ampliare il più possibile il pubblico e ad arrivare a più persone possibili. Può sembrare una frase banale, ma la violenza sulle donne, che avvenga in Italia o in Nicaragua, è un tema che dovrebbe interessare tutti noi. E se attraverso il nostro linguaggio un’ong come Gvc riesce a veicolare meglio questo tema e sensibilizzare più persone possibili, perché non farlo? Inoltre, una volta arrivati nel paese, abbiamo fatto un’importante scoperta.

Quale?
Sono una ventina le donne che abbiamo incontrato e ci siamo accorti che alcune di loro avevano già una predisposizione nel recepire il messaggio che le volontarie cercano di trasmettere, e cioè che la denuncia per violenze è possibile. Proprio a loro, ma non solo, si rivolge una compagnia teatrale itinerante composta da attori e attrici tutti nicaraguensi, che attraverso il loro spettacolo, comico e satirico, raccontano a modo loro il tema della violenza sulle donne, spiegando in buona sostanza come occorre comportarsi. In particolare ridicolizzano il ruolo del marito, proprio per cercare di abbattere il muro della difficoltà a comprendere che anche la figura del pater famiglia si può e si deve denunciare.

Una volta acquisita questa consapevolezza, denunciare diventa più semplice?
Mica tanto ma è il primo passo, ed è quello più importante. Considerate questo: il femminicidio, in Nicaragua, è considerato tale solo se è il marito l’autore dell'omicidio. In tutti gli altri casi, l'aggravante non viene considerata, semplicemente non esiste. Le denunce inoltre si possono effettuare solo nei grandi centri abitati, e raggiungerli dai piccoli villaggi è tutt’altro che semplice. Basti pensare che dalla capitale a Waslala occorrono quattro ore di fuoristrada, e sono appena ottanta chilometri. C'è chi arriva a piedi impiegando giorni, chi chiedendo passaggi di fortuna. Senza dimenticare che la polizia nicaraguense è interamente composta da uomini. E anche questo può essere un problema.

Dopo il vostro film: Si Muore Tutti Democristiani quali sono i vostri prossimi progetti?
Stiamo cercando di studiare e possibilmente capire in anticipo dove andrà a parare questo governo gialloverde, di sicuro la sensazione è che diventerà sempre più verde, e non stiamo parlando di semafori, anche perché oggi come oggi di rosso c'è davvero poco. In particolare stiamo sviluppando qualche idea sul Movimento Cinque Stelle ma non è facile. Siamo nel classico caso in cui la realtà supera la fantasia. Un europarlamentare (leghista) che prende a scarpate il foglio del discorso di un commissario europeo, ad esempio, non è al di sopra di ogni immaginazione?

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