7 Novembre Nov 2018 1906 07 novembre 2018

Trent'anni di Striscia la Notizia e il ruolo-oggetto della velina

Seni, cosce e glutei sempre in vista, riprese dal basso. Lorella Zanardo ha analizzato per noi la loro figura: «È diventata un archetipo. Ma forse qualcosa sta cambiando».

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Striscia Notizia Veline 3

Dalle discese in skateboard, studiate per far ondeggiare l’orlo della gonna quanto basta per lasciare intravedere le mutande, agli stacchetti dentro una gigantesca coppa di champagne trasparente. Nei suoi 30 anni di storia che compie il 7 novembre, Striscia la Notizia è stato molto di più di un tg satirico: ha plasmato la donna nell’immaginario collettivo con la fortunata invenzione delle «veline». Femminili silenziosi, solo un po’ spogliati, mai divoranti, a tratti ingenui. Ma soprattutto decorativi. «La creazione delle veline è stata potente. E non poteva essere altrimenti: Striscia la Notizia è una trasmissione che vanta ben sette milioni di telespettatori e un budget imponente. Tanto che anche altri, seguendo l’esempio di Mediaset, hanno voluto riproporre questa figura-decorazione che tanto piace agli italiani», spiega Lorella Zanardo a LetteraDonna. Autrice del documentario Il Corpo delle donne, che svela i meccanismi televisivi alla base della mercificazione e dell’annullamento dell’identità femminile, l’attivista e scrittrice italiana torna a parlare del fenomeno del velinismo in occasione del compleanno dello storico programma Mediaset. «La velina? Ѐ diventata un archetipo. Ma forse qualcosa sta cominciando a cambiare».

Lorella Zanardo.

SESSUALITÀ VISSUTA DAL BUCO DELLA SERRATURA

Seni, cosce e glutei si mescolano a una comicità spesso sguaiata, in un caleidoscopio di risate e applausi. Ѐ questa la formula con cui Striscia la Notizia, seppur con variazioni sul tema, è entrata nelle case degli italiani, in una fascia oraria in cui spesso la famiglia è ancora riunita per la cena. «Ѐ un mix che piace. Le continue riprese dal basso regalano il piacere di una sessualità vissuta 'dal buco della serratura'. Un po’ come nei film di Alvaro Vitali», racconta Zanardo. Quasi un tratto antropologico, dunque. Tanto che, con il suo aspetto pruriginosamente bambinesco, la velina è riuscita a far colpo anche sulle bambine. «Ricorda una bambolina. Per questo ha tanta presa sull’immaginario delle più piccole». Ma con la Rete i gusti degli italiani cambiano. «I ragazzi di oggi preferiscono una sessualità proposta in modo differente. Magari rivolgendosi ad altri canali. Anche se, può capitare che figure velinesche facciano capolino nei video musicali di artisti famosi. Come nel caso dell’ultima clip dei Dark Polo Gang, gruppo amatissimo dai giovani, dove alcune ragazze vestite da cameriere riproducono fedelmente questo modello».

PADRONE DEL PROPRIO CORPO O STRUMENTO A SERVIZIO DELLA CULTURA MASCHILE?

«Quando una donna appare in tv non è più padrona del proprio corpo. Diventa, piuttosto, un prodotto mediatico a tutti gli effetti e, come tale, crea dei modelli che entrano nell’immaginario comune. Questo molte femministe ancora non lo comprendono e continuano a parlare di libertà di scelta». Secondo Zanardo, veline e diritto all’autodeterminazione viaggiano, quindi, su binari paralleli. «I media sono il più potente agente di socializzazione. Proporre questo archetipo ha una grande influenza nella nostra società. Non c’è da stupirsi se il nostro Paese è all’82esimo per il divario di genere. Ci vogliono crocefisse nel ruolo di subordinate».

I VELINI? OGGETTIVARE L'ALTRO SESSO NON AIUTA

Nel corso degli anni Striscia la Notizia ha tentato di reinventarsi nello sforzo di scrollarsi di dosso il peso di decenni di velinismo. A partire dalla scelta di conduttrici femminili di alto profilo come Michelle Hunziker. Ma forse più significativa è stata la, seppur effimera, invenzione dei velini. Un goffo tentativo di affermare la parità di genere che in realtà ha finito con rendere più evidenti quei meccanismi attraverso cui si accentua la distanza fra uomini e donne. «Pensare che la presenza di velini sul palco avrebbe sopiti gli animi è stata un’ingenuità. Oggettivare l’altro sesso non è la scelta adatta. Soprattutto quando è il sesso maschile ad avere più potere, come accade nella nostra società», spiega Zanardo. L’uomo-velino esce, quindi, indenne dalla pagliacciata. Con buona pace di chi gridava già all’inversione di rotta.

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