25 Settembre Set 2018 0800 25 settembre 2018

Sveva Casati Modignani: «#MeToo, un movimento straordinario»

La scrittrice torna in libreria con Suite 405 e con LetteraDonna affronta i temi più caldi degli ultimi mesi, dal caso Weinstein a quello Asia Argento: «È stata una cretina a pagare Bennet».

  • ...
Sveva Casati Modignani

Credits: Gianmarco Ghieregato.

Il 25 settembre esce Suite 405, l’ultimo romanzo di Sveva Casati Modignani, una delle firme più note (e prolifiche) della letteratura contemporanea. La scrittrice non si è assuefatta all’abitudine in cui sarebbe facile cadere dopo 33 romanzi, ma non è nemmeno donna da fibrillazioni. «Gli anni hanno la loro importanza, non te lo puoi più permettere», ci racconta schietta al telefono, un pomeriggio di fine settembre, mentre fuori a Milano l’estate fa fatica a congedarsi. Poco più di 500 pagine che si lasciano leggere senza alcuna resistenza, storie di donne e uomini diversissimi tra di loro che circostanze e destini legano gli uni agli altri, personalità complesse o cristalline, sullo sfondo di realtà sociali ed economiche variegate: la famiglia modesta del sindacalista Giovanni Rancati, che del suo lavoro ha fatto una missione mettendo a lungo da parte le ragioni del cuore, e quella del conte Lamberto Rissotto, che dopo essere rimasto vedovo di Armanda, donna bellissima e tormentata che porta addosso i segni delle violenze vissute da ragazzina, si riscopre romantico con Chiara, pronto a una nuova stagione della vita.

DOMANDA: Armanda, Bruna e Chiara, le protagoniste femminili principali del romanzo, sono tre donne molto diverse tra loro, ma allo stesso tempo si somigliano perché partono da condizioni svantaggiate e alla fine trovano una loro dimensione. Lei come le definirebbe?
RISPOSTA: Non le posso definire, forse può farlo chi legge. Certo è che sono le donne che incontriamo per strada, siamo noi, prodotto delle loro famiglie, dell’educazione ricevuta, delle esperienze. Ci sono creature disturbate come Armanda, figlia di un background familiare terribile, e poi c’è anche Giada Donati, la stronzetta amica di Chiara, cresciuta dalla tate, con un madre che se ne è andata e un padre sempre assente, viziata e capricciosa, come spesso capita con i figli dei ricchi, ma nonostante questo non ha colpe. Chiara, invece, è una figura trasparente, attuale, incarna la difficoltà dei giovani di trovare un lavoro che corrisponda alle loro aspirazioni.

Come le ha «trovate»?
I personaggi non sono mai difficili da raccontare perché sono loro che si raccontano. Nascono, arrivano. Il mestiere è connaturato, innato, è un dono del Signore, io coltivo questo dono. Chi ha la capacità dell’affabulazione non ha nessun merito.

Il romanzo è pieno di esempi positivi e rapporti umani limpidi. Giovanni e il legame con la madre e i fratelli, la signora Maria che lascia la sua casa in eredità ai vicini perché si sono presi cura di lei. Non è così facile nella realtà.
È il quotidiano degli umili, i più capaci di sentimenti e azioni di questo genere. Saggezza, cultura e bontà non hanno mai a che fare con l’estrazione sociale.

Con Suite 405 c’è un messaggio che vuole lanciare?
Assolutamente no. Io di messaggi non ne ho, coi tempi che corrono ce ne sono fin troppi.

I suoi libri sono anche uno specchio del cambiamento delle donne.
È vero, due anni fa ho riletto Anna dagli occhi verdi, il mio primo romanzo, ormai è un libro di storia, pezzo di un’Italia che non esiste più.

La letteratura può essere ancora uno strumento di emancipazione femminile come è stato in passato?
Sì, quando le donne mi scrivono che si sono riconosciute nei miei libri mi rendo conto che può essere ancora così.

Oggi come vede le donne?
Sicuramente molto più determinate rispetto a ieri, certe volte mi illudo che lo siano anche perché hanno letto i miei romanzi, ma forse questo è meglio non dirlo troppo ad alta voce (sorride, ndr).

E gli uomini, invece?
Il maschio è insicuro e vede traballare il suo trono. Non a caso oggi sono aumentati i femminicidi e altre forme di violenza contro le donne. Agli uomini non piacciono le donne propositive, autonome, salde, preferiscono quelle deboli, da manovrare a loro piacimento e sottomettere. Basti pensare a quello che è successo in America con quel verme di Weinstein.

«Certi uomini hanno sempre usato il lavoro come un’arma di ricatto. Il maschio approfitta della sua forza fisica, ma sul fronte intellettuale vincono le donne, non c’è storia».

Sveva Casati Modignani

Lei che idea si è fatta della vicenda?
Sono cose che sono sempre esistite, non è una novità. Nella moda, nel cinema, nello spettacolo, ma anche in ambienti più vicini a noi come il negozio sotto casa. Certi uomini hanno sempre usato il lavoro come un’arma di ricatto nei confronti delle donne. Il maschio approfitta della sua forza fisica, che è indubbiamente maggiore, questo non si può mettere in discussione, ma sul fronte intellettuale vincono le donne, non c’è storia.

Qualcosa però si sta muovendo, basti pensare al movimento #MeToo e a tutto quello che ha scatenato.
Un movimento straordinario. Bisogna fare rete, le donne devono essere solidali le une con le altre. I maschi ci riescono benissimo mentre le donne non sono capaci di liberarsi del maschilismo atavico che si portano dietro da sempre; gli uomini approfittano dell’assenza di questo fronte comune. Per una donna non esiste peggior nemico di un’altra donna, io non mi stancherò mai di ripeterlo.

Infatti sono tante le donne che si schierano dalla parte degli uomini.
Maschiliste come loro.

In Italia non c’è stato supporto alle donne che hanno denunciato, il caso di Asia Argento a sua volta denunciata resta emblematico.
La Argento è stata una cretina a pagare quel Bennet, chi ci crede che un ragazzo di 17 anni possa essere stato violentato?

Secondo lei quindi il tutto sarebbe stato costruito ad arte?
Non secondo me: è la verità.

Ora anche Bennett ha una denuncia per molestie da parte di un’ex ragazza.
Vede? Non è un soggetto limpido.

Gli uomini più in vista di Suite 405, Lamberto e Giovanni, invece stravedono per le loro donne.
Sono due brave persone, ma ci sono anche personaggi negativi.

Restano sullo sfondo, come il primo marito di Bruna, fino a scomparire.
Sì perché se dovessi trascorrere un anno e mezzo, che è approssimativamente il mio tempo di scrittura, in compagnia di personaggi odiosi mi sentirei male. Li devo amare anch’io, così poi anche i lettori potranno farlo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso