27 Settembre Set 2018 1714 27 settembre 2018

Dal disco Libertè alle molestie sessuali: Loredana Bertè si racconta

Ha ancora voglia di gridare: «L'unica rimasta di sinistra sono io». Da Weinstein ad Asia Argento, il dolore per Mimì e Sanremo 2019: a tu per tu con una rocker vera.

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Loredana Berte Nuovo Album

Harvey Weinstein è un maiale. Dio, un assenteista. L’amore? Sopravvalutato. Le parole, come pietre. Rieccola, Loredana Bertè, semplicemente lei, sempre uguale a se stessa, anche a 68 anni. Libertà e follia. Questo rivendica con il suo ultimo disco Libertè, nome preso in prestito dal suo primo fanclub livornese. Libertà di incidere un nuovo album di inediti, 13 anni dopo l’ultima volta. Follia di gridare: «Voglio rompere i coglioni agli italiani cinque sere di fila, la musica di oggi è piena di canzoni inutili: voglio fare Sanremo, io e lui abbiamo gli stessi anni: la scorsa edizione mi hanno respinto, ci riproverò quest’anno». Pasta Queen, è così che Andy Warhol chiamava Loredana, è tornata.

OLTRE 40 ANNI DI BERTÉ

Forse però non se n’è mai andata. In fondo in questi mesi l’abbiamo ballata tutti: la canzone Non ti dico no è la conferma che la sua musica non ha mai smesso di accompagnarci, da oltre 40 anni. D’altronde, ad Amici, le ragazzine cantavano Sei Bellissimo rivolgendosi a Luca Argentero, ospite speciale, ignorando completamente che l’autrice fosse proprio Loredana, seduta lì, in giuria, mentre il ritornello: «Questa sera non ti dico no… Arriviamo in Cile in autostop… Non chiedermi la luna», oltre ad aver vinto tutto quello che c’era da vincere quest’estate, è nostalgia allo stato puro, quasi come se fosse un suo vecchio successo riadattato al tormentone estivo, come spesso accade in questi casi.

«SONO ANCORA MAMMA ROCK»

Non vuole sentire ragioni quando si parla del suo lavoro: «Io canto solo alle mie condizioni. Se non si fa come dico io allora non se ne fa niente». Tutto il suo mondo è così. I capelli sono sempre blu, ma guai a chiamarla fata turchina. Lei è, e rimane, mamma Rock, come la chiama Asia Argento: «Non chiedetemi di lei e della sua situazione, per me è come una figlia, sono troppo coinvolta». Di Harvey Weinstein, delle molestie e di #MeToo invece ne parla, eccome, nello stesso modo in cui rivelò anni fa della violenza sessuale subita a 17 anni, dei maltrattamenti e delle violenze del padre nei confronti suoi, della madre e di Mia Martini, sua sorella. Allora, come adesso, parla di tutto, e in totale libertà, anzi: Libertè: «Weinstein è un maiale» attacca Loredana, subito un fiume in piena: «Denunciare, denunciare denunciare. Questo voglio dire».

DOMANDA: Tu lo hai mai fatto?
RISPOSTA:
Non ce n’è stato bisogno. Anni fa qualcuno mi disse: «Ci vediamo in questo albergo che così parliamo di un pezzo che hai scritto». «Ma quale albergo, gli ho risposto. Se parliamo di lavoro andiamo in un ufficio». Non esistono cene, pranzi, alberghi, ristoranti. Il lavoro è lavoro. Se vuoi parlarmi di affari si va in ufficio e soprattutto ci andiamo di giorno.

Le molestie, ma anche la violenza sulle donne, sono temi a te molto cari.
Voglio che Weinstein venga processato. Non sono d’accordo con chi critica il movimento #MeToo se questo può essere un aiuto per le donne che hanno subito abusi di qualunque tipo. Con Fiorella Mannoia abbiamo cantato a Verona davanti a 150 mila persone e non solo per i miei 40 anni di carriera, ma anche per ricordare quanto sia importante la lotta al femminicidio. Quel concerto per me fu la svolta.

