11 Ottobre Ott 2018 0800 11 ottobre 2018

Giornata internazionale delle Bambine: cosa dice il Report Terre des Hommes

Le mutilazioni genitali, il lavoro minorile, i matrimoni precoci, la violenza sessuale: il report del 2018 ci racconta a che punto sono i loro diritti, ancora troppo spesso negati.

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Giornata Internazionale Bambine Report

Il 10 Ottobre la Fondazione Terre des Hommes ha presentato il dossier 2018 riguardante la situazione delle bambine e ragazze nel mondo. Il report fa parte della campagna InDifesa e mira a sensibilizzare il pubblico, le istituzioni e i governi su temi difficili ma ormai imprescindibili quali violenza di genere, maltrattamenti, accesso all’istruzione e alle risorse scattando una fotografia accurata del nostro presente. Federica Giannotta, responsabile Advocacy e Progetti Italia di Terre des Hommes, in occasione della Giornata Mondiale delle bambine ha raccontato a LetteraDonna come è nata l’idea di produrre il dossier, giunto ormai alla sua settima edizione: «Nel 2002, subito dopo l’istituzione della Giornata Internazionale, ci siamo fatti trovare pronti. La difesa delle donne è diventato un argomento prioritario a livello mondiale e volevamo fare nascere la prima campagna in Italia sul tema». Da quel momento, InDifesa ha fatto enormi passi avanti: «Ad oggi abbiamo strutturato una rete che coinvolge 100 comuni impegnati verso obiettivi concreti. Se prima le attività si limitavano al dialogo formale con le istituzioni oggi ci muoviamo con iniziative nuove e coinvolgenti per tutti i cittadini», spiega Giannotta.

LE MUTILAZIONI GENITALI

Il dossier 2018 affronta otto macrotemi: mutilazioni genitali femminili, accesso all’istruzione, bambine lavoratrici, matrimoni precoci, salute riproduttiva e gravidanze precoci, ragazze vittime di tratta, accesso a internet e violenze. Nonostante molte situazioni siano ancora preoccupanti, negli ultimi anni possiamo anche individuare miglioramenti significativi. «Il trend è positivo soprattutto in aree quali accesso all’istruzione e mutilazioni genitali, dove registriamo un calo del 24% dal 2000», afferma Giannotta. La totale eliminazione delle mutilazioni genitali femminili, in particolare, rientra nei 17 Obiettivi ONU per lo Sviluppo Sostenibile entro il 2030. Nonostante un trend globalmente positivo, la strada è ancora lunga: soltanto in Italia ad oggi ci sono circa 70 mila donne di origine straniera che hanno subito una mutilazione.

L'ISTRUZIONE

Altro obiettivo ONU è assicurare che tutti i bambini e le bambine completino il ciclo scolastico primario e secondario, accedendo poi ad un’istruzione di qualità. Secondo il dossier InDifesa, oggi un bambino su cinque non va a scuola. Dato positivo è il progressivo assottigliamento della differenza tra maschi e femmine: il 66% dei Paesi ha raggiunto la parità tra i sessi nell’accesso all’istruzione. «L’istruzione ha il potere di salvare le bambine, allontanando lo spettro del matrimonio precoce e le conseguenti gravidanze», scrive il report. Se tutte le ragazze avessero la possibilità di completare la scuola secondaria i matrimoni precoci diminuirebbero del 64% e le nascite da madri minorenni del 59%. Inoltre, un’istruzione completa e di qualità permetterebbe di liberare un enorme potenziale sociale ed economico, che va dai 15 mila ai 30 mila miliardi di dollari secondo lo studio studio della Banca Mondiale Missed opportunities: the high cost of not educating girls.

IL LAVORO MINORILE

Il terzo tema trattato riguarda il fenomeno delle bambine lavoratrici. Secondo l’Organizzazione Mondiale per il Lavoro ci sono 64 milioni di bambine tra i 5 e i 17 anni costrette a lavorare, contro 88 milioni di ragazzi. Tra i 15 e i 17 anni però il gap va assottigliandosi con 23,5 milioni di maschi lavoratori e 13,6 ragazze nel 2016. I principali campi di occupazione sono agricoltura e industria, ma un elemento spesso sottostimato da numerosi studi sul lavoro minorile sono i dati relativi al lavoro domestico, da sempre prerogativa femminile. Su un totale di 54 milioni di piccoli che svolgono lavori domestici (ovviamente non retribuiti) per più di 21 ore a settimana, 2/3 sono femmine. «A livello globale, le bambine di età compresa tra i 5 e i 14 anni trascorrono 550 milioni di ore ogni giorno in attività di cura della casa, ben 160 milioni di ore in più rispetto ai loro coetanei maschi», afferma il dossier.

I MATRIMONI PRECOCI

Positivi sono invece i risultati portati dall’analisi dei matrimoni precoci. Se nel 2008 le donne tra i 20 e i 24 anni sposatesi da minorenni rappresentavano il 25% del totale, oggi il dato è sceso al 21%. Nonostante questi numeri incoraggianti, l’eliminazione totale della pratica entro il 2030 sembra un obiettivo lontano: ancora 12 milioni di bambine sono costrette a sposarsi prematuramente ogni anno. I paesi africani, soprattutto, dovranno raddoppiare i loro sforzi e intervenire in maniera radicale. A favore dell’eradicazione del fenomeno sono intervenuti anche molti governi nazionali, decidendo di fissare l’età minima per il matrimonio a 18 anni ed eliminando progressivamente la clausola che permette di celebrare le nozze anche solo con l’approvazione dei genitori e del giudice. Sforzi normativi sono stati fatti soprattutto in America Latina, che però non si sono poi tradottI nei risultati sperati: in Nicaragua, ad esempio, i dati Unicef rivelano che una ragazza su tre si sposa prima dei 18 anni.

LE VITTIME DI TRATTA

Fenomeno particolarmente preoccupante secondo i risultati del dossier è la tratta di bambine e giovani ragazze, con numeri raddoppiati dal 2000 al 2004 e che coprono oggi il 20% della tratta di esseri umani (campo in cui comunque le donne, contando bambine e adulte, costituiscono il 71% del totale). Le forme di sfruttamento sono varie: prostituzione, elemosina, lavori forzati, produzione di materiale pornografico, espianti di organi. Anche in Europa la maggioranza delle vittime di tratta è di sesso femminile e, secondo la Commissione Europea, il 16% sono ragazze con meno di 18 anni. L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni stima che l’80% delle migranti nigeriane arrivate nel nostro Paese via mare nel 2016 siano probabili vittime di tratta destinata allo sfruttamento sessuale, e nell’anno seguente 196 ragazze hanno avuto accesso ai percorsi di protezione offerti dal Dipartimento per le Pari opportunità. Spesso i trafficanti prendono di mira ragazze provenienti da zone rurali e con un livello di istruzione essenzialmente scarso e le sottopongono al «juju», un rito magico che lega la bambina ai suoi nuovi padroni. Fortunatamente però, nel marzo 2018 un’importante autorità religiosa nigeriana ha ufficialmente dichiarato nulli i riti «juju».

L'ACCESSO ALLA TECNOLOGIA

Il dossier ha anche affrontato le problematiche di genere legate all’accesso e utilizzo di internet, sostenendo che «l’accesso alla tecnologia è ormai diventato una prerogativa fondamentale in grado di aprire innumerevoli porte e dovrebbe quindi rappresentare un’occasione di empowerment per donne e ragazze». Invece secondo il dossier oggi le donne hanno meno accesso a Internet rispetto agli uomini, con un gap di 12 punti percentuali. Le differenze si acuiscono soprattutto nei Paesi più poveri o tra le fasce meno abbienti della popolazione. L’impossibilità di accedere alla rete si lega poi ad una serie di fenomeni, come la difficoltà di reperire informazioni attendibili riguardanti l’educazione sessuale. Ovviamente, internet porta con sé tanti vantaggi quanti rischi. Nel report si legge che Il 99% degli adescatori online sono uomini, mentre le prede sono per il 75% ragazze. Le donne sono anche più esposte alle pratiche di sexting o cyberbullismo.

VIOLENZA DI GENERE E VIOLENZA SESSUALE

Ultima tematica affrontata da InDifesa riguarda le violenze perpetrate ai danni di bambine e ragazze. Nella fascia d’età tra i 15 e i 19 anni circa 70 milioni di ragazze sono state vittime di violenza fisica, soprattutto da parte di parenti, famigliari o insegnanti. Il Paese con il triste record è il Camerun, seguito da Bangladesh, Uganda, Guinea Equatoriale e Ghana. Gli abusi hanno conseguenze anche sui figli delle donne maltrattate: 176 milioni di bambini con meno di cinque anni vivono con una madre che ha subito violenze, ed è più probabile che questi sviluppino a loro volta comportamenti violenti considerandoli «normali». Per quanto riguarda l’Italia i dati resi pubblici dal Comando Interforze della Polizia di Stato registra un trend in salita. Nel 2017 le violenze sono aumentate dell’8% rispetto al 2016 facendo registrare 5788, di cui il 60% di sesso femminile. Il 2017 è anche stato un anno drammatico per quanto riguarda la violenza sessuale, con numeri in aumento per pornografia minorile (+10%), atti sessuali con minorenni (+13%) e violenza sessuale aggravata (+8%). In tutti i casi le bambine o ragazze rappresentano la grande maggioranza delle vittime. «Un bollettino pietoso, a maggior ragione se si pensa che in gran parte dei casi la violenza rimane sommersa, concentrata tra mura amiche», afferma il dossier di Terre des Hommes, proseguendo: «I dati ci confermano la necessità di raddoppiare gli sforzi».

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