25 Ottobre Ott 2018 1742 25 ottobre 2018

Silvia Ziche: «Perché non c'è traccia delle donne nella storia?»

Ha intrapreso un viaggio nel tempo per studiare i personaggi femminili del passato che le ha riservato brutte soprese. Intervista alla fumettista in liberia con ... E noi dove eravamo?.

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Silvia Ziche Vignette Donne

Silvia Ziche è irresistibile, come i suoi fumetti. La lunga carriera della fumettista veneta, cominciata negli Anni '80 nella redazione di Linus, è segnata dal successo delle sue storie su Topolino e dall’ironia del personaggio di Lucrezia. È proprio quest’ultima la protagonista di … E noi dove eravamo?, graphic novel edito da Feltrinelli Comics, che affronta l’attualissimo tema del rapporto fra donne e uomini. Nel libro Lucrezia compie un viaggio attraverso diverse epoche e, in ognuna, incontra una sua antenata che le racconta la sua particolare condizione di donna. Purtroppo mai positiva. L’umorismo è l’arma scelta dalla Ziche per raccontare una Storia in cui le donne sono state volontariamente escluse dagli uomini che, gelosi del loro potere, hanno vietato loro qualsiasi accesso alla vita sociale. Recluse in casa, le donne hanno visto nascere una società patriarcale che si è radicata in tutta la nostra Storia. «Oggi stiamo vedendo solo la punta di un iceberg. Nel passato le donne sono state sempre escluse, perché considerate stupide, incapaci di affrontare la vita pubblica. C’erano così tanti muri e divieti che nessuna donna riusciva a fare quello che voleva. È stato un vero e proprio piano diabolico degli uomini per tenerle fuori da tutto», spiega l’autrice in un’intervista a LetteraDonna.

DOMANDA: Come è nato il progetto di … E noi dove eravamo?
RISPOSTA: È da un bel po’ che ci pensavo. Prima ancora dell’ondata del #MeToo e da tutto quello che è successo nell’ultimo anno. Mi sono chiesta: «Come siamo arrivate a questo punto? Cosa è successo nella Storia?». Ho cominciato così un viaggio interessante indietro nel tempo, per cercare di capire l’origine di questo problema. Il motore del libro è stato il desiderio di capire perché non si trova traccia delle donne nella Storia. Ho scoperto cose pazzesche che mi hanno lasciato sconcertata.

Per realizzare il libro avrà dovuto studiare la Storia delle donne dall’antichità ad oggi. Qual è stata l’epoca peggiore?
È stato un lungo periodo buio. Nella Storia occidentale non c’è stato un momento in cui le donne siano state bene. Il periodo nero è stato lunghissimo, siamo state recluse per tutta la Storia dell’umanità fino alla metà dell’Ottocento. Nel 1861 l’antropologo svizzero Johann Jakob Bachofen ha ipotizzato l’esistenza di un matriarcato nel mondo antico, ma non ci sono prove che sia accaduto veramente.

Siamo state estromesse da ogni campo (istruzione, lavoro, politica, arte). Oggi qualcosa è cambiato, ma in quale settore c’è ancora tanto da fare?
Noi donne abbiamo dimostrato di essere in grado di fare qualsiasi cosa. Quello a cui non riusciamo ad arrivare è il potere, che rimane saldamente in mano degli uomini. Oggi c’è un miglioramento, un inserimento delle donne nei luoghi decisionali, ma bisogna ammettere che più si sale la scala del potere e meno le donne sono riuscite a raggiungere la parità.

Nel suo fumetto vengono riportati i pensieri di alcuni grandi filosofi, classici e contemporanei sul mondo femminile. Si rimane sbalordite di fronte ad asserzioni profondamente misogine. Qual è quella che l’ha colpita di più?
Sono rimasta sconcertata da tutte. Si fa davvero fatica a capire come uomini così intelligenti, colti e capaci di codificare la realtà, mettano un muro quando si parla di donne. Il pensiero che mi ha turbato di più è quello di Jean-Jacques Rousseau, che nel romanzo Emilio o dell’educazione spiega che la posizione della donna è sempre inferiore all’uomo. L’idea misogina dell'autore rispecchia quella diffusa nella sua epoca.

C’è stato qualche uomo coraggioso che si è schierato dalla nostra parte?
Sì, come Nicolas de Condorcet, un supereroe che, durante la Rivoluzione francese, ha teorizzato la parità di genere. È stato uno dei pochi a difendere il diritto femminile a essere istruite. È finito, forse anche per questo, sulla ghigliottina. Prima del Settecento però, a parte alcuni padri illuminati che decidevano di voler far studiare le loro figlie, nessuno si preoccupava dei loro diritti.

Una donna da reinserire subito nei libri di Storia?
Christine de Pizan, la prima scrittrice della storia francese che nel 1400 è stata in grado di mantenersi con il suo lavoro. Mi chiedo perché la sua storia non appare in nessuna antologia scolastica…

Lei si considera femminista. Qual è stato il giorno in cui ha capito di esserlo?
Per me è stata una conquista giorno per giorno, non c’è stato un momento specifico. Purtroppo sono cresciuta in una famiglia e in una cultura, quella veneta di 50 anni fa, maschilista. Avevo un grosso disagio ma non una consapevolezza, quella è arrivata vivendo.

Come si contrasta l’egemonia maschile?
Il problema è della società e va dunque risolto assieme, donne e uomini. Gli uomini devono uscire dalla cultura patriarcale, per arrivare a qualcosa di nuovo. Mi auguro un giorno in cui la vita sociale si possa organizzare in totale parità.

C’è una fumettista che l’ha influenzata più delle altre?
Claire Bretécher, una bravissima artista francese degli Anni '70. Con i suoi fumetti fa un’analisi profonda della società, portando avanti anche un discorso femminista. Questo mi ha dato un forte imprinting.

Lei lavora anche per la rivista Topolino. Il personaggio più femminista è davvero Paperina?
Più che a lei, penso a Brigitta e Amelia. Nel loro carattere c’è qualcosa di forte che manca negli altri personaggi femminili.

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