22 Novembre Nov 2018 1220 22 novembre 2018

Pina Turco: «Ecco come si può rinascere dopo l'inferno»

Intervista all'attrice di Gomorra su «Il vizio della speranza», film che narra il ritorno alla vita. Anche tra prostitute che vendono i loro figli per scelta.

  • ...
Pina Turco Edoardo De Angelis Film

Maria è una giovane donna dall'anima lacerata che si muove nell’inferno in terra, cappuccio calato sulla testa e un pitbull al guinzaglio. Quand'era bambina l'hanno violentata e stava pure perannegare, s'è salvata o forse è solo una salvezza apparente. Vive a Castel Volturno, è buio intorno a lei. Si prende cura di una madre sconfitta. Lavora per una donna amante del lusso e tossicomane, che fa gonfiare il portafoglio servendosi di prostitute incinte disposte a vendere i loro neonati. A quelle stesse prostitute, Maria fa da Caronte. Portandole al di là del fiume in una barca malridotta. Eppure, in mezzo all'immondizia reale e metaforica, ecco spuntare il seme della speranza. Una delle prostitute non vuole darlo via, il suo bimbo. E la sopravvissuta diventata Caronte, sorprendendo pure se stessa, l'aiuta a fuggire. Poi scopre di essere a sua volta incinta. E il limbo si squarcia facendo passare la luce, anche se la luce costa cara. Maria è la protagonista de «Il vizio della speranza», nuovo film diretto da Edoardo De Angelis dopo il successo di «Indivisibili». Il regista napoletano torna a puntare i fari su posti e volti che in molti non vorrebbero vedere e che allo stesso tempo ipnotizzano. Su un personaggio che sembrava arreso. E seguendolo nelle prime scene del film, lo spettatore si convince che in effetti il suo futuro è scritto. Però c’è la speranza, l'unica forza capace di stravolgere le carte in tavola. A patto di prendere il coraggio a due mani e buttarsi. Cosa che fa questa anima femminile così complessa, piena e svuotata al contempo. «Il vizio della speranza» arriva nelle sale il 22 novembre. Ed eccoci a tu per tu con Pina Turco, l’attrice che a Maria ha dato volto e corpo, anzi ha dato tutto. Già nota a molti per aver interpretato Deborah, la moglie di "Ciro l’Immortale" in «Gomorra – La serie», Pina ha alzato il tiro. E ci regala una donna unica, nel vero senso della parola.

DOMANDA: Come le gemelle di «Indivisibili», anche Maria vive fra gli "ultimi" ed è una di loro.
RISPOSTA:
Sì. È un personaggio mosso dalla rassegnazione, che agisce senza farsi domande. Non ha sogni, né desideri.

Sembra una predestinata: è stata ripescata in mare come fosse un rifiuto, ha alle spalle una violenza sessuale che le ha lasciato segni sia nell'anima che sul viso ed è convinta di non poter avere figli.
Gliel'hanno fatto pensare.

E quel mare che minacciava di essere la sua tomba, diventa invece la sua fonte di sostentamento.
Maria vive praticamente in mare e porta la barca: poche donne lo sanno fare. Trova così il modo di prendere parte a un business 'casereccio', se vogliamo, ma fruttuoso.

I personaggi sono tutti più sfaccettati di come potrebbero apparire. Le prostitute incinte che lei conduce al di là del fiume sono obbligate, per esempio, non sono obbligate a vendere i propri bambini, giusto?
No, è una loro scelta. Non sono schiave: vendono il loro corpo e il relativo frutto per poche migliaia di euro. Ma poche migliaia di euro, per i disperati, sono tanti soldi.

Anche Maria è al servizio di una madame priva di scrupoli, ma con cui sembra avere un rapporto molto particolare.
Questa madame sempre ingioiellata è una figura forte: si occupa di vari commerci e fra questi c'è, appunto, un traffico di neonati. Il legame con Maria è malato, ma profondo. C'è un affetto vero. Significativa è la battuta «se fossi stata figlia mia, sarebbe finita in un altro modo».

Tu, Marina Confalone nei panni della madame, Cristina Donadio in quelli della madre di Maria: un cast di donne. C'è solo un personaggio maschile importante, interpretato da Massimiliano Rossi.
Già: «l'unico essere umano», come lo definisce Maria. Vedi, Edoardo è cresciuto in una famiglia di donne, dunque il suo universo femminile è più variegato di quello maschile e rappresenta il territorio più conosciuto. Credo, però, che questo non sia un 'film' femminile.