Perché?
È stato in quel momento che mi è tornata la voglia di nuove collaborazioni, come quella recente con Fedez e J-Ax, e ovviamente quella con i Boomdabash, da cui poi è nato il nuovo album. Per me e Fiorella fu anche una specie di rivincita contro Renato Zero, lui si comportò molto male con entrambe. Non voglio entrare nel merito ma per me è stato una delusione grandissima. Con lui ho chiuso e sai che c’è? È stata una liberazione, perché Renato ascolta solo e soltanto le sue canzoni, che sia a casa o in macchina. Un giorno gli chiesi di farmi scendere: «Basta Renà, io vado a piedi ci vediamo in centro, non ce la faccio più». Io le mie le riascolto una volta sola, e poi le dimentico. Lui invece si sentiva Dio.

Non ascolti Zero, non ascolti Loredana Bertè. Cosa ascolti?
Aretha Franklin. Tra le italiane Emma ed Elisa. Dei nuovi mi piace Ed Sheeran, l’unico come me a essere uscito in radio con due singoli.

Lo faresti un duetto con Ed?
No. Preferirei doppiare un film di Tim Burton. È il mio sogno più grande. Sapessi quanto ci sono rimasta male quando hanno fatto La Sposa Cadavere. La mia voce sarebbe stata perfetta.

Libertè, il tuo nuovo disco, ha tante collaborazioni importanti. Una su tutte: Ivano Fossati.
Non ci sentivamo da troppo tempo. E così un giorno mi sono detta: ma perché devo rinunciare alla sua amicizia e a lui come autore? E così gli ho scritto.

Sms?
Ma figuriamoci. Se mi mettono davanti un tablet io lo prendo e lo uso come vassoio per i pasticcini. Gli ho scritto una lettera. E lui mi ha risposto con una delle canzoni del disco: Messaggio dalla Luna. Vorrei ricordarvi che lui non scrive più per nessuno. Ma proprio nessuno.

La luna… Ricorre parecchio nell’album. Come nella tue vecchie canzoni.
Sì, perché ho ancora tante lune di traverso. O meglio, mi girano. E pure tanto.

Un modo elegante per dire che ti girano i c…
Per questo rivendico follia e libertà. È il mio manifesto, come la copertina dell’album.

Filo spinato e camicia di forza.
Il filo spinato è un mondo che ci limita, sempre di più. Ci schiaccia, ci opprime. I politici di oggi sono ombrellai e arrotini. L’unica rimasta di sinistra sono io. E quella camicia di forza a me l’han messa per davvero.

Sul serio?
Vennero in 15 a prendermi, a casa mia, a Milano, manco fossi Brusca. Mi portarono in un ospedale psichiatrico (l’ex Paolo Pini di Milano ndr), dove poi ho fatto pure un concerto. Ero impazzita, sì, i miei vicini di casa facevano un casino che non finiva più, sentivo il rumore del trapano dalla mattina alla sera e alla fine ho detto basta. Ma è stato tanti anni fa. Ora le cose sono cambiate.

«Dalla notte in cui è morta Mimì ho interrotto il mio rapporto con Dio. Per me lui è un assenteista. Non credo in niente e nessuno».

Loredana Bertè

Non uno dei tuoi periodi migliori.
Mimì (Mia Martini, sua sorella, morta nel 1995, ndr) mi manca. Maledetto fu quel venerdì. Da quella notte ho interrotto il mio rapporto con Dio. Per me lui è un assenteista. Non credo in niente e nessuno. Mimì invece mi manca disperatamente, inevitabile che le mie canzoni spesso siano autobiografiche. La sua perdita mi ha insegnato che nella vita il girone di ritorno non esiste. E ci vorrebbe, perché arriva il momento in cui capisci determinate cose e allora hai voglia di ricominciare da capo.

