16 Ottobre Ott 2018 1412 16 ottobre 2018

La Pina: «Ragazze, siate le uniche responsabili della vostra felicità»

Gli uomini, il matrimonio, il femminismo: a tu per tu con la speaker di Radio Deejay, in libreria con il manuale semiserio Cosa non farei per trovare un fidanzato.

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La Pina Libro Federico Giunta

Quando ci sono di mezzo i sentimenti, diciamocelo, i rapporti umani sono sempre un grande rebus, oggi ancor più di un tempo. Perché se parlarsi può essere diventato più semplice, capirsi lo è molto meno. All’ennesimo fidanzato che si dilegua con un messaggino o relazione che si frantuma contro un muro ben visibile anche a notevole distanza, eccoci pronte a scagliarci contro il maschio di turno, unico colpevole. E se non fosse sempre così? La Pina, dopo aver ascoltato anni di confessioni radiofoniche semi-tragiche e dai risvolti comici, ma spesso anche grotteschi, ha deciso di sfatare con ironia e un pizzico di cinismo qualche falsa certezza tutta femminile dalle pagine del suo nuovo libro scritto insieme a Federico Giunta ed edito da Vallardi e in libreria dal 16 ottobre, Cosa non farei per trovare un fidanzato. Tratto da una storia vera. La tua. Ragazze, pronte a prendere appunti?

Federico Giunta con La Pina.

Domanda: Cosa dobbiamo aspettarci da questo libro?
Risposta:
Di leggere le parole di due amiche un po’ cattive ma sincere, che ti dicono se un jeans ti fa il sedere enorme, se ti è rimasta della rucola tra i denti o stai facendo una stupidaggine, non per ferirti ma proprio perché ti vogliono bene. Dopo tanti consigli su cosa fare, in queste pagine si parla di dieci donne e altrettante cose da non fare, con serietà ma anche leggerezza: credo che ridere di sé rappresenti un grandissimo passo avanti per il miglioramento.

Cosa non deve fare quindi, ad esempio, una single ultra trentenne?
Per prima cosa far parlare troppo l’orologio biologico perché la fretta fa inciampare e crea ancora più confusione, e poi non credersi superiore e crogiolarsi nel concetto che tutti siano sbagliati. Forse vittime di un retaggio culturale che per anni ci ha viste in condizioni diverse di svantaggio, spesso noi donne tendiamo a vedere nell’altro l’unico colpevole e a sopravvalutarci. Ma farsi prendere da queste convinzioni senza essere sincere con se stesse non aiuta a restare lucide e ad avere una relazione soddisfacente.

Al giorno d’oggi matrimonio e figli rappresentano ancora un obiettivo primario o no?
Credo proprio di no, quando parlo di relazioni positive infatti non intendo per forza questo ma la capacità di interfacciarsi con gli uomini. Che poi ci si voglia passare insieme il resto della vita o semplicemente una notte poco importa.

Come è nata l’idea di questo manuale?
Dalle mie esperienze, da quelle delle ascoltatrici della radio e delle amiche. L’intento non è quello di giudicare perché in ogni storia c’è una parte di noi da ammettere con ironia ma anche con la consapevolezza che sia fondamentale superare certe dinamiche. Se aspettiamo sotto il portone di casa il nostro migliore amico di cui siamo innamorate mentre lui è con un’altra la cosa fa un po’ ridere ma allo stesso tempo tanta tristezza. Ognuna ha il proprio ciclo di errori che ripete continuamente, sostituendo solo il soggetto, per questo propongo quella che chiamo una nuova ecologia dei sentimenti che ci faccia cambiare e almeno divertire.

Ci insegni anche un po’ di autocritica?
Soprattutto, molte sognano il giorno del matrimonio senza preoccuparsi di cosa fare dopo.

L’autostima che ruolo gioca?
Enorme. Pensare, come fanno molte, che gli uomini siano l’unico mezzo per affermarsi è una grande sconfitta, ma superandola si possono avere relazioni amicali, sentimentali o sessuali più che soddisfacenti. Dobbiamo smettere anche di stare con chi ci tratta come uno straccio perché serve solo a fare del male a noi stesse.

