15 Novembre Nov 2018 1828 15 novembre 2018

Michela Giraud: «Il pubblico ha bisogno di comicità al femminile»

Considerata una fuoriclasse della stand-up comedy e 'collega' di Martina dell'Ombra, è nel cast della Tv delle Ragazze di Serena Dandini, che definisce una donna «leggendaria».

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Comica Michela Giraud Tv Delle Ragazze

Michela Giraud fa parte della categoria ragazze toste. Romana doc, classe 1987, laureata in Storia dell’arte e con un Master in sceneggiatura all’Accademia d’arte drammatica Silvio D’Amico, trova sul palco, davanti a un microfono, il suo habitat naturale. Considerata da molti come una fuoriclasse della stand-up comedy, merito del suo grande talento e dell’influenza del suo maestro Saverio Raimondo, Giraud sta oggi assaporando il successo che merita. Dopo Colorado e le sue apparizioni su Comedy Central, è stata infatti scelta da Serena Dandini per la sua Tv delle ragazze. La sua irriverenza punge sui temi contemporanei, l’abbiamo già vista nella prima puntata dello show in veste di ancella, e siamo sicuri continuerà a sorprendere il pubblico con la critica e il cinismo, a volte feroce, che la contraddistingue.

DOMANDA: Cosa rappresenta per te La tv delle ragazze?
RISPOSTA: Tanto. È un punto di arrivo e di partenza. Stare all’interno di una macchina così complessa e bella è un’occasione di formazione stupenda. Faccio quello che avrei voluto fare sin da piccola.

Conoscevi i programmi di Serena Dandini?
Certo, tutti. L’Ottavo nano, Parla con me, ho poi recuperato Pippo Chennedi Show e Avanzi.

Quali personaggi ti divertivano?
Quelli di Corrado Guzzanti, i suoi sketch sui Padri Pii e Antonello Venditti. Ad Halloween ho cantato Grande raccordo anulare col cuore pieno come se fosse Grazie Roma.

Un aggettivo per descrivere la Dandini.
Leggendaria.

All'epoca di alcune di quella trasmissioni eri piccola. Che bambina eri?
Una che faceva un sacco di casino. Un maschiaccio. La mia maestra delle elementari diceva «chella è peggio dei maschi».

Eri quella dalla battuta sempre pronta?
Sì, ero proprio io. La bambina più simpatica della classe.

Ricordi la prima volta che hai visto un’attrice comica in tv?
Era Sabina Guzzanti. Mi piaceva quando faceva Massimo D’Alema e Silvio Berlusconi.

Sei considerata un mostro da stand-up comedy. Come è andata la prima volta da sola sul palco davanti al microfono?
È stato un San Valentino del 2014 all’Oppio Caffè di Roma. Ho recitato un monologo sull’ansia. È andato molto bene e da lì è cambiata tutta la mia vita.

Ci racconti la serata stand-up più brutta? Se c’è mai stata…
C’è stata. Devo rispondere davvero? (ride, ndr). Durante quella serata è calato il gelo più assoluto. Una signora mi ha detto: «Ma quando te ne vai?». Questo però non so se è il caso di scriverlo… Forse è meglio se scrivi che «ce ne sono state e le conservo sempre nel mio cuore per ricordarmi l’ineluttabile crudeltà dell’esistenza». Sì, questo mettilo, scrivi: «Ci sono state e le tengo sempre a monito, perché ogni volta che penso che va tutto bene, mi ricordo che la serata più brutta deve ancora arrivare!»

Nella web serie Le buone donne collabori con Martina Dell’Ombra. Siete un duo comico al femminile, due mosche bianche in un mondo in cui le coppie comiche al maschile sono la norma. Come te lo spieghi?
Io vedo un enorme necessità di comicità al femminile. Che poi in realtà non esiste, c’è la comicità e basta, e le ragazze se ne devono appropriare. Molte non sanno di poter far ridere. In Italia c’è l’idea della donna che «deve stare al suo posto», a lei non si associano contenuti di presenza e statura satirica o di cinismo. Su questo Serena Dandini è stata un faro.

Hai visto la serie tv La fantastica Signora Maisel? È considerata uno dei migliori esempi di femminismo in circolazione, sei d’accordo?
È bellissima e penso che dovrebbero guardarla tutti. È l’esempio di quello che poi è l’essenza della stand-up comedy, cioè riuscire a trarre dalle proprie sfortune e dai propri disagi un materiale comico per se stessi. Lei lo incarna perfettamente: sale sul palco e rende comiche le cose brutte che le accadono, e lo fa indipendentemente dall’essere una donna. Oltretutto sconfigge anche il cliché della comica bruttina. Perché, insomma vojo di’, ad esempio io e Federica (Cacciola, ndr) siamo pure, bè diciamolo, abbastanza carine.

È vero. Netflix ha investito molto sulla stand-up comedy e su artiste come Amy Shumer, Ali Wong e Hannah Gadsby. L’Italia a che punto sta rispetto a questa forma di spettacolo?
È un po’ indietro. Nel nostro Paese è stata percepita come una sorta di movimento di rottura, di ribellione. La forma di intrattenimento precedente l’ha vista come una specie di bulldozer pronta a travolgerla. In realtà è solo una diversa forma di linguaggio, e questo non preclude l’esistenza degli altri. Fortunatamente adesso le cose stanno cambiando. Da quattro anni a questa parte la voglia di stand-up è cresciuta, c’è tanta gente che ne ha «fame» e va a vederla. Questa è una cosa bellissima. Sembro la Raggi quando dice «è bello, bello, bellissimo!»

In Italia si riesce ad affrontare, da donna, temi considerati tabù?
È più difficile ma basta non giudicarsi, non avere paura e non poggiare sulla volgarità per assicurarsi una risata. Penso che tutto dipenda da come si sceglie di trattare certi argomenti. Se si spinge sulla volgarità, e lo si fa in maniera innaturale e artificiosa, il pubblico lo capisce. Chiaramente bisogna sempre tenere conto del contesto, so bene che su Rai Uno in prima serata non potrò dire le cose che dico in un club, dove l’atmosfera è decisamente di un altro tipo. A volte però il pubblico ti sorprende, ricordo ad esempio un monologo sui trans di fronte a delle signore di 70 anni di Casal Palocco. Non sai quanto hanno riso!

Da dove peschi le idee per i tuoi spettacoli?
Da quello che io vivo, ma anche da persone che attirano la mia attenzione. La psicofregna è un monologo nato da due ragazze che mi hanno ispirata. Ho rapportato il mio disagio nei confronti di questi due mostri, dove intendo mostri non con un'accezione negativa, ma quel tymos greco, quel sublime che desta l’ammirazione che ti spaventa ma di cui sei attratto. Questo piazzalo, il sublime greco piazzalo, che così fa cultura.

Nella prima puntata ti abbiamo visto in versione ancella. Cosa dobbiamo aspettarci nelle tue prossime apparizioni?
Tante sorprese.

Oltre che in tv, dove possiamo trovarti nei prossimi mesi?
Curerò la rassegna Stand up comedy night a Le Mura di Roma e poi continuerò con il progetto Educazione Cinica.

Ma è vero che i comici sono persone tristi?
Certo! Diciamo che sono persone estremamente sensibili.

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