Cosa avresti voluto dirle?
«Ti voglio bene», mille volte. E invece no. Il tempo non cancella nulla. Per me è come se fosse accaduto tutto ieri.

«Il prossimo Sanremo? Io voglio esserci, voglio rompere i coglioni agli italiani per cinque sere di seguito».

Loredana Bertè

E invece sono passati 23 anni. Cosa vuole fare oggi, Loredana Bertè?
Sanremo. Già l’anno scorso mi hanno scartato Babilonia, presente nel disco. Ma mi ripresenterò sicuramente, chiedete a Baglioni. Porterò un brano scritto con Gaetano Curreri (il leader degli Stadio, ndr), un bel pezzo, tosto. Io voglio esserci, voglio rompere i coglioni agli italiani per cinque sere di seguito. E poi voglio che il mio disco vada bene. Sono l’unica italiana a uscire con due singoli in contemporanea: Babilonia appunto, e Maledetto nel Luna Park.

Di nuovo la luna.
Di traverso però, l’ho detto.

E l’amore?
Sopravvalutato. Invade, e poi ti abbandona.

Meglio il successo, come quello di quest’estate.
Quando i Boomdabash mi hanno proposto di lavorare insieme ero tentata di dire no. Mi avevano proposto una canzone che non mi si addiceva e io non canto se la canzone non è «bertizzata». Così ho proposto loro di buttarsi sul reggae. Su qualcosa che mi assomigliasse un po’ di più, il mio album è molto pop, molto rock e anche punk, un omaggio ai Ramones. Loro hanno accettato di buon grado e quando abbiamo registrato il pezzo io gliel’ho detto subito: «Con questo brano spacchiamo». Ed è andata così. Tutti i premi di quest’estate li abbiamo vinti noi, altro che telegatti.

Anche i giovani che hanno collaborato al tuo disco (tra gli altri, Fabio Ilacqua e Gerardo Pulli) sono stati 'obbedienti'?
Mi sono trovata bene. Mi hanno lasciata libera di stravolgere completamente testi e anche musiche. Spero di acchiappare anche quella fetta di mercato e di piacere anche ai più giovani. Del resto la canzone: Una donna come me si rivolge a una ragazza, parlando del mio vissuto mi permetto di darle dei consigli, se li vuole.

«Un altro talent dopo Amici? Alle mie condizioni perché no: mi piacerebbe e penso che ricapiterà».

Loredana Bertè

Torneresti a fare il giudice in qualche talent musicale?
Alle mie condizioni, con i pezzi e l’arrangiatore che dico io, perché no? Non sono contraria a questo genere di programmi. Amici ad esempio era una trasmissione completa, si canta e si balla e c’è un sacco di musica inutile in giro. Gente che a 20 anni scrive filastrocche senza senso e poi le presenta come: «Inediti». Ma che si mettano a studiare piuttosto. Comunque sì, mi piacerebbe e penso che ricapiterà.

Giovane è anche la band con cui ti esibirai nella tua tournée autunnale, già sold out, a partire da novembre (Montecatini la prima tappa).
Sono fantastici. Conoscono a memoria 81pezzi miei. Io manco uno. Devo rimettermi a studiare e fare le prove perché non ne ricordo mezzo, di brano.

Però il primo concerto che hai visto dal vivo te lo ricordi.
Ma io dal vivo ho visto tutti. I Beatles, i Rolling Stones, Bob Dylan, Neil Young, Bob Marley. Tutti!

Chi è stato il più importante per la tua carriera?
Bob Marley. Per caso ero a Kingston, in Giamaica, decisi di seguire la corrente di gente che si stava spostando. Mi ritrovai a guardare e ascoltare uno coi capelli lunghi, sdraiato a terra mentre cantava Exodus. Dio esiste, ho pensato. Poi ho cambiato idea ma allora lo pensai per davvero. Così diedi tutti i suoi dischi a Mario Lavezzi e gli dissi: «Tié, studia!».

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