E la considerazione degli uomini da parte dell’universo femminile?
È altrettanto fondamentale. Le donne spesso credono che i maschi siano dei cretini ma questa convinzione oltre a essere retrograda è anche profondamente sbagliata. Bisogna uscire dall’idea che esistano per assecondarci sempre o rispondere a esigenze e aspettative, non sono necessariamente quelli che ci portano all’altare o ci fanno diventare madri, sono esseri umani che vivono indipendentemente da noi, con una storia e una personalità che non possiamo pensare di smontare a piacimento per farla combaciare a una determinata idea preconcetta.

Nessun errore nella conquista di tuo marito?
Direi più che altro tentativi, che alla fine hanno dato i loro frutti. Io non dimentico mai di essere l’unica artefice della mia felicità, assegnare ad altri questo potere è scorretto e pericoloso. E rivendico il diritto di conquistare delle libertà, come quella di essere cessa, una cosa che può fare solo bene e portare a risultati meravigliosi.

In che senso?
Più dell’estetica è importante mettersi all’ascolto dell’altro ed essere interessanti e curiose. Lo dico per esperienza personale visto che mi sono sposata a 43 anni con un uomo molto bello e più giovane di sei anni.

Il matrimonio con Diego e la Vale con i quali da anni conduci ogni giorno Pinocchio su Radio Deejay ha mai attraversato crisi?
Come tutti i rapporti ha avuto i suoi alti e bassi, ma i segreti della nostra armonia e longevità sono la sincerità e la voglia di capirci sempre.

Chi ti segue sa che sei un’amante del Giappone, cosa ci può insegnare un mondo così apparentemente lontano?
Tanto, perché la filosofia di vita dei suoi abitanti si fonda sul rispetto, sulla coesistenza e sulla possibilità di stare insieme anche in spazi ristretti senza pestarsi i piedi. Piccole cose che però cambiano la qualità della vita globale.

Ti definiresti una femminista?
No, credo sia un concetto ormai superato. Una battaglia vinta non deve continuare a svolgersi, ma fare da solida base a conquiste future, altrimenti non si evolve.

E si rischia di essere sempre vittime.
E percepite come tali, una cosa sbagliatissima, soprattutto in questo periodo storico in cui le donne sono purtroppo in seria difficoltà.

Prima di arrivare in radio ti sei fatta largo nel mondo dell’hip hop, hai mai trovato ambienti ostili in quanto donna?
No. Come in tutte le cose, se sei femmina devi metterci dieci volte più forza rispetto a un maschio, ma siamo geneticamente progettate per farcela. Non credo esista un rap maschile o femminile, esiste quello fatto bene. Quando ho mosso i primi passi le ragazze erano quelle che seguivano gli artisti ma nessuno le ha mai fermate con un «tu sei femmina e non puoi esibirti», quindi io dico «forza, dobbiamo iniziare a imporci e a non assecondare un sistema superato». C’è ancora tanta pressione dalle famiglie e dalla società per farci restare un passo indietro ma è il momento di alzare la testa.

Le distinzioni di genere contano?
No. Anzi, temo molto le divisioni tra uomini, donne e gay: siamo tutti persone e c’è della felicità da organizzare. Per questo è fondamentale che gli uomini capiscano che non sono sempre loro sbagliati ma a volte anche alcune donne.

E che le associazioni donna-buona e uomo-cattivo non sono sempre giuste.
Esatto, e anche se spesso è così questo non può diventare l’alibi per non prendersi responsabilità e rovinare tutto. Più si procede in un’ottica di miglioramento e ci si convince che quello che si ha davanti non è l’unico uomo possibile sulla terra o occasione di felicità, meno è probabile infilarsi in certe situazioni che possano generare eventi gravi.

Cosa si può dire quindi alle ragazze?
Che siamo una forza anche se a volte diventiamo un po’ imbarazzanti, ma se non ce lo diciamo tra di noi chi può farlo?

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