5 Settembre Set 2018 1859 05 settembre 2018

Il parere della psicoterapeuta Nada Loffredi sulla casa delle bambole gonfiabili

Il primo esperimento a Torino. Che stimola un immaginario perverso: «Un atto sessuale privo di una relazione con un altro essere umano non può essere sano».

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Casa Bambole Gonfiabili Torino

LumiDolls, la prima 'casa di piacere' con donne in silicone è sbarcata in Italia, a Torino precisamente, e la notizia ha velocemente fatto il giro dei media. Ho passato giorni a chiedermi se la vera novità fosse l’offerta di servizio 'innovativa' o lo stato in cui sono ridotti alcuni maschi italiani. Ma siccome non si deve generalizzare mai e, grazie al cielo, non abbiamo raccolto un’ovazione del genere maschile all'apertura del 'bordello siliconato', vale la pena ridare alla questione i giusti confini. Per farlo, e anche per capirne qualcosa in più, ho scambiato qualche riflessione con la psicoterapeuta ed esperta in sessuologia clinica Nada Loffredi. Ammetto che parlare con lei mi ha decisamente rincuorata. La mia opinione e quella di tantissime donne è stata immediatamente impietosa rispetto a questa trovata. Per un attimo temevo di essermi fatta ingabbiare da una negatività eccessiva e troppo severa e che, magari, qualcosa di utile in questa casa di appuntamenti con bambole dalle fattezze umane potesse esserci. Ma non sembra così (per fortuna).

«SNATURA L'ESSENZA DELL'ATTO SESSUALE»

Secondo la dottoressa Loffredi stabilire «una qualsiasi valenza positiva dal punto di vista psicologico, in un atto sessuale privo di una relazione con un altro essere umano, è completamente fuori luogo». Anzi, rileva, c'è un «vero e proprio snaturare l’essenza dell’atto sessuale in sé che invece rappresenta un ricongiungimento simbolico di ciò che la natura ha separato». È quindi ragionevole pensare che l’ambito virtuale in cui queste relazioni sessuali si muoverebbero, in totale assenza di rapporto con un individuo, non possono essere ricondotte a un effetto positivo o curativo nei confronti di istinti evidentemente non soddisfabili con una persona. Non a caso la dottoressa Loffredi non esclude che l’ambito di non relazione nella quale i 'clienti' agiscono non possano anche 'normalizzare' un’attitudine a comportamenti perversi riproponibili con una partner in carne ed ossa. Un’unica riserva di positività, la Loffredi la affida ad «un utilizzo di questi presìdi a fini terapeutici, ma solo a condizione vengano opportunamente strutturati».

La psicoterapeuta ed esperta in sessuologia clinica Nada Loffredi.

UN IMMAGINARIO MALATO E PERVERSO

Quello che a me, da non esperta, sembra raccapricciante è che un soggetto, maschio o femmina che sia, decida di 'accogliere' un istinto 'asociale' e perverso, invece di porsi delle domande e risolvere problemi relazionali e sessuali evidentemente conclamati. È chiaro - e anche qui a sostenermi c’è il parere qualificato della dottoressa Loffredi – che la precisa volontà (peraltro a pagamento) di fuggire dall’impegno di una relazione e dalla sua costruzione, lasci al soggetto che frequenta questi posti solo un immaginario malato, perverso e spesso violento. L’esperta ci invita anche a non enfatizzare il riscontro dichiarato dai gestori della casa, secondo cui vi sarebbe un boom di prenotazioni. Eccessivo sembra infatti un presunto 'clamoroso' successo descritto dai proprietari (e ci mancherebbe che dicessero che non ci va nessuno…), considerato che «le perversioni sessuali riguardano secondo le statistiche scientifiche il 4% degli individui», precisa Nada Loffedi.

SE MINIMIZZARE È PERICOLOSO

Per quanto mi riguarda, questa opportunità non solo mi provoca una enorme sensazione di solitudine, ma anche il convincimento di un totale smarrimento della sessualità maschile da parte di alcuni soggetti. Penso anche sia un pessimo messaggio, in particolare per i maschi che ad una sessualità (si spera sana) devono ancora avvicinarsi. Viviamo già con troppa leggerezza l’enorme 'bolla' di deresponsabilizzazione delle relazioni nei social network, luoghi dove essere sé stessi è un’opzione e dove l’altro non riceve la stessa forma di rispetto che si pretenderebbe per sé stessi. Ridurre – come hanno fatto molti comunicatori - questa casa di appuntamenti a 'un fatto di colore', definendo «interessante» un’offerta dove possono essere agìti istinti perversi e rapporti con forme umane in silicone, mi sembra davvero pericoloso.

CORPI COME OGGETTI: DICIAMO BASTA

Per una volta sfido impavida l’etichetta di bacchettona e dico che culturalmente il messaggio di queste case non è meno disastroso di tutto ciò che poi ci porta per direttissima al tema della violenza sulle donne. L’oggettivizzazione del corpo, senza diritti e senza dignità, in queste case è servita su un piatto d’argento. Ed è esattamente quello che poi conduce a relazioni non sane, agli abusi, ai femminicidi. Se per ovvie ragioni non si può fare un legame di concausa tra le cose, credo profondamente che questo tipo di offerta del divertimento sessuale non aiuti affatto quella cultura del rispetto e delle relazioni sane tra individui, di cui tanto avremmo bisogno.

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