8 Agosto Ago 2018 1625 08 agosto 2018

Chi è Sara Melotti, la blogger che combatte la Mafia di Instagram

Da più di un anno la fotografa ha dichiarato guerra a tutti quei profili che comprano seguaci, commenti e interazioni sul popolare social network. L'intervista. 

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Sara Melotti Instagram

Basta dare un'occhiata ad Instagram per accorgersi che i profili con più di 10 mila follower. Profili di persone, ragazze e ragazzi, con vite apparentemente invidiabili: colazioni a bordo piscina, località esotiche, feste al limite e fisici scultorei. Come però non è tutto oro quel che luccica, così non tutto ciò che attira like riflette la realtà. Anzi, nella maggior parte dei casi, è proprio l’irrealizzabile ideale di perfezione e compostezza anelato davanti a un mare cristallino o una spiaggia deserta ciò che ci porta a lasciare cuori sulle pagine altrui. Ma attenzione. È probabile che la persona dietro allo scatto perfetto abbia investito tempo e denaro per comprare – sì, comprare – seguaci, commenti e interazioni, in modo da far aumentare la propria popolarità virtuale e, di certo, inflazionare in qualche modo anche il proprio ego. Sara Melotti faceva parte di questo circolo vizioso fino a quando, circa un anno fa, ha deciso di tirarsene fuori. «Le foto che spopolano sui social network sono in realtà messe in scena, costruite e create solitamente da professionisti visivi. Tutto questo da vita a un circolo vizioso che non può avere fine perché tutti inseguono la perfezione, ma la perfezione non esiste!» afferma la fotografa che ha iniziato a lottare attivamente contro la Mafia di Instagram scrivendone e promuovendo una cultura libera da canoni irraggiungibili tramite il suo blog Quest for Beauty, convinta che «fino a quando non sarà la stampa a portare in superficie questi temi, mettendoli davanti agli occhi di tutti, nulla potrà cambiare».

DOMANDA. Partiamo subito dalla Mafia di Instagram. Perché esiste questo fenomeno?
RISPOSTA.
Ormai nel mondo del web è praticamente impossibile crescere in maniera organica: senza metodi discutibili è improbabile essere trovati dall'esterno. A volte i nostri post non compaiono nemmeno nelle dashboard di coloro che già ci seguono. Per questo, chi è legato al celebre social network per scopi lavorativi spesso decide di ricorrere a strategie (che dovrebbero essere definite truffe!) per dimostrare di avere più seguaci in modo da ottenere maggiori ingaggi professionali.

Cosa non si farebbe per un po' di polarità virtuale.
Di tutto. Sono sempre di più i ragazzi e le ragazze che sognano i benefici degli influencer con un seguito reale elevato. Parliamo di ego-maniacs che costruiscono artificialmente il proprio personaggio inflazionando i numeri e falsando così il loro successo sulle app. Non solo comprando seguaci, like, commenti e visualizzazioni, ma ricorrendo anche a strategie patetiche come il follow/unfollow o iscrivendosi a comment pods e chat di Telegram creati ad hoc per scambiarsi 'mi piace' e interazioni.

Ci racconti i benefici dell'essere 'qualcuno' sui social network.
Nel mondo che abbiamo costruito i numeri sono come delle divinità. Contano più della qualità del lavoro. Chi ce li ha può essere contattato per diverse proposte professionali, ricevere prodotti in regalo, viaggiare a spese delle aziende sponsor, essere invitati ad eventi etc. E, siccome spesso, come dicevamo i numeri sono fasulli, finisce che le opportunità arrivino a chi non le merita.

Come possiamo allora distinguere i followers reali da quelli fake?
Non è facile. Io personalmente ero parte di quel sistema e lo conosco molto bene dall’interno, ma per tutti coloro che non hanno questo tipo di conoscenza purtroppo è necessario ricorrere a ore di ricerche mirate. Strumenti come Ninjalitics, capaci di analizzare qualsiasi account e mostrarne la crescita in dettaglio, aiutano a capire se il profilo in questione compra seguaci – si vedono picchi nella crescita – e mostra senza mezzi termini chi ricorre al sistema follow-unfollow. Ma smascherare chi fa parte di pod e chat di like exchange può essere fatto in modo efficiente solo da una persona che capisce bene le dinamiche di questo mercato malato.

Negli ultimi mesi ti sei battuta per porre fine a questa vera e propria truffa.
Ormai è da più di un anno e la situazione nel frattempo è peggiorata esponenzialmente. Ho iniziato con la pubblicazione di un primo articolo dal titolo Instagram ha creato un mostro. Ho postato un secondo pezzo il 18 giugno, pubblicizzandolo attraverso le mie Instagram stories. Nel giro di pochi giorni ha raggiunto 35 mila visualizzazioni, è stato condiviso da migliaia di persone e ho ricevuto un’ingente quantità di messaggi da persone stanche, frustrate, schifate da questo sistema.

Come hanno reagito i media che hai contattato?
Molti dei giornalisti che hanno dato spazio alla mia prima denuncia, se così vogliamo chiamarla, ora preferito silenziarmi, affermando che ormai il tema della è fin troppo conosciuto. In realtà, a giudicare dal seguito che ho avuto sui miei canali personali, la situazione è molto diversa! Ho la sensazione che si stia cercando di insabbiare la verità, forse per la paura di andare contro il principale social network fotografico del momento o contro le aziende che investono così tanti soldi nell’influencer marketing.

Nel tuo progetto Quest for Beauty ricerchi il reale significato di bellezza: trovi che questo coincida con i canoni offerti dal mondo della rete?
Assolutamente no. Ormai Internet sta diventando sempre più simile a riviste di moda, dove tutto è patinato, editato, perfetto, posato, curato.

Come ti piacerebbe cambiare questo sistema?
La cura per questo meccanismo tossico (e mi riferisco in generale ai falsi standard proposti dai social) è semplice: Verità e Onestà.

Hai mai avuto a che fare con episodi di body shaming?
Io personalmente no, ma mi ricordo come, prima di iniziare Quest for Beauty, non riuscivo ad apprezzare il mio corpo: mi guardavo allo specchio e ricordo che pensavo «Come vorrei poter modificare la mia faccia con un po’ di Photoshop». La stessa cosa succedeva alle mie amiche, ma quando le sentivo parlare malissimo di se stesse, io le vedevo bellissime. Spesso siamo noi le nostre peggiori nemiche. Credo che coloro che si permettono di fare body shaming siano insicuri ed infelici del proprio corpo in primo luogo, persone superficiali e abbastanza vuote, intrappolate in apparenze effimere ed incapaci di guardare al di là di queste. La cosa più bella che sto imparando dal mio blog è che la bellezza non ha niente a che fare con l'aspetto fisico di una persona.

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