18 Ottobre Ott 2018 0800 18 ottobre 2018

Lisa Hilton racconta 'Ultima', capitolo finale della sua trilogia

«Sono stata inserita all’interno di un genere, la letteratura erotica, a cui non sento di appartenere. A un uomo non sarebbe successo». Dal sessismo in letteratura a #MeToo, intervista all'autrice.

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Lisa Hilton Ultima

Credits: Derrick Santini.

Arrabbiata, fredda e ironica. Ma anche molto affascinante. Judith Rashleigh, protagonista della fortunata trilogia della scrittrice Lisa Hilton aperta con Maestra, rappresenta tutto ciò che una donna può diventare quando lascia parlare la sua rabbia. «Credo che molte donne si siano riconosciute nel mio personaggio. La rabbia di Judith è, in fondo, anche la loro», racconta l’autrice a LetteraDonna in occasione dell’uscita di Ultima, capitolo conclusivo della saga. Un «giallo divertente sul mondo dell’arte e delle gallerie», in cui però non passa inosservato il disinibito rapporto di Judith con la sessualità. Tanto che in molti hanno paragonato i romanzi della Hilton alle Cinquanta sfumature di E.L. James. «Ho scritto di sesso in modo onesto e sono stata inserita all’interno di un genere, la letteratura erotica, a cui non sento di appartenere. A un uomo non sarebbe mai successo. A uno scrittore è concesso scrivere di sesso facendo letteratura», spiega. «Bisogna smettere di inscatolare a tutti i costi le opere prodotte dalle penne femminili».

Domanda: Dark Lady o giustiziera? Chi è Judith Rashleigh?
Risposta
. Credo che in lei convivano sia la femme fatale che la giustiziera. Judith ha un concetto molto chiaro di ciò che è morale e giusto e di cosa non lo è. E questo appare inequivocabilmente nell’ultimo capitolo della trilogia. Judith si sente spaccata in due, c’è qualcosa di scuro in lei, ma allo stesso tempo possiede un forte senso della giustizia, a cui cerca di dare ascolto.

Domanda: Affascinante, calcolatrice e ironica: da dove nasce il tuo personaggio?
R.
In parte dalla mia esperienza personale. Anch’io, come la protagonista dei miei romanzi, ho lavorato in una casa d’aste, la Christie’s di Londra, dopo il mio master in Storia dell’arte. Ma è stato durante la stesura di Maestra, che il personaggio ha preso forma e si è sviluppato. Io ho solo seguito la sua voce.

D. Sesso spinto sullo sfondo delle gallerie d’arte londinesi: qual il rapporto di Judith con l'eros?
R. Molto aperto. Lei non ha nessuna paura di prendersi il suo piacere. Per lei, il sesso è un appetito come un altro: non ci sono emozioni, non c’è spiritualità. Noi donne crediamo di essere libere quando disponiamo del nostro corpo, ma in realtà c’è una parte di noi che prova sempre vergogna. Abbiamo ancora paura del giudizio degli altri, mentre Judith non sente di doversi scusare del suo modo di vivere il sesso, ed è proprio questa concezione della sessualità che ho voluto esplorare nei miei romanzi.

D. In Ultima, Judith sembra aver raggiunto un nuovo livello di consapevolezza di sé. In quali altri aspetti il tuo ultimo romanzo si differenzia rispetto a Maestra e Domina?
R.
Nei primi due capitoli della trilogia, Judith si trova a sbattere continuamente contro uomini forti e potenti o a elemosinare il loro appoggio, mentre in Ultima è lei che, finalmente, ha il potere. Ѐ un romanzo più crudo ma anche più ironico rispetto a Maestra e Domina, in cui ho voluto condividere con il lettore tutta la verità sul personaggio di Judith. Anche se molte domande resteranno aperte.

«Per le donne, confrontarsi con il potere è ancora molto complicato. Anche se molte oggi occupano posti di comando o di prestigio nella società, siamo lontani da una situazione di equilibrio nella distribuzione delle possibilità tra i generi».

Lisa Hilton

D. Nel capitolo conclusivo della saga, il tuo personaggio è costretto ancora una volta a muoversi in un mondo di uomini potenti e pericolosi, che sembra non essere molto distante da quello reale. In quali punti, secondo te, romanzo e realtà combaciano?
R.
Il mondo di Judith è sicuramente un mondo molto esagerato. Ma non mancano i punti di contatto con la realtà. Per le donne, confrontarsi con il potere è ancora molto complicato. Anche se molte oggi occupano posti di comando o di prestigio nella società, siamo lontani da una situazione di equilibrio nella distribuzione delle possibilità fra uomo e donna.

