Femminicidio

Femminicidio

9 Settembre Set 2018 0800 09 settembre 2018

«Vi spiego la trappola della violenza psicologica»

Dal 9 settembre su Rai3 Matilde D'Errico racconta gli abusi più subdoli: «Ma dalle relazioni pericolose si può uscire». E su Asia Argento dice: «Da sempre attira odio, perchè è una persona vera». 

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Matilde Derrico Sopravvissute Rai Tre Amore Criminale

Sopravvissute, questo il titolo del programma che esordisce il 9 settembre in seconda serata su Rai3. L’intuizione è di Matilde D'Errico, anche ideatrice e autrice di Amore criminale: una donna che da anni si occupa di violenza sulle altre donne e che, per questo motivo, ha deciso di alzare il tiro. Raccogliendo e raccontando la storie di sette donne vittime di abusi psicologici, di uomini manipolatori e narcisisti, di una violenza psicologica che, rispetto a quella fisica, è più subdola, nascosta e spesso sottovalutata. Nonostante abbia la stessa gravità e lasci ferite assai profonde. Ma un’altra caratteristica di Sopravvissute è il lieto fine. Le vicende che D’Errico presenterà – in questo progetto indossa anche le vesti di conduttrice – si concludono con una salvezza, sia pur costata moltissimo. Le sette donne, precipitate in un vortice di dipendenza affettiva e costrette ad affrontare tutte le conseguenze, anche le più terribili, ce l'hanno fatta. Perché dalla dipendenza affettiva, e quindi dai "carnefici" che riescono a fiutarla subito, ci si può liberare. Sopravvissute andrà in onda dopo Amore criminale, condotto per la seconda stagione consecutiva da Veronica Pivetti; si tratta quindi di una staffetta che definisce una serata tematica e l’obiettivo è tracciare un quadro completo di tutte le forme che la violenza contro l’altra metà del cielo può assumere. Il nuovo programma di Rai3 comincia con la storia di Giorgia, caporale maggiore dell’esercito italiano. Una delle prime donne italiane entrate nelle Forze armate. Giorgia ha subìto diverse molestie, anche da un superiore con molti anni più di lei. Ha denunciato, ma è stata mandata a casa. Com'è andata a finire lo scopriremo il 9 settembre, nel frattempo eccoci a tu per tu con Matilde D'Errico.

DOMANDA: La violenza contro le donne raccontata da Amore criminale è forte, eclatante. Sfacciata e innegabile. Sopravvissute, invece, punta i riflettori su quella meno evidente e rumorosa, che trova origine nella fragilità psicologica delle vittime.
RISPOSTA:
Pensavo da un paio di anni a questo programma, sentivo il bisogno di allargare la tematica di Amore criminale, che racconta di casi di violenza fisica e femminicidio. Volevo dedicare una trasmissione al racconto delle situazioni in cui possono ritrovarsi le donne vittime di manipolazione e e abuso psicologico. La prima puntata è dedicata a un caso di molestie sul lavoro, ritengo sia un problema urgente. Ne approfitto per ringraziare pubblicamente la mia squadra, composta da persone dotate di grande sensibilità e autentico spirito di servizio. Gente che ci crede.

Le molestie sul lavoro sono diffuse in ogni settore e più di quanto si possa pensare.
Sono situazioni comunissime. Ma leggevo che solo il 20 per cento delle donne molestate racconta quanto accaduto e meno del 2 per cento denuncia. Il motivo principale è la paura di perdere il posto.

Dopo aver definito il concept di Sopravvissute l’ha proposto a Rai3 e hanno accettato subito?
Subito, sì. Dopo tutto, è la Rete per la quale lavoro di più e con cui ho costruito un rapporto di grande fiducia reciproca. Oltre a ciò, ha convinto l'idea di trattare situazioni meno eclatanti e più difficili da capire, meccanismi ambigui nei quali può finire qualsiasi donna.

È vero che per la realizzazione di questo programma non solo ha letto libri, ma ha partecipato agli incontri di un gruppo romano di auto aiuto riguardante la dipendenza affettiva?
In realtà la mia partecipazione agli incontri ha preceduto sia la definizione del progetto che la scrittura. Mi occupo da molto tempo di violenza sulle donne, studio e mi documento di continuo sulle diverse forme di abuso, sulle sfaccettature della violenza stessa. Quella fisica è sempre preceduta da quella psicologica: bisogna sempre tenerlo a mente. Ed è proprio sulla base di questa consapevolezza che stava maturando in me l’idea di Sopravvissute.

Quindi unirsi a questi gruppi è stato un modo per dare contorni più definiti all’idea?
Esatto. Ho chiesto di partecipare insieme a una giovane collega con cui sto scrivendo un libro. Ci hanno accettato, sono state molto generose nel permetterci di assistere. C'era il vincolo di riservatezza, ma è più che comprensibile.

Cosa le hanno dato questi incontri di più rispetto ai tanti libri letti sul tema?
Potrei definirlo l'aspetto esperienziale. È come quando studi all'università, ti laurei e poi tocchi con mano, con uno stage, tutto ciò che hai appreso tramite i libri. In questi gruppi le persone si raccontano e confrontano senza filtri, guidate da counselor specializzate. Partecipare mi ha permesso di capire l’enunciazione teorica dal punto di vista emotivo.

In Sopravvissute racconta le storie di 7 donne: la dipendenza affettiva è un problema principalmente femminile?
Io posso parlare solo in base alla mia esperienza, non dispongo di dati precisi, ma ritengo di sì. Quel gruppo di aiuto aiuto, ad esempio, è composto da una quindicina di persone e gli uomini sono solo un paio. Forse la dipendenza affettiva viene associata soprattutto alle donne perché gli uomini riconoscono più difficilmente il problema, mentre noi abbiamo una maggiore capacità introspettiva. O forse dipende dal fatto che tendenzialmente, in una relazione amorosa, giustifichiamo l'altro, facciamo di tutto per comprenderlo, accoglierlo, metterci dalla sua parte.

Tutti atteggiamenti che in teoria sono positivi.
Ma se hai un vuoto affettivo e tenti di riempirlo consegnando la tua vita nelle mani di un altro, se speri che l'altro riconosca il tuo valore altrimenti ti senti persa, diventano meccanismi molto negativi. Se è normale che in un rapporto si presti attenzione ai bisogni dell'altro, non è normale che una donna dimentichi completamente i suoi bisogni per vivere in funzione di quelli del partner.

Però quelle di Sopravvissute sono storie a lieto fine.
Ringraziando il cielo, sì. Volevo dare voce alla speranza e comunicare che dalle relazioni pericolose si può uscire, che la forza necessaria è in tutte noi. Non c'è nessun destino segnato e, anzi, superare un evento traumatico permette poi di osservare la realtà in modo diverso. Con una lente di ingrandimento molto utile.

Come ci si può liberare da queste catene? Cosa può fare chi non ha la possibilità di intraprendere un percorso terapeutico e/o ha troppa paura di parlare?
Ogni situazione è diversa dall'altra, non c'è una ricetta miracolosa e non ci sono regole che possano andar bene per tutti. In generale, però, è fondamentale trovare il coraggio di aprirsi con qualcuno: un'amica, una sorella, una collega, una vicina di casa. Bisogna vincere quella paura di essere giudicate che condanna al silenzio e ricordarsi che un occhio esterno è sempre più lucido e vede cose che tu non vedi più. I gruppi di auto aiuto possono essere molto preziosi e sono gratuiti, così come gratuita è l’assistenza psicologica e legale offerta presso i centri antiviolenza.

Quanto può servire, secondo lei, affrontare queste tematiche in tivù?
Moltissimo, soprattutto in una Rete di servizio pubblico quale è Rai3. Intanto permette di chiamare le cose con il loro nome: spesso le donne non si rendono conto di essere vittime di abuso psicologico e il mio, in tal senso, è anche un intento divulgativo. E poi c'è la forza della testimonianza: sentire una donna che ti racconta la sua storia e come è riuscita a salvarsi può avere un effetto dirompente. L'abbiamo già visto con Amore criminale: riceviamo mail di donne che ci raccontano di essersi riconosciute nelle storie raccontate e che ci ringraziano per aver dato loro il coraggio di ribellarsi, denunciare, chiedere aiuto. Noi ne abbiamo messe tante in contatto con il centro antiviolenza più vicino.

Per questo programma vestirà anche il ruolo di conduttrice: perché questa scelta?
È stata una prosecuzione naturale del mio lavoro di autrice, soprattutto in considerazione del fatto che conosco bene l'argomento.

Condurre e scrivere: cosa le piace di più?
La scrittura è la mia vita, l'aria che respiro. Non avrei potuto fare un lavoro diverso. Condurre è divertente e indubbiamente mi ha fatto crescere.

Sopravvissute andrà in onda dopo Amore criminale, la cui conduzione è stata nuovamente affidata a Veronica Pivetti.
Dalla prima edizione, andata in onda nel 2007, alla conduzione di Amore criminale si sono alternate diverse donne, quasi tutte attrici, con età, formazione e stile differenti, perché il mondo femminile è estremamente eterogeneo ed è giusto rappresentarlo al meglio. Mi piace ricordarle tutte: Camila Raznovich, Luisa Ranieri, Barbara De Rossi, Asia Argento e Veronica Pivetti. Come autrice ho scelto di non avere una conduttrice fissa e preferito l’idea di fare una staffetta nella lotta contro la violenza. Quello di Veronica è un volto molto popolare, facilmente riconoscibile dal grande pubblico.

Al timone di Amore criminale c’è stata anche Asia Argento, chiamata a sostituire Barbara De Rossi che, a sua volta, non ha nascosto la sua amarezza.
Lavoravo con Barbara De Rossi da tempo, c'è sempre stato fra noi anche un rapporto di affetto. Nel momento in cui la dirigenza Rai ha deciso di sostituirla, l'ho avvisata subito per correttezza e anche per darle modo di valutare altre proposte di lavoro. Io non sono la Rai ed è normale rimanere male quando una bella esperienza si chiude. Barbara ci ha messo il cuore, aveva bisogno di tempo per rielaborare il "lutto"; ma d'altra parte sapeva che, come dicevo prima, l’alternanza delle conduttrici è nel dna del programma. Comunque l'ho incontrata qualche mese fa: è sempre nel nostro cuore.

La conduzione della Argento è durata poco, dopo qualche mese è stata a sua volta sostituita, appunto, da Veronica Pivetti. Perché Asia Argento non ha funzionato?
Non è vero che non ha funzionato.

Gli ascolti non sono andati bene: lo ha ammesso lo stesso direttore di Raitre Stefano Coletta che a proposito ha dichiarato: «È inutile negare che gli ascolti dell'ultima edizione non erano in linea con gli obiettivi di Rete».
Lei dovrebbe informarsi meglio. Innanzitutto, per quanto riguarda gli ascolti, è fondamentale azzeccare il giorno di collocazione in palinsesto. Se sbagli il giorno, perdi telespettatori. Tanti programmi oggi molto seguiti, all'inizio, hanno faticato a trovare la giusta collocazione e ne cito uno per tutti: Le Iene, che i primi tempi non facevano gli ascolti che fanno adesso. La Rai, nell'edizione condotta da Asia, ha deciso di spostare la messa in onda dal lunedì, il suo giorno "storico", al venerdì. Una decisione che noi autori abbiamo subito criticato.

Perché?
Perché quella del venerdì è una serata molto complicata. Innanzi tutto va in onda Quarto grado, che pur avendo un'impostazione completamente diversa rispetto ad Amore criminale affronta un argomento contiguo. Ed è in diretta. Allora abbiamo chiesto alla Rai di riportarci al lunedì e la puntata è tornata ai suoi soliti ascolti. Quindi sì, in effetti l’edizione condotta da Asia Argento ha registrato un calo, ma per il motivo che ho appena spiegato.

Al di là degli ascolti, c’è anche da dire che il pubblico, soprattutto tramite i social, ha mostrato di non gradire molto la conduzione di Asia Argento.
Esistono personaggi più di nicchia rispetto ad altri e Asia è uno di questi. Divide, è una persona e un personaggio complicato, più difficile nell'impatto comunicativo. Però io volevo che ci fosse un'attrice completamente diversa da quelle precedenti. Asia, con le sue contraddizioni, mi è sembrata perfetta proprio perché le donne sono piene di contraddizioni, di luci e ombre. È una donna vera. Per quanto riguarda le critiche, non è possibile farsi condizionare troppo da ciò che viene scritto sui social.

I social sono una cartina al tornasole degli umori del pubblico.
Io non so quanti messaggi contro la conduzione di Asia Lei abbia visto, ma posso dirle che la Rai ha monitorato attentamente le critiche che piovevano e rilevato che moltissime provenivano da account fasulli.

Quindi anche allora, parliamo della fine del 2016, c’era in atto una campagna di odio contro Asia Argento?
Esatto. Asia è un personaggio genuino e paga per questo. La insultano, la offendono, la condannano con una ferocia inaudita.

Anche lei, però, in qualche occasione ha insultato, offeso e usato espressioni piuttosto pesanti.
Però non mi piace sentire questo, ci vedo del pregiudizio.

Nessun pregiudizio, ci mancherebbe. Mi riferisco a fatti concreti, basti ricordare le espressioni che ha usato nei confronti della Meloni e di Salvini.
Non sto dicendo che Asia Argento è Santa Maria Goretti. Come tutti, ha le sue luci e le sue ombre. E io non sono la sua custode. Posso solo raccontare la mia esperienza lavorativa con lei: è stata correttissima, deliziosa, si è preparata con grande impegno. Nelle altre ore della sua giornata è libera di fare ciò che vuole.

«Asia ha portato alla luce lo scandalo Weinsten e questo merito viene riconosciuto molto poco. Nella lettera di "Dissenso comune" il suo nome non viene citato: una dimenticanza che non credo sia casuale»

Impossibile non chiederle un'opinione circa lo scandalo di cui Asia Argento si è ritrovata, in queste settimane e suo malgrado, protagonista.
Quello che è successo, io non posso saperlo. So quello che tutti abbiamo letto e quindi non esprimo giudizi. Mi colpisce, ancora una volta, il linciaggio a cui viene sottoposta. Non si possono mettere sullo stesso piano la denuncia della violenza subìta da Weinstein, che è stato accusato da ben 88 attrici ed è un vero predatore, e il singolo caso di Jimmy Bennet, che fra l'altro ha un po' il sapore del ricatto. Asia ha portato alla luce lo scandalo Weinsten e questo merito viene riconosciuto molto poco. Nessuna delle sue colleghe ha espresso parole di solidarietà. E nella lettera di "Dissenso comune" il nome di Asia non viene citato: una dimenticanza che non credo sia casuale. E comunque, trovo sbagliato parlare così tanto di quanto sta succedendo ad Asia.

Perché?
Perché si fanno dietrologie, ci si mette su un piedistallo e si giudica.

Non tutti giudicano. Molti, semplicemente, si informano e si fanno un'idea. Lei non si è fatta un'idea?
No. Sarà che sono laureata in Giurisprudenza, quindi ho una forma mentis giuridica. Parlo solo se ho gli elementi. Posso intuire qualcosa, ma non sparo pubblicamente sentenze. I social, invece, sono pieni di giudizi . E i giornali continuano a "ravanare" e a fare gossip.

Non tutti stanno "ravanando". Molti ricostruiscono i fatti, riportano gli eventi per informare e creare un confronto.
Sono molto pochi gli articoli che ho letto e che sono stati scritti da chi voleva creare un confronto intelligenti. Il 90 per cento è puro gossip.

Prossimamente terrà al Policlinico Gemelli di Roma un corso di scrittura creativa per le donne colpite da tumore al seno. Una malattia che lei conosce bene e che è riuscita a sconfiggere. Quanto e come l'ha cambiata?
La scoperta di una malattia grave come il cancro al seno ti mette davanti a una verità che generalmente rimuoviamo, cioè che la vita può finire. E anche molto presto. Per questo motivo, attraversare la malattia mi ha completamente trasformata. Cambi le priorità, il rapporto col tempo e le persone. Io ho fatto molta pulizia e non ho più voglia di sprecare il mio tempo. Il lavoro per me è stato fondamentale, non ho mai smesso nemmeno durante gli 8 cicli di chemio. La scrittura è stata la mia stampella, il mezzo per mettere ordine e rielaborare quanto stava succedendo.

Con il laboratorio vuole quindi dare la possibilità ad altre donne di fare altrettanto?
Voglio provare a dar loro uno strumento prezioso. Ho fatto questa proposta al Policlinico Gemelli perché è là che sono stata curata. Tornerò e sarò di nuovo una di loro.

Anche lei una sopravvissuta.
Esatto.

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