14 Novembre Nov 2018 1727 14 novembre 2018

Levante: «Racconto le donne e la loro forza»

Cosa significa imparare a essere se stesse? Alla sua seconda prova da scrittrice, se lo chiede nel suo nuovo romanzo Questa è l'ultima volta che ti dimentico.

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Levante Libro (2)

Quasi tutti lo dicono, in pochi lo fanno: vivere seguendo l’onda travolgente della passione comporta rischi molto alti ma per Levante rappresenta anche «l’unico modo di intendere l’esistenza». Gipsy e riflessiva, si perde spesso in angoli di anima sconosciuti talvolta anche a lei stessa, che sfociano in forme espressive sempre diverse. #levantecaos, come scrive spesso Claudia (il suo vero nome) accompagnando i propri scatti social, ma anche #levantecanta e oggi soprattutto #levantescrive, visto che è di questi giorni l’uscita del suo nuovo romanzo Questa è l'ultima volta che ti dimentico per Rizzoli. Una prova da scrittrice che attraverso la storia di una bambina, Anna, racconta cosa significhi imparare a essere se stesse, riconoscendo, giorno dopo giorno i contorni della propria libertà. Una figura femminile in crescita ed evoluzione, come chi tiene in mano la penna che l’ha creata, che in ogni cosa che fa pone al centro le donne, senza paura di polemiche, come quando intitolò una canzone contro la violenza di genere Gesù Cristo sono io, intonando «…che da te risorgo anch’io». Una ragazza controcorrente che ha appoggiato per un attimo microfono e chitarra, scegliendo le pagine di un romanzo per raccontare e raccontarsi.

DOMANDA: Questo è il tuo secondo romanzo dopo Se non ti vedo non esisti, come e quando è nata l'idea di realizzarlo?
RISPOSTA:
Ho iniziati a pensarci concretamente intorno a marzo. Durante il tour Caos in Teatro ho fatto diverse riflessioni che alla fine mi hanno portato a sviluppare l’idea di questa storia partendo da un sentimento di inadeguatezza proiettato su una bambina di sei anni che, inevitabilmente, un po’ mi somiglia.

E come è stato dare forma a questi pensieri?
Per nulla semplice. In testa mi giravano un milione di idee ma la storia non si è rivelata da subito, era come se vedessi tante parti di un disegno senza mettere a fuoco il quadro completo. Man mano che sviluppavo i capitoli però tutto si è fatto più chiaro e finalmente a metà settembre ho scritto la parola fine a questa narrazione di cui sono estremamente orgogliosa.

Prendendo spunto dal sottotitolo, secondo te quanto potere hanno le persone attorno a noi di decidere chi siamo e come dovremmo vivere?
Purtroppo tanto. Da che l’uomo cammina su questa Terra si è spinto da parte a parte lasciandosi precedere dal pregiudizio. Siamo tutti costantemente sotto giudizio, positivo o negativo che sia, e ci lasciamo frequentemente influenzare anche dal pensiero di chi non sa nulla di noi. Spesso le persone riescono a condizionarci ma succede quando dimentichiamo chi siamo e lo lasciamo dire agli altri. Nel caos delle nostre vite, presi da un milione di pensieri, a volte non abbiamo tempo per camminare a testa alta, fieri di noi stessi o di ciò che facciamo, e abbassando la guardia, lasciandoci pungere laddove il fianco è scoperto.

Chi è Anna, la protagonista del romanzo?
Una bambina come tante, in preda ad assenze familiari, buchi emotivi e grandi sogni. Crescendo si trova a sbattere la faccia contro delle verità che, se pur dolorosamente, alla fine la rendono migliore.

Quanto c'è di lei in te?
Anna è una bambina molto coraggiosa, io lo sono stata ma non quanto lei, quindi mi ci ritrovo in parte. Le ho di certo riversato un’emotività che mi appartiene ma le sue vicende spesso sono frutto della mia fantasia.

Lei mette al centro di tutto la passione, per la danza ma non solo. Quanto credi sia importante vivere seguendo sempre le proprie passioni?
Penso sia fondamentale, non trovo altro senso nella vita. Lanciarsi come da una roccia e affondare nel mare, fino dove arriva il tuo corpo, nel rispetto di te stesso e di chi ti sta accanto. Non ha alcun senso rinunciare ad esse.

È rischioso però.
Indubbiamente, si perde sempre qualcosa per strada.

La Sicilia che ruolo ha nella vita della protagonista del libro e nella tua?
Nella vita di Anna è centrale, è la provincia dell’entroterra che la fa sentire molto spesso inadeguata perché nel piccolo paese di appartenenza rimbalzano il suo passato e quello della sua famiglia, ferendola costantemente. Personalmente, invece, la Sicilia è l’unica radice che riconosco in me. Sono un frutto della mia terra, nel corpo e nello spirito.

Nei tuoi romanzi così come nelle tue canzoni le figure femminili, spesso dalla forte personalità, sono quasi sempre le protagoniste. Che ruolo hanno oggi nella società o quale dovrebbero avere?
Sono un grande amore per me perché comprendono universi ricchi, speciali, magici. Il loro ruolo nel mondo è fondamentale sotto vari aspetti ma non va dimenticato che abbiamo ancora tanta strada da fare, soprattutto come madri, per insegnare agli uomini di domani che le donne sono sacre.

Ti definiresti una femminista?
No, ma solo perché non mi piace questa parola. Amo stare nel mezzo, dove dicono abiti la verità.

La parità di genere esiste o è ancora un'utopia?
Non è un’utopia ma diciamo che ci sono ancora molte cose da raddrizzare. Ricordiamoci però che alla fine viviamo in un Paese in cui la nostra voce ha un valore mentre in altri luoghi del mondo la strada per l’affermazione dei diritti delle donne, anche minimi, è ancora lunga.

Passando alla musica, c'è qualche novità imminente o ti stai concentrando sul libro in questo periodo?
Al momento sto lavorando anche sul fronte musicale con molta concretezza. Ho fatto il fatidico passaggio dalla stanza di casa allo studio, in cui si inizia a pre-produrre quello che sarà il prossimo disco, studiarne le sonorità, abbozzare gli arrangiamenti. Nel frattempo sono in promozione per il libro, sul quale mi sono concentrata per l’intera estate. Insomma riesco a sdoppiarmi facilmente!

Dove ti vedremo in questo periodo?
In giro per l’Italia con un libro blu sottobraccio.

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