26 Settembre Set 2018 2000 26 settembre 2018

La paralimpica Giulia Ghiretti: «Hater, siete voi a dovervi vergognare»

Dopo gli insulti sessisti e discriminatori in Rete, la nuotatrice ha pubblicato i commenti su Facebook: «Mi fate tristezza». Ora ai bullizzati dice: «Reagite contro questi emarginati degli odiatori social».

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Paralimpiadi Giulia Ghiretti Commenti Facebook

Quando sei abituata a volare alto quasi ignori l'esistenza di chi si riduce a certi bassi livelli. Ma la "Farfalla" Giulia Ghiretti ha dovuto farci i conti. L'atleta paralimpica ha scelto di non ignorare alcuni commenti sessisti e discriminatori comparsi sotto il video di un’intervista rilasciata a Fanpage. Il tenore dei messaggi era di questo tipo: «Il bello delle ragazze in carrozzina? Gli dai una botta, vai via e ritorni quando vuoi a sbatterle che tanto le ritrovi nella stessa posizione in cui le hai lasciate». Giulia non ha risposto, limitandosi a postare sulla sua pagina Facebook lo screenshot della frase, e di altre a seguire, precedute da un suo post: «È una tristezza infinita sapere che esistono persone così. Non sanno quello che dicono». Giulia è un’atleta nata sportivamente parlando nel mondo della ginnastica e rinata una seconda volta come campionessa di nuoto, a seguito di un incidente sul trampolino elastico che nel 2010, a 16 anni, le ha tolto l’uso delle gambe. Da allora "Farfalla" Giulia, così appunto la chiamano gli amici, ha iniziato a vincere medaglie su medaglie, tra le quali una d’argento e una di bronzo alle Paralimpiadi di Rio del 2016 e, ultima in ordine di tempo, una d’oro agli Europei di nuoto di Dublino ad agosto 2018. Una farfalla con ancora tanti voli da compiere.

DOMANDA. Che reazione ha avuto quando ha letto quei commenti?
RISPOSTA.
Sono rimasta basita. Fanno davvero riflettere perché, anche se storie simili si ripetono ogni giorno, fino a quando non è successo a me non credevo che la gente potesse arrivare a scrivere certe cose che io nemmeno ipotizzo di pensare.

Non si è abbattuta però.
Sono consapevole di essere una ragazza molto forte e quindi in un certo senso anche fortunata perché non mi faccio scalfire più di tanto da quelli che per me rimangono commenti scritti e nulla più. Penso però a tutti quelli che, magari per l’età o per l’insicurezza, di fronte a certe affermazioni tendono a chiudersi in sé stessi e non nascondo la preoccupazione.

Cosa sente di dire a chi si butta giù?
Di cercare di reagire tenendo bene in mente che sono gli hater a doversi vergognare e a dover essere emarginati, perché con ogni probabilità non sanno nemmeno loro quello che dicono. Mi fanno anche tristezza: se una persona spende parte del proprio tempo a insultarne un’altra significa che è sola, non ha affetti e non è in grado di dare importanza alle cose belle della vita.

È la prima volta che le capita?
Fortunatamente sì. E mi auguro sia anche l’ultima.

Si è appena laureata in Ingegneria biomedica al Politecnico di Milano. Più emozionata in quell’occasione o prima di una gara?
Si tratta di due emozioni entrambe forti, ma diversissime. La discussione della tesi e quindi il raggiungimento della laurea rappresenta un percorso che da un lato finisce però dall’altro ti condiziona per la vita. Lo sport invece è adrenalina pura, gioia immensa che si ricorderà sempre, ma che dura lo spazio di un momento.

Ricorda l’emozione della prima gara in vasca?
Certo, perché è stata unica. Sono molto determinata e ho sempre voluto, fin da subito dopo l’incidente, rimettermi in gioco perché amavo lo sport e non avrei mai pensato di potermi privare di tutte le emozioni che consente di provare. La prima volta in vasca in una competizione ufficiale è stata nel corso di una gara Regionale nel 2011 e di quel momento, oltre all’emozione, ricordo lo stupore nel notare le diversità fisiche degli atleti.

Cioè?
Può sembrare un pensiero stupido e forse superficiale, ma ci si immagina chi fa sport agonistico sempre dotato di un fisico scultoreo, mentre in quel caso io per la prima volta mi sono trovata di fronte a tanti ragazzi con malattie o condizioni ognuna diversa che al primo impatto non mi aspettavo. Si è trattato di un aspetto che da quel momento mi ha fatto riflettere spesso.

Quale vittoria l'ha emozionata di più?
Sicuramente quella che mi ha portato alla conquista della medaglia di bronzo nei 50 metri delfino alle Olimpiadi di Rio, perché è giunta inaspettata. E le cose inaspettate sono le più belle.

Molti la ammirano per la forza che ha avuto nel rimettersi in gioco, in modo più che vincente, dopo l’incidente del 2010. Pensa di essere un esempio per molte ragazze?
Io mi sento una persona come tante, che porta avanti il proprio sogno e la propria vocazione con impegno. Però mi rendo conto che la mia determinazione e la positività nell’affrontare ciò che mi è successo sono di ispirazione per molte persone, soprattutto giovani donne come me. Questo non può che rendermi molto felice e orgogliosa.

Ha conquistato l’oro agli Europei di Berlino. Com’è stato?
Bellissimo, perché per la prima volta ho toccato la piastra per prima. È stato il compimento di un percorso fatto di impegno e sacrificio, che quando si concretizza genera una soddisfazione impagabile.

Adesso quali sono i suoi prossimi obiettivi?
I Mondiali in Malesia in programma a fine luglio 2019. E poi ovviamente le Paralimpiadi di Tokyo nel 2020.

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