17 Luglio Lug 2018 1411 17 luglio 2018

Lucia Annibali ha attaccato Vincenzo Spadafora sui fondi contro la violenza sulle donne

«Per come l’ha messa il sottosegretario sembra che si tratti di ulteriori 20 milioni stanziati da questo Governo: ma l'iniziativa è del 2017, quando di Pari Opportunità si occupava la Boschi». Intervista una donna del Pd che conosce il tema.

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Violenza Donne Lucia Annibali Spadafora

Pochi giorni fa Vincenzo Spadafora, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega alle Pari Opportunità, ha risposto tramite il Corriere della Sera alla lettera, inviata allo stesso quotidiano, in cui una ragazza racconta di essere stata molestata e palpeggiata in un quartiere di Roma Est da un uomo di mezza età; di averlo poi inseguito, di aver chiesto aiuto ottenendo però un’indifferenza generale pesante più di un macigno (alla fine soltanto due adolescenti l’hanno aiutata a fermare il molestatore). Spadafora sottolinea l’«apatia collettiva» che sembra ormai regnare sovrana nel nostro Paese, la forza della tacita quanto intramontabile regola del «mi faccio i fatti miei», l’isolamento e la solitudine con cui le donne vittime di violenze e abusi spesso sono costrette a fare i conti (come se le violenze e gli abusi non bastassero).

LA STRADA È ANCORA LUNGHISSIMA

Nella sua lunga replica, fra l’altro, il Sottosegretario annuncia l’imminente firma di convenzioni che «assegneranno 20 milioni di euro a favore di 197 progetti che riguardano iniziative previste nel Piano strategico nazionale sulla violenza maschile contro le donne»; specifica che «molti di questi progetti riguardano il sostegno a centri antiviolenza che offrono protezione e cura alle donne vittime in tutta Italia» e fa sapere che nel corso di questa settimana incontrerà «le maggiori associazioni che si battono contro la violenza maschile sulle donne per concordare insieme la strategia e gli strumenti più efficaci». Sono indubbiamente notizie positive, anche se per certi versi rappresentano un amaro paradosso nel momento in cui vengono accostate al recentissimo sfratto del centro antiviolenza Marie Anne Erize di Tor Bella Monaca, uno dei quartieri più difficili di Roma; sfratto che segue quello della storica Casa Internazionale delle Donne e che, ancora una volta, è aggravato dal silenzio della sindaca Virginia Raggi. E come se non bastasse il 16 luglio è stata ufficializzata la decisione della Cassazione secondo cui, in caso di stupro, se la vittima si ubriaca non c’è aggravante. È lunga la strada da percorrere, ancora molto lunga. E quando si fanno simili passi indietro, c’è l’impressione che diventi infinita. Nonostante, appunto, le notizie positive.

LUCIA ANNIBALI, CHE CONOSCE BENE LA VIOLENZA SULLE DONNE

Tornando a Spadafora, bisogna dire che nel suo intervento non ha fatto presente che il suddetto finanziamento è riconducibile a un bando indetto dal Dipartimento Pari Opportunità durante il Governo Gentiloni e anche in attuazione della Convenzione di Istanbul: sono pervenute da tutta Italia oltre mille proposte progettuali e a febbraio è stata pubblicata online la graduatoria. Il Sottosegretario non ha neanche ricordato che il «Piano strategico nazionale sulla violenza maschile contro le donne 2017-2020» è stato voluto da Maria Elena Boschi (che allora aveva il suo stesso ruolo) e messo a punto, sempre sulla scia della Convenzione di Istanbul, da un gruppo di lavoro del Dipartimento per le Pari opportunità composto da ministeri competenti, Regioni, Forze dell’ordine e rappresentanti dell’associazionismo e del sindacato. Una vera e propria task force della quale ha fatto parte anche l’avvocatessa Lucia Annibali, oggi deputata per il Partito Democratico. Una donna che conosce bene la materia: tutti sono al corrente della sua storia, tutti sanno quale calvario ha dovuto sopportare da quando – era il 16 aprile 2013 - il suo volto fu sfigurato con l’acido da due uomini 'ingaggiati' dal suo ex compagno Luca Varani.

IL MERITO DEL LAVORO DI MARIA ELENA BOSCHI

Ebbene, la Annibali non ha affatto gradito le dimenticanze, definiamole così, di Spadafora. Insieme a Silvia Fregolent, responsabile Dipartimento Pari opportunità del Pd, ha diramato una nota nella quale il Sottosegretario viene definito «senza pudore» e si sottolinea che «sta semplicemente tagliando il nastro a una iniziativa messa in campo, in tutto e per tutto, dal precedente Governo grazie al lavoro della sottosegretaria Boschi. La cosa strana - proseguono le deputate dem - è che, solo pochi mesi fa, questo stesso identico progetto fu duramente criticato dai 5 Stelle e dal Fatto Quotidiano, mentre ora viene presentato come un fiore all’occhiello». Insomma, viene ribadita la validità del progetto ma si accusa l’attuale Governo di essersi appropriato «di una cosa non sua» e si invita Spadafora a evitare i «trionfalismi», anche perché non è stato ancora nominato il Capo Dipartimento e non sono state diffuse le precise linee guida che si intendono seguire in merito a questo tema così complesso e delicato. Poche ore prima della sentenza della Cassazione su cui ci siamo soffermati prima, abbiamo parlato con l’Onorevole Annibali.

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Geplaatst door Lucia Annibali op Vrijdag 13 juli 2018

DOMANDA: Spadafora si è preso meriti non suoi?
RISPOSTA:
Non ha specificato che quei 20 milioni di euro si riferiscono all’ultimo bando del 2017 indetto dal Dipartimento; inizialmente erano 10 milioni, poi la cifra è aumentata. Si tratta di un bando basato sulla stessa strategia del Piano antiviolenza, che a sua volta è trasversale, s’inquadra nei principi stabiliti dalla Convenzione di Instabul e cerca di coprire tutti i punti trattati da quest’ultima. Si articola infatti in sei linee di intervento: donne migranti e rifugiate, inserimento lavorativo delle donne vittime di violenza, supporto alle donne detenute che hanno subito violenza, programmi di trattamento di uomini maltrattanti, supporto e protezione delle donne sottoposte anche a violenza economica e progetti di sensibilizzazione, prevenzione e educazione.

D: Vi ha dato quindi fastidio che l’attuale Sottosegretario non abbia nominato Maria Elena Boschi, che ha dato il via a questo lavoro, e non abbia fatto cenno a tutto il percorso fatto in precedenza.
R: Spadafora sta dando attuazione a un bando del Governo precedente, passato al vaglio della Corte dei Conti. Naturalmente è necessaria la firma dell’attuale autorità politica, tuttavia sarebbe stato opportuno dare un’informazione più corretta. Sono arrivate moltissime richieste, la Commissione incaricata della selezione ha fatto un lavoro enorme passando in rassegna centinaia di progetti.

D: Lei ha partecipato in prima persona a questo percorso.
R: Sono stata la consulente della Sottosegretaria. Per come l’ha messa Spadafora, sembra che si tratti di ulteriori 20 milioni stanziati da questo Governo; dà l’idea che si tratti di un’iniziativa nuova e non è corretto. E vorrei anche far presente che nel Contratto di governo la violenza di genere non è trattata mai in modo specifico. Ci sono tre righe sul femminicidio, si fa riferimento a politiche repressive che riguardano esclusivamente la violenza sessuale. Ma la violenza sulle donne non è solo sessuale: c’è anche quella psicologica, c’è quella economica. Sono altrettanto gravi.

D: Di certo la repressione non può bastare, così come non è sufficiente concentrarsi sulla fase emergenziale.
R:
No, bisogna pensare anche al dopo. Nel Piano nazionale sulla violenza ci sono diversi interventi in tal senso; per esempio si prevedono accordi per l’autonomia abitativa e per l’inserimento nel mondo del lavoro. Si tratta di una strategia molto articolata, messa a punto nell’arco di un anno circa insieme a rappresentanti di vari ministeri istituzionalmente interessati alla tematica, alla Conferenza delle Regioni, all'Anci, alle Forze dell'Ordine, a una rappresentanza dell'associazionismo femminile e delle organizzazioni sindacali. Il Cnr ha inviato schede obiettivo ai ministeri e alle amministrazioni coinvolte. Per questo, in riferimento al bando di cui parlavamo prima, è fondamentale istituire al più presto una Cabina di Regia inter istituzionale tramite cui definire anche tutte le deleghe.

D: Insomma l’attuale Governo si trova con un lavoro già pronto.
R: Esatto. Sono stati fortunati: non devono fare grandi sforzi.

D: Lei riconosce comunque che si tratta di un buon progetto: può essere questo un motivo valido per ‘assolvere’ Spadafora?
R: Avrebbe dovuto parlar chiaro. In ogni caso, adesso sta a lui. Ripeto, è agevolato, ma ci deve mettere del suo. Indubbiamente noi avremmo voluto portare avanti un percorso fatto anche con sentimento, però non è possibile. Mi auguro che Spadafora dimostri anche la necessaria sensibilità.

D: Sono ancora tanti i fronti sui quali intervenire.

R: Decisamente. Nelle linee guida nazionali che io ho redatto personalmente, ad esempio, ci si concentra anche sulle donne che arrivano al pronto soccorso e quindi sull’attività delle aziende sanitarie ospedaliere. Inoltre è fondamentale che le Regioni e il Ministero della Salute costruiscano e mantengano un dialogo costante; i fondi stanziati dallo Stato vanno alle Regioni, ma le Regioni devono farne un buon uso. Ecco perché sono state progettate apposite schede per monitorare il loro operato.

D: Nella nota che Lei ha firmato con l’Onorevole Fregolent si sottolinea che il progetto di cui ha parlato Spadafora era stato criticato proprio dal Movimento 5 stelle.
R:
Ci riferiamo a un articolo polemico pubblicato sul Fatto Quotidiano in riferimento all’aggiunte di risorse per il bando.

D: Onorevole, quanto sono importanti le associazioni nella lotta alla violenza sulle donne?
R: Sono fondamentali, perché si occupano del problema da sempre, possono fornire una lettura anche culturale del fenomeno e segnalare tutte le criticità. Anche in questo caso, però, bisogna costruire un dialogo sulla fiducia.

D. Spesso, però, il mondo dell’associazionismo ha percepito le istituzioni come troppo lontane.
R:
Vero, in molti casi le associazioni non sono state sufficientemente coinvolte. Ma il Piano ha segnato una netta inversione di tendenza: è stato fatto, lo ribadisco, un lavoro di grande condivisione.

D: Spadafora ha parlato di incontri con i centri antiviolenza. E della necessità di arrestare i molestatori. Finora, però, non si è soffermato sul fatto che sono ancora troppe le donne a cui non viene dato credito, che si sentono sole dopo aver denunciato, che spesso si trovano a fare i conti anche con una serie di pregiudizi.
R:
Pregiudizi e anche giudizi. Purtroppo in molti casi si continua a vedere la donna non come un soggetto debole; si continua a credere che, nel caso di violenza, molestia o abuso se la sia andata a cercare. Accade negli ospedali, accade quando si sporge denuncia e nel corso dei processi penali. È accaduto anche a me. È come se ci fosse una sorta di inversione della prova, a causa della quale la donna deve dimostrare qualcosa in più. E convincere gli altri che le è successo qualcosa di grave e che no, non se l’è andata a cercare.

D: Ha detto che è accaduto anche a Lei: com’è possibile? Ciò che le è stato fatto aveva un’evidenza a dir poco brutale.
R: Eppure c’è la tendenza a ingenerare un disvalore relativo alla vittima anziché a chi commette il reato. Si cerca di minare la credibilità della persona offesa. La mia idea è che quello della donna maltrattata, violentata, sia considerata – anche se non sempre – un dolore di serie B. Ci sono i ma, i però, viene messa una serie di filtri. Ciò è dimostrato dal fatto che di violenza di genere, sostanzialmente, si parla ancora poco, solo in determinate occasioni. Invece se ne dovrebbe parlare regolarmente, come si parla di lavoro, di pensioni e via dicendo. Le donne che soffrono sono cittadine come tutti gli altri.

D: Quale può essere la soluzione?
R:
Innanzi tutto bisognerebbe comprendere che si tratta di un problema culturale. Deve cambiare la mentalità. Per questo motivo abbiamo costruito linee guida che prevedono moduli formativi finalizzati a partire da un giusto approccio quando si raccoglie il racconto della violenza. E questo giusto approccio devono averlo sia i dipendenti ospedalieri che le Forze dell’Ordine: in tal senso la situazione, per fortuna, sta migliorando.

D: Sulla sua pagina Facebook ha scritto che si impegna a vigilare affinché il lavoro fatto finora non si disperda e a proporre interventi normativi ad hoc. Ci vuole fare qualche esempio?
R:
Innanzi tutto ci sarà da monitorare l’aspetto civile di alcune situazioni e dei relativi interventi. L’affido condiviso dei due coniugi, per esempio, può andar bene come principio generale ma non se viene riconosciuta una situazione di violenza: in questo caso è pericoloso non solo per la donna ma anche per il figlio.

D: Pensa quindi che bisognerebbe abolire la mediazione obbligatoria?
R:
Non dico abolire, bensì rimodularla in base alla situazione. Per le separazioni con casi di violenza ci dovrebbe essere non solo una priorità di trattamento ma anche un ragionamento a parte. Soprattutto se ci sono dei minori. Tentare di ricomporre le liti in sede civile, in certi casi, non ha alcun senso.

D: Le brucia non poter più intervenire direttamente?
R:
Già dicono che il Pd rosica, per cui no… Non mi brucia. Anche se ovviamente dispiace lasciare un lavoro in cui si è investito tanto pure a livello emotivo. Però anche stando all’opposizione si può fare molto: monitorare, correggere, ma anche concretizzare interventi validi.

D. Quali sono, secondo Lei, le prime tre cose che l’attuale Governo dovrebbe fare per contrastare la violenza di genere?
R:
In primis restituire la Cabina di Regia come luogo politico in cui dar vita alle azioni che servono davvero e da lì, quindi, ripartire.

D: E le altre due?
R:
Non voglio dare suggerimenti al Governo. Che dimostrino di essere in grado. Chi governa deve metterci personalità e passare ai fatti: è facile parlare di violenza sulle donne, va bene indignarsi. Ma poi bisogna adottare le giuste misure.

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