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9 Ottobre Ott 2018 1531 09 ottobre 2018

Cristina Comencini: «#MeToo non si occupi solo del cinema»

A tu per tu con la regista de La Bestia nel cuore che ha voluto precisare: «Ci sono tanti lavori normali in cui le donne sono vittime di molestie». 

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Cristina Comencini Metoo

Regista, sceneggiatrice e scrittrice, Cristina Comencini è una donna che con eleganza racconta da anni il suo sguardo sul mondo. Anche, e soprattutto, su quello femminile. Tante le attrici che sono state protagoniste dei suoi film, da Margherita Buy a Giovanna Mezzogiorno, Micaela Ramazzotti, Valeria Bruni Tedeschi fino all’indimenticabile Virna Lisi. Oltre che per il cinema, Cristina Comencini nutre una grande passione per la scrittura, e LetteraDonna l'ha incontrata proprio a un festival dedicato alle scrittrici, inQuiete. L’occasione è la presentazione del suo ultimo libro, Da soli (Einaudi), dove l’autrice racconta la storia di due coppie e di tutto quello che avviene quando un matrimonio entra in crisi: dalla solitudine alla disillusione fino al difficile slancio verso il cambiamento. «Oggi è difficile costruire un rapporto d’amore che duri nel tempo», ha spiegato l’autrice. «Trovo che oggi tutti, uomini e donne, si lascino molto facilmente. La nostra è l’epoca della libertà, ma quanto deve essere illimitata?».

DOMANDA. Del suo romanzo è in programma una versione cinematografica. A gennaio invece comincia le riprese di In buona compagnia con Vincenzo Amato e Giovanna Mezzogiorno, che aveva già diretto in La bestia nel cuore. Tra tutte le attrici con cui ha lavorato, ce n’è una che l’ha sorpresa più delle altre?
RISPOSTA.
Quella che mi ha segnato di più è stata Virna Lisi. Virna era una donna normale, una moglie, una borghese, però quando faceva il cinema cambiava completamente personalità. Aveva una forza e una capacità di creazione dei suoi personaggi enormi. Poi, certo, ce ne sono tante altre. Margherita Buy, ad esempio, è una mia carissima amica. Ma attenzione: lo stupore c’è sempre, non solo nei confronti delle attrici ma anche degli attori. Ed è questo stupore la molla che rendere speciale un set.

È stato difficile, da donna, trovare uno spazio nell’industria del cinema italiano?
Non ho trovato difficoltà personali enormi, se non quelle che trovano tutti i registi. Ho lavorato a commedie con molte protagoniste donne. Il fatto di essere in poche però non favorisce lo sviluppo di nuovi temi e di nuovi film. Non esiste una seconda voce che abbia lo stesso peso di quella maschile, e questo non favorisce la ricchezza dei temi. Sono sempre delle esperienze individuali, riuscite, che però non hanno quella forza che potrebbero avere se il numero delle registe crescesse.

Il 2018 è stato l’anno delle donne. Il movimento #MeToo ha innescato un’indignazione senza precedenti.
Adesso però è fondamentale che la lotta si allarghi a tanti mestieri, non solo a quelli legati al mondo del cinema. Ci sono infatti un sacco di lavori «normali» in cui le donne hanno vissuto e subito situazioni di questo genere.

Qual è la cosa più importante da fare?
Riflettere insieme, perché questa rivoluzione che stiamo vivendo cambia tutto.

Tra le fila del movimento #MeToo c’è Asia Argento che lei ha diretto al suo debutto nel film Zoo. Cosa pensa dello scandalo Weinstein e delle recenti accuse che le ha rivolto l’attore Jimmy Bennett?
Credo che di Asia se ne sia parlato tantissimo. Mi auguro che trovi la tranquillità e la pace nella sua vita, perché è una donna intelligente e una brava attrice. Più che di lei, penso che invece dovremmo parlare degli enormi cambiamenti che stanno avvenendo grazie al movimento.

Perché il femminismo fa ancora paura, spesso anche alle donne più giovani?
Forse lo percepiscono come escludente del rapporto con l’uomo. D'altronde a un certo punto il movimento non ha saputo comunicare nel modo giusto con le giovani generazioni.

Cosa ha rappresentato il femminismo per l’Italia?
È stato l’atto fondamentale, fondante della più grande rivoluzione della nostra epoca. Segna l’inizio dell’entrata nella società delle donne a pari titolo degli uomini. Il femminismo ha riunito tante voci separate, creandone una collettiva. Col tempo le prospettive sono cambiate, ma resta la grandezza della rivoluzione che il movimento ha generato.

Qual è la cosa che nella società di oggi la fa arrabbiare?
Tante cose. E, guardi, io non sono una tipa dall'arrabbiatura facile: cerco sempre di capire come si possa fare per comprendere meglio le cose, e trasformarle un po’. Mi fa infuriare il fatto che si pensi sia sempre colpa dell’altro.

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