13 Novembre Nov 2018 0800 13 novembre 2018

L'attrice Sabrina Paravicini ci ha raccontato il suo film Be Kind

In occasione della Giornata mondiale della gentilezza («che non va vissuta come una fragilità») abbiamo parlato di suo figlio Nino, di autismo e diversità.

  • ...
Be Kind Sabrina Paravicini

Sarà vero che nasciamo tutti egoisti? Che la nostra natura biologica non è tanto propensa alla collaborazione con gli altri in vista di un bene comune? Se fosse vero avremmo bisogno di un cambiamento, che passerebbe necessariamente da una educazione all’essere gentili. Il 13 novembre in tutto il mondo si celebra la Giornata Mondiale della Gentilezza (nata da una conferenza del 1997 a Tokyo) e per l’occasione LetteraDonna ha incontrato Sabrina Paravicini, che con il suo film Be Kind ha voluto realizzare un suo desiderio, quello di creare una rete di persone gentili. Il film, che ha ricevuto una menzione speciale della giuria alla 64esima edizione del Taormina Film Fest, nasce da un’idea dell’attrice che ha voluto fare un regalo a suo figlio Nino, bambino di 12 anni a cui è stato diagnosticato a due anni e mezzo un autismo infantile severo, ma non grave. Nel film è proprio Nino il protagonista, che si mette in viaggio alla scoperta della diversità. L’incontro con persone appartenenti a una minoranza religiosa o culturale, con ragazzi disabili, omosessuali e vittime di bullismo è l’occasione per raccontare storie che insegnano come la gentilezza sia il solo modo per entrare davvero in contatto con gli altri. «Il cuore del film è la gioia, la voglia di andare avanti nonostante tutto», spiega l’attrice durante un’anteprima del film a Roma.

DOMANDA: Be Kind è un viaggio delicato che presenta allo spettatore alcune forme di diversità. Il tuo viaggio personale con Nino come è stato?
RISPOSTA:
Incredibile. Siamo partiti da una situazione di tragedia che poi invece si è trasformata in una bellissima avventura. Grazie a questa esperienza tutto nella mia vita si è ricentrato e ho deciso che era arrivato il momento giusto per mettersi a disposizione degli altri. L’ho fatto raccontando la nostra storia, ma soprattutto quella delle persone che abbiamo incontrato. Loro ci hanno dato forza e noi ne abbiamo data loro. È stato fantastico.

Tu sei anche una scrittrice, ma per raccontare questa storia hai scelto la forma cinematografica.
Sì, avrei potuto scrivere un libro, ma ho pensato che non avrebbe retto un messaggio così forte. Il cinema è uno strumento che permette di far passare un’idea in un modo più diretto e più veloce. Questo per me ha una grande importanza.

A chi vorresti arrivasse questo tuo messaggio?
Vorrei che il film fosse visto nelle scuole. Abbiamo fatto una proiezione con ragazzi di seconda e quinta elementare e seconda media e abbiamo visto che la loro attenzione è stata altissima. Vorremmo arrivare anche ai licei, dove si riscontrano problemi di bullismo. Vedere persone diverse e sapere che sono molto lucide su quello che le accade, potrebbe accorciare le distanze con la diversità.

Nel sistema di valori contemporaneo essere gentili è un’idea inverosimile. Qual è il peggiore atteggiamento che si può mettere in atto verso chi è diverso?
L’indifferenza e la superficialità. La gentilezza non va vissuta come una fragilità o una debolezza, anzi bisogna essere molto forti per metterla in pratica. Se utilizzata con coscienza diventa un’arma potentissima, soprattutto nella risoluzione di certi conflitti. E poi ti porta ad avere delle grandi sorprese.

«Essere diversi è come un elefante con la proboscide corta: una rarità», dice Nino nel film. Le cose rare solitamente sono preziose. Qual è il valore della diversità di un ragazzo autistico?
Il suo mondo fantastico. La pratica di modalità diverse da tutte quelle che conosciamo. Quando smetti di combattere qualcosa che ti fa paura, come la diversità, ma la accogli, allora scopri un mondo ricchissimo e la tua vita diventa più spensierata. Io e Nino a casa ci divertiamo tantissimo.

Nel film Nino incontra tante persone e personaggi noti come Samantha Cristoforetti e Roberto Saviano. Qual è stato il suo momento più emozionante?
Quando ha dato le dritte su come vivere felice a Saviano.

Quale consiglio gli ha dato?
Di seguire i suoi sogni.

La diversità spesso fa paura anche ai genitori, che faticano ad accettare la realtà di una disabilità. Come vanno aiutate queste famiglie?
Anche la persona più bendisposta o più aperta va in sofferenza difronte a una problematica severa. A loro va detto che le cose possono cambiare e che cambieranno, che c’è una grande speranza di modificare la situazione. Quando tutti quelli che hanno avuto un problema si guardano indietro, scoprono che quegli anni sono stati più belli di come si erano immaginati.

Oggi la gente è irretita dalla fobia del diverso. Qual è il maggior timore che hai nei confronti di suo figlio?
Io penso che Nino abbia tutte le risorse di autodifesa.

Nino ti ha definito «diversamente madre», ti senti anche «diversamente donna»?
Sì, c’è stata una linea di confine molto precisa tra quello che ero prima e quello che sono adesso. Quel momento non è stato tanto ricevere la diagnosi, ma cominciare a vedere che c’erano dei progressi importanti, e che io avevo contribuito a realizzarli. Mi sono sentita una donna e una mamma speciale.

Il 13 novembre si celebra la Giornata mondiale della gentilezza, ma è anche il compleanno di Nino. Come lo festeggerete?
Saremo a Milano per un’anteprima del film. Sarà la festa di Nino e di Be Kind.

Chi è la persona più gentile che hai trovato lungo il tuo percorso?
È proprio Nino.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso