12 Ottobre Ott 2018 0800 12 ottobre 2018

Elisa D’Ospina: «Donne, amatevi e rispondete agli hater»

È stata lei a portare in Italia il termine curvy e da anni veicola il messaggio dell’accettazione di sé: «C'è chi mi dice che sono troppo grassa e chi troppo magra: siamo succubi dell'immagine».

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Elisa Ospina Curvy Detto Fatto Instagram

Un tempo erano le maggiorate, oggi si chiamano curvy, donne bellissime ma lontane anni luce da quell’immagine di perfezione femminile stereotipata imposta da moda e tv. L’italiana più celebre della categoria è la modella Elisa D’Ospina, citata anche dall'Huffington Post americano e inserita da Digitalic.it tra le 15 donne italiane più influenti del web. Da diversi anni dispensa consigli di stile e body positive sui social e attraverso il programma pomeridiano di Rai Due, Detto Fatto, oltre a girare le scuole come ambassador del Ministero della Salute per dire che «ogni donna debba sentirsi bella e libera di indossare ciò che vuole». Curve e felicità, un binomio vincente declinato ora in una nuova veste, una linea di trucchi: «Perché un rossetto a volte può cambiare la vita». E in questi giorni è in uscita la collezione beauty di Elisa D'Ospina firmata Wycon: «Amo l’idea di poter veicolare messaggi importanti anche attraverso uno strumento apparentemente frivolo come la bellezza, come lo faccio da tempo con la moda». Abbiamo parlato di femminilità, di body shaming e di social, ma sulle polemiche che in passato l'hanno travolta su Twitter ha preferito non esprimersi.

DOMANDA: Qual è il messaggio che vuole lanciare?
RISPOSTA: Che tutte le donne sono belle. La psicologia è fondamentale ma a volte serve anche guardarsi allo specchio e dire: «Oggi mi sento figa». Per questo il trucco può essere la classica arma da borsetta, da sfoderare per cambiare in un attimo look e umore.

Oggi sei una delle modelle curvy più apprezzate in tutto il mondo, com’è stato il tuo esordio?
A 15 anni mi presentai in un’agenzia di moda e nonostante fossi molto più magra di ora mi dissero che sarei stata adatta solo per pulire i bagni. Rimasi impietrita ma fortunatamente mio padre rispose a tono e con la sua protezione riuscì a circoscrivere un dolore che vissuto da sola a quell’età avrebbe potuto generare problemi più seri. Una ragazzina umiliata non c’è da stupirsi se poi si mette due dita in gola.

Le cose però fortunatamente sono migliorate.
Sì, anche se per un po’ ho accantonato questo sogno. Poi un giorno mentre stavo lavorando a una fiera si avvicinò una talent scout proponendomi di fare la modella per taglie forti. Subito reagii malissimo ma quando vidi un book che ritraeva donne meravigliose dissi: «Beh, se pensi che sia come loro vengo domani mattina». E così è stato.

Il concetto di curvy è molto vago e a volte definisce chi non lo è. Se si considerano tali taglie 42 o 44 forse dell’ossessione estrema per la magrezza non ci libereremo mai.
Verissimo, la taglia 0 di questo mercato, ovvero la 36 di quello standard, è la 44 e spesso a dominare sono gli estremi, anche in eccesso. Una donna curvy è semplicemente formosa, né troppo magra, né eccessivamente grassa.

E non una taglia forte.

La strada da fare è ancora lunga ma già aver eliminato questa espressione è un successo perché sottintende che grasso è bello e non è assolutamente così, ci si deve voler bene sia con una 36 che con una 60, ma l’obiettivo deve sempre essere la salute.

Cosa ne pensi del fenomeno hater?
È un sintomo molto brutto per la società, dove esiste gente che riversa il proprio odio sui social, denigrando le persone con la volontà di ferirle. Leoni da tastiera senza arte né parte che non hanno nemmeno il coraggio di portare avanti le proprie idee nella vita reale ma che se interpellati e minacciati di querela si mettono a piangere, palesando la propria piccolezza.

Ti sono mai capitati episodi gravi?
A parte qualche caso isolato per il quale sono passata a vie legali, fortunatamente no. Le critiche costruttive mi piacciono ma se sono fini a loro stesse non le ascolto o blocco i mittenti: frustrati in cerca di visibilità.

Su persone particolarmente sensibili però anche un commento apparentemente di poco conto può creare danni incalcolabili.
La mente umana è molto complessa e a volte una frase sgradevole può trasformarsi in un problema che si trascina per anni e questa è proprio la tecnica degli hater, individuare persone alle quali se semplicemente si dice come è brutta la loro borsa entrano in crisi.

Cosa si può fare quindi?
Imparare ad amarsi un po’ di più, non essere sempre vittime e rispondere subito alle offese. Ho sentito storie di donne che per una critica sono state in terapia 20 anni, invece bisogna capire che agli occhi esterni non saremo mai perfetti, né potremo piacere a tutti.

E per quanto riguarda il fenomeno del body shaming?
È strettamente legato a quello degli hater e ugualmente preoccupante. Nel mio caso leggo tutto e il contrario di tutto, c’è chi mi dice che sono troppo grassa e chi troppo magra. Il problema è che siamo tutti succubi dell’immagine, diamo per scontato che le nostre convinzioni siano a prescindere esatte e ci sentiamo sempre autorizzati a esprimerle.

La non accettazione femminile è più colpa delle stesse donne o degli uomini?
Delle donne, che sono le prime a denigrarsi e a denigrare.

Chi ti segue maggiormente?
L’84% del mio pubblico è fatto di donne. Gli uomini stanno arrivando ultimamente grazie ad alcune campagne sexy ma sui mie profili non ci sono immagini eccessivamente ammiccanti o di nudo. Ho una fisicità sensuale ed erotica e se voglio so come usarla ma non ho mai sentito la necessità di metterla in mostra forzatamente sui social. Non critico chi lo fai ma chi mi segue preferisce sapere cosa indossare per valorizzarsi.

Dal lontano 2008 quello che ho sempre cercato di trasmettere è che ognuno deve amarsi per quello che è e pur usando il mio corpo non ne ho mai abusato. A chi mi chiede “perché non posti foto in costume” ho sempre risposto che il mio corpo è esposto a tal punto che non serve la foto in costume giornaliera per far vedere chissà cosa. Mi sono mostrata con una taglia in più e una taglia in meno, con il ciclo mestruale gonfia come un pallone, quando ero senza trucco, quando indossavo i pigiamoni e le babbucce e anche quando sono in spiaggia con un bikini striminzito come questo. Dare la conferma a voi che mi piaccio, oltre che ritenerlo banale e superfluo, mi sembra scontato dopo dieci anni in cui nei #social mi trovate in tutte le salse (mi manca il nudo spinto ma per quello ci sono i disegni di @rominabandera ). Non sono alla ricerca di like spasmodici perché nella vita lavoro da quando ho 15 anni e i social network sono una veicolo non l’unico mezzo esistente o una ragione di vita. Un’altra cosa che chi mi segue sa, io sono onorata di avere un pubblico bello per il 98% , fatto di donne per un buon 70%, ma nella mia vita le persone che amo sono quelle che possono darmi dei giudizi costruttivi finché io possa migliorare. Purtroppo voi vedete solo un 20% di chi è Elisa perché i momenti più belli, le persone che più adoro preferisco viverle e anche se questi social sembrano un reality, in realtà non lo sono perché sono gelosissima delle mie emozioni e, almeno quelle, le tengo per me. Detto questo eccomi in costume, orgogliosa delle mie curve e di vivere dei momenti in cui quando c’è la salute si è davvero delle persone ricche. Non siate schiave dell’estetica cercatevi un talento, cercate di non assomigliare a nessuno e di non avere miti o modelli. Non sperate che qualcuno cada per poter godere, perché quando godete dei fallimenti altrui i veri falliti siete voi. La cattiveria non ha mai portato lontano nessuno. Amate ciò che la vita vi regala e lottate per i vostri desideri, che se anche stanotte è #SanLorenzo i miracoli se ci credi accadono, ma se lotti per raggiungerli li godi ancor di più. #loveyourself #curves #me #summer

Rivendichi quindi il diritto a una sensualità privata?
Esattamente, pur essendo la prima a giocare con la femminilità. Se entri a casa mia verso l’ora di cena facilmente mi troverai ai fornelli con il tacco a spillo o la vestaglia di seta ma perché credo che la donna debba sempre valorizzarsi e mai stare con i capelli raccolti e la tuta. Può farlo un giorno ma poi basta, per se stessa e non per gli altri.

In cosa si concretizza il progetto che porti avanti nelle scuole con il Ministero della Salute?
Da dieci anni insieme a medici, psicologi e nutrizionisti mi occupo di educazione alimentare e prevenzione ai disturbi collegati. Iniziamo gli incontri mostrando una serie di immagini femminili che testimoniano come la bellezza sia cambiata negli anni e gli stereotipi non esistano.

Le adolescenti recepiscono il messaggio?
Assolutamente sì, subito partono agguerrite sostenendo che i ragazzi guardino le magre poi dialogando scoprono che nessuno parla di fisicità e grassezza ma piuttosto di noia e gente poco interessante. I maschi a quell’età vogliono giustamente divertirsi quindi cercano la bellezza ma soprattutto la spensieratezza.

Il tuo passato scolastico lo conferma?
Sì, da adolescente ero completamente diversa da ora, mi vestivo da rapper e sembravo un uomo ma i più belli della scuola mi giravano attorno e questo perché ero una persona positiva e allegra. Lo dico sempre alle ragazze che mi scrivono: non serve andare in palestra se poi si è pesanti.

Che ruolo giocano o dovrebbero giocare i genitori nella crescita psicologica serena delle figlie?
Fondamentale, ma purtroppo oggi in molti casi il sistema educativo di base è saltato perché si lavora tutto il giorno e si vive attaccati agli smartphone, manca quindi il dialogo, soprattutto con le madri che spesso competono con le figlie. Non sai quante volte ho ascoltato ragazze magrissime confidarmi: «Mia mamma dice che sono grassa». Gli adolescenti di oggi sono molto in gamba, molto meno i genitori.

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