D. Credi che la rabbia che anima il tuo personaggio sia la stessa provata da molte donne 'reali'?
R.
Judith rappresenta tutto ciò una donna può fare quando lascia parlare la sua rabbia. Per questo molte lettrici si sono riconosciute in lei. C’è persino chi mi ha confessato di aver buttato il marito fuori di casa proprio dopo aver letto il mio libro.

D. Da storica dell’arte, anche tu, come Judith, vivi di bellezza. Ci sono degli aspetti in cui personaggio e scrittrice si sovrappongono?
R.
Anche lei, come me, adora le scarpe e la moda. Ma io sono molto più noiosa di lei. Vivo una vita normalissima e passo la maggior parte del tempo con mia figlia.

D. Nel tuo romanzo il sesso è al tempo stesso un’arma e uno strumento di piacere, ma spesso i contorni sono sfumati. Qual è il limite?
R.
In realtà, penso che possa essere tante cose insieme. Per Judith, ad esempio, è una componente fondamentale della sua personalità più profonda, è fonte di piacere ma anche un mezzo per ottenere i suoi scopi. Non c’è separazione fra mente e corpo e questo le permette di non provare vergogna.

D. L’aspetto erotico è centrale in tutti i tuoi romanzi. Un invito a vivere la propria sessualità femminile oltre i tabù, anche a rischio di essere etichettate come predatrici sessuali?
R. Credo che, su questo tema, i miei romanzi abbiano ispirato molte donne, anche se non era assolutamente mia intenzione scrivere un libro sul sesso. Il mio obiettivo era piuttosto quello di dar vita a un romanzo divertente sul mondo dell’arte, da leggere in spiaggia sotto l’ombrellone.

D. «Quando un uomo scrive, è ciò che ha scritto a essere giudicato. Se è una donna a scrivere, è lei ad essere giudicata». Quanto c’è di vero in questa frase?
R.
Tutto. Quando una donna presenta il suo libro, è bombardata di domande sulla sua vita personale. Questo, invece, non accade agli uomini che, a differenza delle scrittrici, non corrono il rischio di essere confusi con i loro personaggi. Il messaggio è chiaro: alle donne è concessa solo la possibilità di raccontare e non quella di creare mondi immaginari.

D. Il tuo libro ha al centro una protagonista forte e arrabbiata, molto diversa dagli stereotipi femminili che si incontrano generalmente nei romanzi. Sei stata criticata per quello che hai scritto?
R.
Judith è una donna molto lontana dalle altre eroine della letteratura. Quando leggiamo un romanzo, ci chiediamo sempre cos’è che provano o sentono le protagoniste femminili. Ma questo vuol dire cristallizzare il ruolo delle donne all’interno dei libri. Il mio personaggio, invece, non si lascia guidare dalle emozioni. In lei è il lato logico e freddo a prevalere. C’è chi, per questo, mi ha accusata di aver prodotto un romanzo antifemminista e amorale. Ma anche queste reazioni mi rendono contenta. Significa che ciò che ho scritto rimane sotto la pelle del lettore.

«#MeToo? Non esistono solo gli abusi subiti dalle donne bianche e ricche. Spero che il movimento prenda presto consapevolezza anche di questo».

Lisa Hilton

D. Qual è la tua posizione riguardo al movimento #MeToo?
R.
Ha dato a molte donne il coraggio di raccontare la loro esperienza, ma ha dimenticato di dar voce a tante altre storie, come quelle vissute dalle donne nigeriane e sudanesi. Non esistono solo gli abusi subiti dalle donne bianche e ricche. Spero che il movimento prenda presto consapevolezza anche di questo.

D. Secondo i dati raccolti dall'organizzazione americana Vida-donne nella letteratura, per le scrittrici sono tempi davvero duri. Cosa possono fare gli editori per rendere il mondo letterario più accessibile alle donne?
R. Bisogna, innanzitutto, smettere di inscatolare i libri prodotti dalle scrittrici all’interno di questo o quest’altro genere. I lavori delle donne sono sempre stati relegati all’interno di categorie ben precise, forse per escluderle dalla 'vera letteratura'. E questo ha scoraggiato molte autrici.

D. A vincere i più importanti premi letterari sono, molto spesso, gli uomini. Le scrittrici sono «meno brave» e qualificate della loro controparte maschile, o nemmeno i concorsi letterari risultano essere immuni dal problema dell'ineguaglianza di genere e dal sessismo?
R.
In realtà, credo che il vento stia cambiando. Basta pensare a Donna Tartt, vincitrice del Premio Pulitzer nel 2014, o al successo commerciale di J.K. Rowling per convincersene. Anche se, senza dubbio, il cambiamento procede ancora molto lentamente.

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