27 Ottobre Ott 2018 0800 27 ottobre 2018

Beatrice Brignone: «Con Possibile vogliamo dare potere alle donne»

Dalla mozione anti aborto al contratto di governo, intervista all’unica segretaria di partito nel panorama della sinistra italiana: «Stiamo assistendo a una gravissima retrocessione dei diritti».

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Beatrice Brignone Possibile Donne 2

A soli 40 anni, Beatrice Brignone è l’unica segretaria di partito donna nel panorama della sinistra italiana. La leader di Possibile si fa Verbo e carne di un processo di «femminilizzazione della politica» contro la tradizione machista alla Renzi e Salvini. «Il potere deve passare nelle mani delle donne di tutti i giorni. Le quote rosa non ci bastano più. Le questioni femminili non sono un capitolo dentro un programma». E con gli Stati generali, convocati per sabato 27 ottobre a Bologna, il partito della Brignone compie un primo passo dalla teoria alla pratica. «Vogliamo dare la parola alle donne. Le tematiche che affronteremo nell’assemblea verranno declinate a tutti i livelli, a partire da quello parlamentare». Il13 ottobre, Possibile era sceso in piazza a fianco di Non Una di Meno per protestare contro la mozione anti aborto approvata a Verona. «Quanto accaduto nel Comune scaligero non è l’espressione di un fenomeno locale, ma riflette la visione del governo del cambiamento. Ecco perché, insieme alla consigliera Nadia Arace, abbiamo presentato ad Avellino una mozione per pretendere la piena applicazione della legge 194. Per combattere il nuovo oscurantismo, dobbiamo muoverci d’anticipo».

Domanda: Qual è il programma dell'appuntamento di sabato a Bologna?
Risposta: La prima parte della giornata è interamente dedicata al dibattito, un'occasione per ascoltare non solo le voci delle nostre iscritte ma anche di tutti coloro che vogliono dare il loro contributo. Nel pomeriggio, invece, si affrontano secondo macroaree, tutte le tematiche più urgenti legate alla questione femminile. All’interno di tavoli di lavoro allestiti ad hoc, si discute di parità salariale, gender gap, contrasto alla violenza e diritto di famiglia. Ma anche di malattie alimentari, maternità consapevole e tampon tax.

Cosa ne sarà dei punti discussi?
Le proposte politiche lanciate sabato saranno inserite in un contesto di mobilitazione generale. Da una parte ci sarà il lavoro parlamentare, nel quale cercheremo di coinvolgere anche Laura Boldrini, dall’altra l’impegno sul piano europeo con Elly Schlein. Avvieremo campagne culturali, con le quali cercheremo di sensibilizzare gli uomini e le donne sulle questioni femminili. E in ultimo lanceremo il lavoro in vista delle Elezioni europee. Vogliamo cambiare la declinazione della politica. Dopo il machismo-muscolare che l’ha caratterizzata per tutti questi anni, è tempo di pretendere una sua femminilizzazione. Per questo chiediamo che all’interno delle liste le donne siano finalmente concepite come protagoniste e non più come un semplice riempitivo.

Dal ddl Pillon alla mozione anti aborto a Verona. Sono in discussione i nostri diritti?
Assolutamente sì. Stiamo assistendo a una gravissima retrocessione su questo tema. Alcune statistiche recenti riportano dati allarmanti riguardanti i casi di violenza sulle donne. In particolare, è proprio quella domestica a essere in ascesa. E questo non è un caso. Ѐ la punta dell’iceberg di un substrato sociale e culturale. Ma anche politico. Nel patto del governo «del cambiamento» la donna è vista esclusivamente come una madre al servizio della patria e della famiglia, un po’ come ai tempi del fascismo. Ignorando tutte le conquiste passate.

Se approvato, il ddl Pillon introdurrà il concetto di bigenitorialità perfetta e l'obbligatorietà della mediazione prima di procedere con la separazione. Cosa rischiano le donne?
Di finire in trappola dentro casa. Per un uomo sarà più vantaggioso separarsi, mentre per una donna divorziare per propria scelta diventerà più difficile. La mediazione e la bigenitorialità perfetta finiscono infatti con l’avvantaggiare il soggetto più forte, che è quasi sempre la componente maschile della famiglia. E per i figli sarà un disastro, perché aumenteranno le situazioni di conflitto.

Secondo i dati portati da Tito Boeri, il governo sembra voler colpire le donne anche sul piano economico. Il presidente dell’Inps ha infatti evidenziato come i requisiti della quota 100 finiscano con il penalizzare le lavoratrici. Ѐ d’accordo?
Certo. Boeri porta i numeri, a differenza di chi fa solo chiacchiere. La quota 100 favorisce gli uomini con forte carriera alle spalle. Esattamente il target a cui questo governo si rivolge. A patto che siano bianchi ed eterosessuali.

Il riflesso politico di un tratto culturale nettamente maschiocentrico.
Esatto. È evidente che la capacità delle donne di essersi impossessate dei posti di comando all’interno della società abbia messo in crisi l’apparato di potere precedente, impostato secondo uno schema profondamente patriarcale. Ma non solo. Anche da parte dell’ala più conservatrice e oscurantista della Chiesa, che va dai movimenti pro life a quelli contro il gender, c’è il desiderio di contrastare il diritto all’autodeterminazione delle donne.

Perché questa radicalizzazione politica e culturale?
Oggi il potere maschile sembra aver trovato nuovi spazi. Complice, forse, l’inversione culturale che il nostro Paese sta vivendo, come testimoniato dall’alto tasso di abbandono scolastico. Ma anche l’attuale crisi economica non gioca a favore delle donne: la povertà è sempre sessista.

Quarant'anni fa veniva approvata la 194. Quali pregi e quali difetti presenta questa legge?
Il problema principale resta l’obiezione. Nei termini in cui è stata formulata, ha portato a una grave disapplicazione della legge e a un mancato rispetto dei diritti delle donne. Per questo chiediamo che all’interno delle strutture pubbliche almeno il 50% del personale sia non obiettore. Altri aspetti, invece, sono stati strumentalizzati, come l’imposizione dei sette giorni di riflessione o il certificato dello stato di gravidanza, che spesso non viene rilasciato dal medico proprio nel tentativo di rendere più difficile l’interruzione. Ma di base resta una delle leggi più avanzate in materia.

Sulle tasche delle consumatrici italiane, in controtendenza al resto del mondo, continua a pesare la cosiddetta tampon tax, a cui Possibile ha ufficialmente dichiarato guerra. Cos'è e perché è importante abolirla?
I prodotti igienici femminili sono attualmente classificati come beni di lusso e, come tali, sono tassati. Ma non si tratta solo di una questione economica. Assorbenti, coppette e tamponi sono elementi essenziali nella vita di una donna. La nostra è una lotta per l’uguaglianza. Ma questa battaglia, portata avanti con toni molto seri nel resto del mondo, è stata accolta in aula da risatine e battute.

A 40 anni, lei rappresenta un'eccezione nel panorama della sinistra, che vede schierati solo segretari di partito uomini. Cosa può e deve fare la politica per dar voce alle donne?
Deve dare spazio. Le stanze decisionali sono popolate esclusivamente da uomini. Eppure non mancano figure femminili di altissimo profilo. Ma soprattutto bisogna capire che le donne non sono un capitolo dentro un programma, un rettangolo dentro un recinto più ampio. Si deve puntare a una femminilizzazione trasversale, che abbracci non solo la politica ma anche tutti gli altri ambiti sociali. A partire dal lavoro, perché senza indipendenza economica non può esserci libertà. E la violenza si nutre di questo.

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