Perché?
Prima di tutto perché nello scrivere la sceneggiatura Edoardo e Umberto Contarello hanno portato avanti l'idea di rappresentare Maria come donna e uomo insieme. Un personaggio che riassume la natura maschile e quella femminile. E poi perché questo film veicola un messaggio che riguarda tutti; cerca, cioè, di definire cosa possa valer dire oggi essere 'umani'.

Quello di Maria è quindi un percorso che potrebbe riguardare ogni donna e ogni uomo?
È un percorso che segna la differenza fra esistere e vivere. Fino a un certo punto, Maria si limita ad esistere. Poi si accorge che c'è la possibilità di scegliere, quindi di vivere. Capisce che è padrona del suo corpo e del suo destino.

L'input arriva da Fatima, che vuole tenere il suo bambino. Come si sviluppa il loro rapporto?
Maria aiuta questa ragazza a scappare perché percepisce il suo desiderio di tenere il piccolo. E questo moto, sì, è l’inizio del cambiamento. La speranza si insinua nel suo cuore. E la speranza avvelena i sensi, nel senso che nulla può essere più come prima. Questo processo arriverà al culmine quando lei stessa scoprirà di essere incinta.

A differenza di quanto ha scritto qualcuno, però, non è nemmeno un film sulla gravidanza.
No. Quella di Edoardo è un'idea parabolica che conduce alla scelta di essere chi si desidera di essere. Maria capisce di voler essere una madre, ma prima di tutto una donna. E tale consapevolezza porta finalmente all'autodeterminazione.

Come ti sei preparata per questo personaggio?
Io non ho un metodo preciso. Mi piace stupirmi, creare al momento, anche perché se si vede che ti sei 'allenato' rischi di sembrare artefatto. Il personaggio di Maria ha richiesto in primis un grande lavoro fisico perché va in barca, cammina col cane, indossa vestiti pesanti.

E parla col corpo.
Esatto. Ha pochissimi dialoghi. Per comprenderla bisogna osservare come si muove, come alza un braccio, come prende un bicchiere.

Faceva freddo quando eravate sul set?
Tanto. Ma quel freddo ha inciso in modo positivo: mi ha modificato la camminata, lo sguardo, mi ha reso più rigida. Sono diventata Maria.

Spazio per la vanità femminile?
Nessuno. E all’inizio questo mi ha messo in difficoltà. Dovevo tenermi le unghie nere, le sopracciglia incolte, non potevo avere un filo di trucco. Io, che amo truccarmi. In più avevo partorito da quattro mesi, quindi non stavo totalmente bene col mio corpo. Però anche questo mio stato emotivo ha contribuito al risultato finale.

Edoardo De Angelis è tuo marito: non hai mai temuto di passare per raccomandata?
… Più raccomandata di così (ride, ndr)! Credo che questa storia abbia preso forma da una serie di cose che Edoardo ha visto in me. Credo che questo personaggio, per lui, abbia sempre avuto il mio volto. Ma penso anche che durante la preparazione abbia avuto dubbi.

Dovuti a cosa?
Forse non mi vedeva abbastanza dentro alla storia. Forse riteneva sbagliato che non fossi ‘ossessionata’ come lui da questo film. Ma lo ero. Semplicemente, ho vissuto l'ossessione con maggiore senso pratico. Quanto io torno a casa, torno a casa. E penso alle cose di tutti i giorni. Edoardo invece non stacca. Ecco: per concedere quel modus vivendi a lui, ho scelto per me la 'scioltezza'. Che a lui sembrava distacco.

Com'è stato lavorare insieme?
Edoardo è duro. Ma sono stata comunque felice, essere diretta da lui è per me motivo di prestigio. Tornando al discorso di prima, ho temuto che qualcuno avrebbe potuto darmi della raccomandata solo durante la lavorazione; a film finito, però, ho avuto la certezza che non sarebbe successo.

Possiamo definire questo film un inno alla vita che si leva dall'inferno?
Definizione perfetta.

Come avete accolto il Premio del pubblico della Festa del Cinema di Roma 2018?
Eravamo a Tokyo quando l’abbiamo saputo, è stata una grande emozione.

Qual è il punto di forza della pellicola?
Può non piacerti il genere, ma senti che c'è una verità. È una storia che buca il tetto, che ti entra nel cuore senza chiedere permesso.

Avete ottenuto grandi riconoscimenti anche al Tokyo International Film Festival: De Angelis ha vinto il Premio come Miglior regista, tu il Premio come Migliore attrice protagonista.
L'ultimo premio consegnato a un'attrice italiana risaliva al 2002, l'ha vinto Donatella Finocchiaro col film «Angel». Ma sono felice soprattutto per Edoardo. È bello che arrivi un riconoscimento così specifico alla luce di tanta passione e dedizione.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso